Free birth: il parto non assistito


Potrebbe sembrare ad alcune donne uno scenario da incubo: una donna che sente arrivare il dolore del travaglio e in casa è presente solo il suo compagno, nessuna ostetrica e nessun altro aiuto medico. Si tratta invece di una libera scelta da parte di alcune donne inglesi, che hanno dato alla luce il loro bambino confidando solamente nelle loro stesse forze.

“E’ stata un’esperienza spirituale” dice una delle donne che ha partorito da sola il suo secondo bambino. Il primo parto è stata un’esperienza traumatica: sentivo di avere perso il controllo in ogni mio processo di decisione e avevo perso completamente la fiducia nelle ostetriche. Il personale medico sembrava molto più interessato alla propria strumentazione che non alla mia capacità di affrontare la situazione. Per il secondo parto allora ho pensato che volevo sentirmi più coinvolta in questo avvenimento: il corpo di ogni donna è in grado di affrontare questo evento fisiologico in modo autonomo. Volevo che si trattasse di una cosa mia. Si tratta di un evento che fa parte della vita di ogni donna, ma in ospedale è presente un’ipermedicalizzazione, che molto spesso porta la donna a considerarlo non un suo traguardo, ma un risultato ottenuto dal personale medico. Trovo che spesso le ostetriche abbiano perso l’aspetto empatico e di cura che fa parte del loro lavoro”.

Non sorprende che il personale medico e i ginecologi siano totalmente contrari al parto non assistito che espone la donna ed il nascituro a possibili rischi. Se da una parte in Inghilterra ci sono donne che hanno deciso di far valere il loro self empowerment tramite il parto non assistito, dall’altra parte invece in Uk i reparti di ostetricia non godono di ottima fama. Secondo il collegio delle ostetriche, i reparti sono sottodimensionati e soffrono di carenza cronica di personale.

Chi opta per un parto in casa va incontro ad ingenti spese se volesse avvalersi dell’ausilio di un’ostetrica indipendente: il parto in casa in questo caso può arrivare a costare ben 3000 sterline. Alcune donne decidono per questo di chiamare un’ostetrica dell’ospedale, in alcuni casi però alla chiamata l’ostetrica ha negato il suo aiuto dichiarandosi troppo stanca per affrontare il viaggio. A quanto pare a fronte dell’innalzamento dei tassi di crescita il numero delle ostetriche non è aumentato ed alcune di loro si trovano a svolgere dei turni massacranti, a volte addirittura di più di 12 ore continuative.

Secondo un recente sondaggio il giudizio delle neo-madri all’uscita del ricovero in ospedale sul trattamento ricevuto è pessimo e i tagli di finanziamento denunciati dal collegio delle ostetriche sui costi dei reparti di ostetricia sono ingenti. Dichiarandosi comunque contrarie ai parti non assistiti in casa, le ostetriche si augurano che la performance degli ospedali migliori. L’approccio interventista sta causando molti problemi, lasciando le donne traumatizzate dopo una nascita. Le ostetriche stanno perdendo la loro capacità di seguire delle nascite “naturali”, molto spesso sono preparate per un parto ostetrico, focalizzandosi su procedure ed interventi, hanno bisogno invece di imparare a seguire un parto in casa o in ospedale e ad avere fiducia che il travaglio prosegua naturalmente.

Lo scorso 9 luglio Channel 5 ha dedicato un’intera trasmissione al parto non assistito, intitolata Nascite fuori legge.

Fonte: www.independent.co.uk


Potrebbero interessarti anche


  • barbara bs

    La mia terza figlia, Giada Lien, e” nata con parto non assistito in casa nostra in provincia di milano, ad aprile 2008. Una scelta consapevole.

  • Anna

    E” possibile contattare persone che hanno fatto questa esperienza?