A Milano un braccialetto con microchip identifica i neonati


Nei reparti di Neonatologia e Nido dell’Ospedale dei Bambini ‘Vittore Buzzi’ di Milano fino a poco tempo fa venivano usati braccialetti convenzionali, fatti indossare dalla mamma e dal neonato, sul quale era riportato a mano con un pennarello un numero identificativo corrispondente al numero di accettazione della madre al momento del ricovero. Tale braccialetto accompagnava mamme e neonati dal momento del parto fino alla dimissione dal reparto. Il sistema era sufficientemente sicuro, ma ulteriormente migliorabile in relazione alla sicurezza e alla certezza degli operatori, passibili di sviste nella lettura di una sequenza numerica scritta a mano.

Ma come si può essere certi che il neonato non venga ‘scambiato’ con un altro? L’Ospedale Buzzi voleva poter garantire in modo inequivocabile l’identificazione e l’associazione certa madre – neonato. A tal fine aveva bisogno di avvalersi di un sistema flessibile e semplice da utilizzare, in grado di integrarsi in maniera trasparente con i sistemi informativi già presenti, capace di ottimizzare la tracciabilità e il monitoraggio dei dati, incrementare l’automazione dei processi e ridurre le casistiche di ‘mal practice’.

Tutte le mamme e tutti i neonati sono quindi stati dotati di un braccialetto che ha al suo interno un tag RFID – acronimo di Radio Frequency IDentification – nel quale sono riportate tutte le informazioni necessarie a identificarli. Si tratta di una tecnologia per l’identificazione automatica di oggetti, animali o persone. Il sistema si basa sulla lettura a distanza di informazioni contenute in un tag RFID usando dei lettori RFID.

Ogni tag RFID sarà costituito da: un microchip che contiene dati (tra cui un numero univoco universale scritto nel silicio); una antenna; può essere dotato o meno di una batteria. Il personale ospedaliero in ogni momento può leggere le informazioni racchiuse nei braccialetti delle mamme e dei neonati e associare in modo immediato e certo ogni mamma con il suo bambino, e associare a essi la cartella clinica cartacea, riducendo drasticamente ogni possibilità di errore.

La soluzione implementata si è rivelata vincente nel diminuire i margini di errore e le casistiche di ‘mal practice’ all’interno dei reparti in cui è stata introdotta. L’introduzione dei braccialetti Rfid è stata recepita positivamente da parte degli operatori coinvolti, che non hanno segnalato alcun problema, né in termini di difficoltà operative né di accettazione, ma anzi ha contribuito in maniera significativa anche a valorizzare e responsabilizzare sempre di più le risorse interne.

E le mamme e i bambini dell’Ospedale dei Bambini ‘Vittore Buzzi’ di Milano? La loro opinione non è nota, ma siamo certi che i lettori di BambinoNautarale non mancheranno di esprimere le proprie perplessità di fornte a questa ennesima soluzione tecnologica che poco o nulla ha a che fare con la naturalità della nascita.


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  • alessandra

    … a proposito di “bambini psicoprogrammati”..! Si comincia subito!!!! Commento molto negativo.. visto che con la pratica del rooming in è praticamente impossibile che una mamma perda di vista il suo bambino, che bisogno c”è? E poi: quanto costa tutto questo all”ospedale? Non credo che i soldi nelle asl avanzino…. saluti a tutti