I rischi dei succhi di frutta: meglio il faidate


Cattive notizie per gli amanti dei succhi di frutta, dissetanti e rinfrescanti specie d’estate. A dispetto della convinzione comune che facciano bene, i succhi aumenterebbero di ben il 18% le possibilita’ di ammalarsi di diabete di tipo 2, quello di origine alimentare. E’ la scoperta della scuola di salute pubblica di Tulane, New Orleans, pubblicata su Diabetes Care. Secondo lo studio, le donne che vogliono evitare il diabete devono mangiare tre porzioni di frutta al giorno, o una aggiuntiva di spinaci, cavolo verde o insalate a foglie verdi: in questo modo si riduce del 18% il rischio di ammalarsi.

Il problema e’ nel succo di frutta: tra le oltre 71.000 donne coinvolte nello studio in 18 anni, si e’ scoperto che quelle che consumavano succhi di frutta avevano praticamente annullato i benefici della frutta e delle verdure mangiate coscienziosamente, di fatto rialzando del 18% il rischio diabete.

Il capo dei ricercatori, Lydia Bazzano, non si stupisce: “Il succo di frutta contiene un grande carico di zucchero ed e’ in forma liquida, viene assorbita rapidamente”. E’ bene, avvertono gli scienziati, “avere molta cautela nel sostituire alcune bevande con i succhi di frutta, convinti che facciano bene. Spesso e’ meglio la frutta vera”.

Le alternative alle bibite industriali sono tante. Ecco alcune semplici ricette per farle in casa:

1) Succhi di casa. Fare in casa le spremute fresche di arance italiane (magari comprate con un Gas-Gruppo di acquisto e magari rosse, più buone eppure meno desiderate) è facile, non richiede macchinari (viva lo spremiagrumi manuale) ed è possibile per molti mesi all’anno. Non è poi difficile fare i succhi – di pesca o albicocca, di mela o pera – in casa (vedere su internet o consultare il manuale Le ecoconserve di Geltrude di Stampa alternativa). Una manna per la vista è il succo di mirtillo: acquistare le bottigliette concentrate da diluire sembra costoso ma il prodotto finale diluito ha in litri lo stesso prezzo di una bibita chimica in lattina.

2) La nostra gassosa-nature. Ecco la gassosa naturale autoprodotta e senza brevetto: emulsionare in un bicchiere metà miele e metà limone, poi versare in una bottiglia dal tappo a scatto, riempirla d´acqua e aggiungervi i frizzanti preparati per acqua da tavola; agitare per un po´ ed è fatta.

3) Liquirizia delizia. Squisitezza energetica estiva la «bibita di liquirizia» a freddo: schiacciarne con le pinze da elettricista due bastoncini (di cui fare una scorta grazie a un viaggio in Abruzzo o Calabria o a ordini attraverso gruppi d’acquisto), e immergerli nell’acqua di una caraffa; in frigo per una notte, poi mescolare e servire. I due bastoncini bastano per più di una preparazione.

4) The per tutti i gusti. Il tè freddo, verde o nero, aromatizzato con zenzero a fettine sottili sottili o limone, perché comprarlo già fatto e conservato in bottiglie o bicchierini? Lo facciamo in poco tempo a casa, lo raffreddiamo e ce lo portiamo ovunque in thermos o borraccia!

5) Certo esistono bibite scure e chiare non multinazionali. Alcune – come chinotto, spuma, cedrata, gassosa – sono italianamente storiche e indubbiamente gustose, ma hanno analoghi problemi di involucro e zero nutrimento. Meglio allora il guaranito, la prima soda del commercio equo, prodotta con estratto secco di guaranà dell’Amazzonia brasiliana, zucchero integrale di canna e nient´altro. Testimone di biodiversità, sostegno all’economia degli indios, energetico. Si preparano moltissimi bicchieri con una bottiglia di sciroppo, da preferire indubbiamente alla lattina o alla bottigliona già pronta. (Ricette faidate da www.greenreport.it)


Potrebbero interessarti anche