Anche i bambini si vestono eticamente


I bambini se la godono proprio. Stanno al calduccio, sorridono a delle immagini indistinte e possono scegliere tra centinaia di tutine in materiali naturali.

Come le pappine biologiche infatti, anche i vestiti in cotone biologico cominciano a diffondersi. Potete comprarli nei grandi magazzini oppure on line. Sono adatti ai pannolini di cotone e non hanno i bottoni i bottoni automatici in nickel, un materiale potenzialmente allergenico. Sembra che i genitori ormai siano bene informati: la produzione di cotone non biologico assorbe fino ad un quarto della quantità globale di prodotti chimici usati in agricoltura, e molte fibre sono trattate con ogni tipo di stanze tossiche, dagli additivi ignifughi alla formaldeide. Chi sarebbe così folle da mettere la pelle di un bambino a contatto con questi veleni?

Però non appena i bambini cominciano a camminare, li vestiamo con vestiti sintetici di dubbia provenienza, magari imbevuti nel teflon (il materiale per rendere le padelle antiaderenti) e con tanto di logo in materiale plastico impresso a caldo. Molti dicono che non si può dare la colpa ai genitori, che non hanno molte alternative. E in effetti, il problema è che i rivenditori non offrono ai clienti vestiti di tessuto biologico. I commercianti sono convinti che i consumatori, preoccupati dall’aumento dei prezzi, pensano che i vestiti di taglie piccole devono costare meno degli altri. Fino a qualche tempo fa poi c’era un altro problema: per evitare l’uso di tinture inquinanti e dannose per l’ambiente i tessuti biologici erano solo giallini o bianchi. Perciò non piacevano molto ai clienti più giovani, che in genere preferiscono colori più accesi. Una multinazionale che produce cartoni animati e film per bambini ha superato l’ostacolo mettendo in commercio una linea di abiti fatti con cotone che cresce naturalmente colorato in sfumature verdi, marrone e beige.

Non bisogna scordare però che questi capi vengono confezionati soprattutto in Asia, dove è difficile verificare in quali condizioni si lavora nelle fabbriche. Probabilmente dopo la caduta di alcune barriere commerciali formalizzata a febbraio, il mercato sarà ulteriormente inondato di capi a basso costo. Eppure i vestitini etici dovrebbero essere proprio quelli preferiti dai genitori, dato che i bambini non hanno bisogno di capi eleganti. Magliette e jeans vanno benissimo, e in entrambe i casi esistono tante ditte di abbigliamento per i più piccoli che hanno scelto i tessuti biologici.E sono in aumento anche le linee per i più grandicelli. Riciclare e riusare i vestiti per i più piccoli, inoltre, è una buona abitudine che dovrebbe essere incentivata. Su internet ho scoperto un sito che organizza scambi di capi per bambini tra chi abita nell’east end di Portland, in Oregon. I sostenitori dell’iniziativa dicono che sono stati così tanti i vestiti in circolazione che hanno deciso di non comprarne più di nuovi. E visto che una buona parte dei 990 milioni di capi di abbigliamento buttati via nel 2007 in gran Bretagna sono indumenti per bambini, adottare la stessa filosofia di Portland dovrebbe essere facilissimo.

Traduzione dell’ articolo di Lucy Siegle, The Observer, Gran Bretagna

Approfondimenti:

www.Zerorelativo.it: sito per riutilizzare, riciclare, scambiare o barattare l’attrezzatura per il tuo bambino.


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