Dossier Gravidanza e Parto


In Italia – sulla base dei dati raccolti dall’Istat nel biennio 2004-2005 su “Gravidanza, parto, allattamento al seno” nell’ambito dell’indagine multiscopo “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” – il numero dei parti effettuati mediante taglio cesareo è infatti in costante aumento: 11,2% nel 1980, 27,9% nel 1996, 29,9% nel biennio 1999-2000, 35,2% nel periodo 2004-2005 (con un picco del 45,4% nelle regioni meridionali). Quest’ultimo, oltre ad essere il dato più alto fra i Paesi dell’Unione europea, è di 2 volte superiore a quello raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1985 (pari al 15%) ed è in contrasto con le stime che indicano il rischio di mortalità materna per cesareo da 2 a 4 volte superiore rispetto al parto vaginale.

Per quanto riguarda gli esami diagnostici le cose non vanno certamente meglio. Dai dati relativi al numero dei controlli eseguiti – raccolti dall’Istat nel biennio 2004-2005 – sembra emergere un ulteriore incremento del enomeno di medicalizzazione della gravidanza e di sovrautilizzazione delle prestazioni diagnostiche già osservato nel 1999-2000. Nel dettaglio, mentre il protocollo nazionale raccomanda al massimo tre ecografie in caso di gravidanze fisiologiche, ben il 78,8% delle donne ha fatto oltre 3 ecografie con un ulteriore incremento rispetto al dato già elevato del 1999-2000 (75,3%). Aumenta anche la percentuale di donne che ha fatto 7 o più ecografie (dal 23,8% nel 1999-2000 al 29,0% nel 2004-2005).

Sono soprattutto le donne seguite da ginecologi privati inclusi quelli che lavorano anche in ospedale a fare più di 3 ecografie nel corso della gravidanza (rispettivamente 81,7% e 81,0%) . Anche la percentuale di donne che ha effettuato 7 o più visite aumenta dal 52,7% nel 1999-2000 al 6,5%. Più frequentemente si sottopongono a 7 o più visite le donne che si rivolgono al ginecologo privato (60,1%) o privato che lavora anche in ospedale (58,2%). Il numero medio di visite mediche durante la gravidanza è stato pari a 7, più alto tra le donne con titolo di studio più elevato (laurea e

diploma rispettivamente 7,4 e 7,1) e più basso tra le donne con licenza elementare o nessun titolo di studio (6,2).

Si tratta di dati allarmanti – che testimoniano l’estrema medicalizzazione dell’evento nascita in Italia – recentemente confermati anche dal Rapporto CeDAP 2004 relativo ai Certificati di assistenza al parto a cura dell’Ufficio di Direzione Statistica della Direzione Generale del Sistema Informativo del Ministero della Salute. Dal Rapporto è infatti emerso che in Italia il 36,9% dei parti avviene con taglio cesareo, con una percentuale più alta per i parti che avvengono in case di cura private (57,8% nelle accreditate e 74,2% nelle non accreditate) mentre negli ospedali pubblici si ricorre al cesareo nel 34,0% dei casi.

Non solo. Nell’84,5% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4, mentre nel 72,4% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie. In media, inoltre, sono state effettuate più di 17 amniocentesi ogni 100 parti. Circa la metà delle puerpere di età compresa fra 40 e 49 anni esegue questa indagine diagnostica. Non solo. Per circa 5.700 parti si è fatto ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita (Pma): in media, 1,2 ogni 100 gravidanze. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro e trasferimento di embrioni nell’utero, seguita dal trattamento farmacologico per induzione dell’ovulazione.

Istat – Gravidanza, parto, allattamento al seno

Rapporto Cedap 2004


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