Online www.tuteliamocilparto.it


In difesa di una nascita sicura, naturale e non medicalizzata. Ma anche per chiedere al Parlamento la modifica della legge “Norme per la tutela dei diritti della partoriente, la promozione del parto fisiologico e la salvaguardia della salute del neonato” già approvata dalla Commissione Affari Sociali della Camera e che presto sarà discusso in Parlamento. Sono questi gli obiettivi di “Tuteliamoci il parto”, la rete che riunisce ostetriche, medici, psicologici, educatrici, associazioni, mamme – e naturalmente papà – uniti dalla volontà di salvaguardare la gravidanza e la nascita dagli eccessi della medicalizzazione. Che oggi ha anche un sito Internet, online all’indirizzo: www.tuteliamocilparto.it.

“In particolare – afferma in una nota la Rete – per quanto riguarda il testo di legge sul parto, i diritti e i bisogni della

partoriente durante il travaglio e il parto vengono letteralmente subordinati i suoi bisogni ‘alle esigenze di reparto’. Allle donne, infatti, non è garantito di:

– poter essere accompagnate dal padre del nascituro o da una persona di fiducia;

– scegliere in libertà le posizioni di travaglio e di parto che, come riconosciuto da evidenze scientifiche, favorisce il

decorso fisiologico e riducono il dolore;

– tenere il proprio bambino sempre con sé;

– non essere sottoposte a procedure “dannose in condizioni di normalità e fisiologia” come il monitoraggio elettronico

continuo, induzione e accelerazione del travaglio, episiotomia (secondo quanto raccomandato dall’Organizzazione Mondiale

della Sanità)”.

E prosegue: “Poiché il disegno di legge non differenzia l’assistenza al parto fisiologico, che riguarda la maggior parte

delle donne, da quella al parto in condizioni di patologia, assegna ai medici “la responsabilità” dell’intero percorso della

gravidanza e della nascita (articolo 8), escludendo le ostetriche da un ruolo autonomo e attivo sul parto, come accade da sempre e come previsto peraltro da altre leggi”.

“Non siamo contrari – conclude la nota – alla gratuità dell’anestesia epidurale né al suo uso, ma riteniamo necessario che le partorienti siano bene informate sui rischi e sui benefici. Il nostro dubbio è: sarà forse più semplice e redditizio per le strutture ospedaliere fare l’epidurale anestetizzando le partorienti, anziché circondarle di attenzione, assistenza continua e personalizzata?”


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