CeDAP 2004, fotografia del parto in Italia


Ed in netto contrasto con le stime che indicano il rischio di mortalità materna per cesareo da 2 a 4 volte superiore rispetto al parto naturale. A questo proposito è disponibile online la terza edizione della pubblicazione, riguardante l’analisi dei dati rilevati attraverso il flusso informativo del Certificato di assistenza al parto, istituito dal Decreto ministeriale n. 349 del 16 luglio 2001.

In estrema sintesi i dati CeDAP mostrano i seguenti risultati:

1. La rilevazione 2004, con un totale di 527 punti nascita, presenta una migliore copertura rispetto agli anni precedenti: ben il 29,1% di schede in più rispetto al 2002, un numero di parti pari all’86% di quelli rilevati attraverso la scheda di dimissione ospedaliera ed un numero di nati vivi pari all’85,2% di quelli registrati presso le anagrafi comunali. La qualità dei dati risulta buona per gran parte delle variabili, sia in termini di correttezza che di completezza.

2. L’88% dei parti è avvenuto in strutture di ricovero pubbliche, l’11,5% in case di cura private, accreditate e non, e solo lo 0,2% presso il domicilio della puerpera.

3. Per il 2004, circa il 12,4% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Le aree geografiche di provenienza più rappresentate, sono quelle dell’Europa dell’Est e dell’Africa (rispettivamente pari al 40% e 26% delle madri non italiane). L’età media della madre è di 31,8 anni per le donne italiane, mentre scende a 28,5 anni per le donne straniere. Il 44,6% delle puerpere ha una scolarità medio alta, il 39,4% medio bassa ed il 16% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (oltre il 54%). L’analisi della condizione professionale evidenzia che il 58,1% delle madri ha un’occupazione lavorativa, il 33,6% sono casalinghe e l’ 8,3% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione. La condizione professionale delle straniere che hanno partorito nel 2004 è per il 57,4% quella di casalinga a fronte del 60% delle donne italiane che hanno invece un’occupazione lavorativa.

4. Nel 91% dei casi la donna ha accanto a sé al momento del parto il padre del bambino, nel 7,6% un familiare e nell’1,4% un’altra persona di fiducia. La presenza di una persona di fiducia piuttosto che di un’altra risulta essere influenzata dall’area geografica.

5. Si conferma il ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica. In media, il 36,9% dei parti avviene con taglio cesareo; tale percentuale è più alta per i parti che avvengono in case di cura private (57,8% nelle accreditate e 74,2% nelle non accreditate) mentre negli ospedali pubblici si ricorre al cesareo nel 34,0% dei casi. Circa un terzo dei parti in cui il feto si presenta di vertice avviene, comunque con il taglio cesareo.

6. Nell’84,5% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre nel 72,4% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie. In media, inoltre, sono state effettuate più di 17 amniocentesi ogni 100 parti. Circa la metà delle puerpere di età compresa fra 40 e 49 anni esegue questa indagine diagnostica.

7. Per circa 5.700 parti si è fatto ricorso ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), in media 1,2 ogni 100 gravidanze. La tecnica più utilizzata è stata la FIVET-fecondazione in vitro e trasferimento embrioni nell’utero, seguita dal trattamento farmacologico per induzione dell’ovulazione.

8. L’1% dei nati ha un peso inferiore a 1.500 grammi ed il 5,7% tra 1.500 e 2.500 grammi. Il 99,3% dei nati ha riportato un punteggio Apgar a 5 minuti dalla nascita da 7 a 10.

9. Sono stati rilevati 1.415 nati morti corrispondenti ad un tasso di natimortalità, pari a 3,15 nati morti ogni 1.000 nati, e 2.969 nati con malformazioni. L’indicazione della causa è presente rispettivamente solo nel 25,5% dei casi di natimortalità e nel 60,0% di nati con malformazioni.


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