Fumo: ecco i risultati della campagna ‘Noi non dobbiamo fumare’


Una legge datata che – stando ai risultati dei questionari – il 76,2% degli intervistati giudica ‘insufficiente’ per aiutare i ragazzi a non iniziare a fumare, se non viene adeguatamente supportata dall’indispensabile ruolo che hanno i genitori su questo tema. Sono questi i dati più importanti che emergono dal questionario distribuito ai visitatori della campagna di sensibilizzazione ‘Noi non dobbiamo fumare’ organizzata dal Moige – Movimento Italiano Genitori e dalla Fit – Federazione Italiana Tabaccai.

La campagna, partita nel giugno 2006, e dunque al suo secondo anno, ha concluso il suo II tour nelle regioni italiane a luglio di quest’anno: durante questo anno sono stati distribuiti oltre 3 milioni di depliant, circa 5.000 persone sono salite sull’autobus della prevenzione (nella foto) e il sito internet ha avuto, mediamente, circa 4.000 visitatori al mese. Oggi, dopo la fase di raccolta ed elaborazione dei dati raccolti, sono disponibili i risultati del questionario effettuato durante il tour su un panel di 762 adulti, uomini e donne, fumatori e non, distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Il dato che spicca, più di ogni altro, è proprio la bassa conoscenza della legge che vieta ai minori di 16 anni di acquistare sigarette: uno su tre, prima della campagna del Moige, ignorava questo divieto. Un dato che contrasta con la ben più elevata conoscenza della materia degli ‘addetti ai lavori’, i tabaccai, che, secondo un’indagine Swg per Moige svolta su 400 tabaccai, dimostravano di conoscere la legge nel 98% dei casi. Dati che, se messi a raffronto, aiutano a capire perché, prima della campagna – secondo una ricerca Swg per Moige su 5.000 genitori con figli adolescenti (11 – 17 anni) – il 47% dei minori sia stato mandato da un famigliare ad acquistare sigarette nonostante la legge non lo permetta.

Dalle risposte ai questionari compilati nel corso della campagna, emerge anche che il 76,2% del campione ritiene che la legge, così formulata, non possa bastare affinché i ragazzi al di sotto dei 16 anni non inizino a fumare. Una considerazione che appare chiara soprattutto alla luce di un’altra risposta: secondo il 61,4% del campione ad essere ‘indispensabile’ per la prevenzione del tabagismo in età giovanile è il ruolo della famiglia, che solo nel 13,3 per cento dei casi viene definito ‘superfluo’.

Ma qual è l’atteggiamento degli adulti del campione di fronte all’eventualità che i propri figli fumino? Tra gli adulti non fumatori prevale un atteggiamento aperto al dialogo: il 54,4% risponde che ‘aiuterebbe il figlio a capire che il fumo è nocivo’, mentre un 12,8% dichiara che ‘non potrebbe tollerarlo’. Solo il 6,45 di quanti non fumano afferma che non sarebbe infastidito se il figlio fumasse. Più tolleranti gli adulti fumatori; il 10,9% non proverebbe fastidio nell’avere un figlio che fuma. Anche tra i fumatori, tuttavia, c’è un 15,4% che pur avendo il ‘vizio’ pretende che i figli non facciano altrettanto.

Per maggiori informazioni: www.noinondobbiamofumare.it


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