Uno sportello in difesa dei baby-consumatori


“Caro bimbo, ma quanto mi costi?” Alzi la mano quella mamma che non si è posta – almeno una volta nella vita – questa fatidica domanda. Del resto è inutile negarlo: non è solo il latte in polvere a costare di più in Italia. Da noi tutta la spesa per il bimbo è più cara che nel resto d’Europa: dagli omogeneizzati alle pappe, dai pannolini ai vestitini, dai giocattoli ai prodotti per l’igiene, dai farmaci alle visite dei pediatri. E quando i figli crescono le cose non migliorano di certo. Eppure basterebbero un po’ di attenzione e le giuste informazioni per operare – anche nel campo degli acquisti per i più piccini – scelte consapevoli e all’insegna del risparmio. Ed è proprio per venire incontro a queste particolari esigenze che è nato a Pisa – ma operante in tutto il territorio nazionale – lo sportello SOS Mamma: un luogo di incontro nato per offrire alle mamme – e naturalmente ai papà – gli strumenti necessari per trasformarsi in consumatori critici, che guardano con attenzione mentre scelgono per i propri figli, perché conoscono le relazioni che collegano il sistema dei consumi con l’ambiente, la società, l’economia, l’etica.

SOS Mamma è intervenuta sulla vicenda della ‘schedatura’ delle neo-mamme: “Si tratta dell’ennesimo vergognoso esempio di quanto la nostra associazione va denunciando da anni: in Italia si spendono cifre da capogiro e si ricorre ad ogni mezzo per convincere i genitori all’acquisto. Del resto entrare nei data-base delle aziende che producono prodotti per l’infanzia è semplicissimo: basta che la futura mamma sottoscriva la fidelity card di un negozio specializzato in puericultura o si abboni ad una rivista per future mamme, e si mette in moto un meccanismo pubblicitario perverso, fatto di invii di opuscoli, guide all’acquisto, campioni omaggio e quant’altro. Un meccanismo che, naturalmente, si intensifica ulteriormente dopo la nascita del bambino e che ha un solo obiettivo: quello di vendere il più possibile, anche se l’oggetto in fondo non serve o è superfluo.”

“Il problema – prosegue SOS Mamma – è che spesso questi prodotti sono inutili, se non addirittura dannosi per la salute di mamme e bambini. Un esempio su tutti sono i prodotti sostitutivi del latte materno: a cosa serve inviare pubblicità e buoni sconto di latte in polvere se la mamma sta allattando al seno? Oppure recapitare campioni omaggio di omogeneizzati etichettati a partire dal 4° mese, quando l’OMS raccomanda di allattare al seno i neonati, in modo esclusivo, almeno fino al sesto mese compiuto? Inoltre, basta guardare le pagine di queste riviste o sfogliare gli opuscoli inviati alla mamme – pieni zeppi di biberon e aggeggi per l’alimentazione artificiale del bambino – per accorgersi che l’importanza dell’allattamento materno è espressa solo a parole: nei fatti i produttori di alimenti per l’infanzia cercano solo di ritagliarsi nuove fette di mercato.”

“Oltretutto – conclude SOS Mamma – molti genitori non riflettono sul fatto che opuscoli, campioni e prodotti omaggio in realtà hanno un costo. Tutta questa pubblicità, infatti, si riflette per forza di cose sul prezzo finale del prodotto: non è un caso che in Italia latte artificiale, pappe, omogeneizzati, pannolini, prodotti di bellezza e via dicendo sono molto più cari che nel resto d’Europa. Eppure basterebbero un po’ di attenzione e consapevolezza per limitare i danni ed evitare che la spesa per i più piccoli si trasformi in un vero e proprio salasso per le tasche dei neo-genitori.”

Per maggiori informazioni, consigli o per segnalare abusi e comportamenti scorretti nella pubblicità degli alimenti per l’infanzia BambinoNaturale.it – in collaborazione con gli esperti dello sportello SOS Mamma – mette a disposizione dei propri utenti un servizio di consulenza online completamente gratuito. Clicca qui per usufruire del servizio!


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