Malformazioni: ecografia ‘efficace’ solo nel 50% dei casi


Dopo il clamore suscitato dalla vicenda del neonato – sopravvissuto ad una interruzione volontaria di gravidanza decisa per un sospetto di malformazione e poi morto allOspedale Meyer di Firenze per le conseguenze di una gravissima immaturità – da uno studio europeo emerge che oltre il 50% delle malformazioni non possono essere rilevate mediante ecografia effettuata intorno alla 20° settimana di gestazione.

La ricerca Euroscan – condotta presso l’Università di Strasburgo – ha analizzato ben 709 mila gravidanze portate a termine in un periodo di 2 anni e mezzo in mezza Europa. “I dati – ha affermato Tullia Todros, presidente della SIEOG (Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologica e Metodologie Biofisiche correlate) in un’intervista rilasciata all’Ansa – mostrano che il caso di falso positivo (ovvero la rilevazione di una malformazione in realtà inesistente) verificatosi per il piccolo nato a Firenze, sano, dopo un aborto alla 22° settimana per sospetta atresia dell’esofago, non è un’eccezione pur trattandosi di una eventualità non frequente: l’incidenza di questo tipo di errore va infatti, afferma l’esperta, dallo 0,02% (2 casi su 10.000) allo 0,5% (5 casi su 1.000). ”

“Più frequenti – prosegue l’esperta – sono invece i casi di falsi negativi da ecografia (malformazioni presenti e non riconosciute): circa il 50%, ovvero, solo una malformazione su 2 e’ evidenziata da questo esame. Un dato confermato dalla casistica medica: nell’ecografia alla ventesima settimana sono in media diagnosticate, ad esempio, il 75% delle malformazioni a carico del sistema nervoso centrale, il 50% di quelle polmonari, il 42% di quelle gastro-intestinali (come nel caso del piccolo di Firenze), il 67% dei disturbi del tratto urinario, ma solo il 24% delle malformazioni scheletriche e il 17% di quelle cardiache. ”

Ciò nonostante in Italia – sulla base dei dati raccolti dall’Istat nel biennio 2004-2005 su “Gravidanza, parto, allattamento al seno” nell’ambito dell’indagine multiscopo “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” – emerge un netto incremento del fenomeno di medicalizzazione della gravidanza e di sovrautilizzazione delle prestazioni diagnostiche. Mentre il protocollo nazionale raccomanda al massimo tre ecografie in caso di gravidanze fisiologiche, ben il 78,8% delle donne ha fatto oltre 3 ecografie con un ulteriore incremento rispetto

al dato già elevato del 1999-2000 (75,3%).

Aumenta anche la percentuale di donne che ha fatto 7 o più ecografie (dal 23,8% nel 1999-2000 al 29,0% nel 2004-2005). Sono soprattutto le donne seguite da ginecologi privati inclusi quelli che lavorano anche in ospedale a fare più di 3 ecografie nel corso della gravidanza (rispettivamente 81,7% e 81,0%). Molto elevato è il numero di donne che si sottopone a più di 6 ecografie nel Sud e nelle Isole (rispettivamente 32,4% e 34,4%).

La distanza tra quanto raccomandato dai protocolli nazionali e la media osservata non é certamente spiegata dalla piccola quota di gravidanze con disturbi gravi (22,7%). Il dato infatti è elevato non solo per le donne che hanno avuto gravidanze difficili, ma anche per quante hanno vissuto una gravidanza fisiologica. Infatti chi ha avuto disturbi gravi durante la gestazione ha un numero medio di ecografie effettuate (6,2) non molto diverso da quello medio complessivo (5,5) ed analogamente un numero medio di visite di poco superiore alla media.

Cosa fare allora? “Occorre – conclude Tullia Todros – eseguire gli esami consigliati senza eccedere inutilmente. Le ecografie previste sono essenzialmente due: entro la dodicesima settimana, per la rilevazione della sindrome di Down, e alla ventesima, per varie malformazioni; in caso di necessità, poi, un’ulteriore eco è consigliata alla 30° settimana”.

SIEOG


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