Quando tuo figlio respira con la bocca


Sempre più bambini in età scolare respirano abitualemente con la bocca invece che col naso. Si tratta di bambini che passano buona parte dell’anno, soprattutto i mesi autunnali e invernali, in compagnia di patologie cosiddette da raffreddamento (raffreddori, influenza, otiti, tonsilliti, adenoiditi), e i mesi primaverili spesso in preda a rinosinusiti allergiche. Di fatto, per l’intasamento cronico delle vie aeree, non possono che respirare con la bocca, soprattutto di notte, quando il fenomeno si accompagna anche ad apnee e roncopatie.

Il fenomeno della respirazione orale, reso riconoscibile anche da connotati facciali ben precisi che si sviluppano con la crescita del bambino (la cosiddetta “facies adenoidea”), come dicevamo, è sempre più in aumento, parallelamente ad altri fenomeni ad esso associabili, quali le allergie, le intolleranze alimentari e i disturbi neurocognitivi e comportamentali.

Motivo e origine di tale diffusione sono tutti i cambiamenti socio-ambientali che hanno accompagnato l’era industriale, disturbando il fisiologico rapporto tra mamma e neonato, e gettando le basi per un disadattamento psico-neuro-endocrino-immunitario precoce, di cui la respirazione orale è un sintomo rapido a manifestarsi.

Di tutti questi cambiamenti facciamo qui un riepilogo:

– le tensioni emotive e i farmaci sintetici (compresi alcolici, fumo, e altri agenti “nervini”) utilizzati dalle mamme (ma anche dai papà) prima e durante la gravidanza;

– il taglio prematuro del cordone ombelicale;

– l’allattamento al seno inferiore ai due anni;

– l’abitudine a cibi molli, cotti e artificiali sin dal primo anno di età;

– l’uso abituale di farmaci sintetici (antibiotici, vaccini ecc) sin dal primo anno di età;

– l’uso abituale di strumenti in grado di deviare e alterare la normale evoluzione della coordinazione dei muscoli della faccia e della respirazione (ciuccio, biberon);

– l’assenza abituale dei genitori per lavoro e la mancanza di contatto epidermico tra bambini e genitori, con conseguente origine di sensi di inadeguatezza e d fragilità dell’io nel bambino;

– la riduzione eccessiva o addirittura l’assenza di contatto con gli stimoli fisici naturali ( raggi solari, vento, terra ecc. ), sia perché i bambini vengono vestiti troppo e con indumenti sintetici, sia perché nelle grandi città scarseggiano prati dove giocare e aria pulita da respirare, sia perché le mamme hanno il timore che i bimbi si raffreddino o si sporchino;

– la riduzione eccessiva fino quasi all’assenza di movimento e di sport nel bambino moderno;

– la riduzione della qualità vitale dell’aria e dell’acqua nelle grandi città.

Tra tutti questi buoni motivi per respirare con la bocca invece che col naso segnaliamo i due fattori strategici:

– l’allattamento al seno inferiore ai due anni;

– l’utilizzo a lunghissimo termine di surrogati del capezzolo naturale (ciucci e biberon, ma anche il dito da succhiare) che modificano l’assetto neuromuscolare della lingua, dei muscoli facciali e dei muscoli respiratori accessori obbligando il bambino ad imparare nuove strategie i movimento, tra cui la respirazione con la bocca invece che col naso.

Un breve identikit per identificarlo facilmente:

– sta sempre con le labbra socchiuse o francamente aperte;

– tende a crescere “con la faccia lunga”;

– Passa i mesi invernali (o tutto l’anno) in compagnia di malattie caratteristiche, come raffreddori, otiti, tonsilliti, adenoiditi, asma, allergie, campi di disturbo (intolleranze) alimentari;

– può essere più o meno francamente iperattivo ed estremamente magro o viceversa piuttosto paffutello e lento, calmo, posato;

– Di notte tende a russare o a dormire a bocca aperta;

Per ulteriori informazioni e per i consigli preventivi e terapeutici del caso invitiamo a consultare il sito dell’AIPRO – Associazione Italiana per la Prevenzione della Respirazione Orale,

www.aipro.info

A cura di Andrea Di Chiara, odontoiatra e presidente AIPRO – Associazione Italiana per la Prevenzione della Respirazione Orale


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