Primo anno di vita: un periodo ancora a rischio


Nonostante i grandi progressi di questi ultimi decenni il primo anno di vita, e in particolare il primo mese, rappresenta ancora un periodo a rischio. Ogni anno in Europa circa 25.000 bambini nascono morti, e altri 25.000 muoiono entro i primi 12 mesi; tra quelli che sopravvivono, circa 90.000 presentano malformazioni di origine congenita, e altri 40.000 hanno disabilità gravi. Persistono importanti diseguaglianze sia tra i diversi Paesi europei che all’interno dello stesso Paese. Inoltre, gli stessi progressi scientifici e tecnologici che hanno permesso l’aumento della sopravvivenza portano con sé nuove complessità: basti pensare al diffondersi delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, con aumento dei parti multipli (gemellari e plurigemellari) a maggior rischio di nascita pretermine.

Ecco i risultati principali:

Mortalità infantile: numero di morti nel primo anno di vita per 1000 nati vivi. Varia da 3 per 1000 in alcuni Paesi scandinavi (Svezia e Norvegia) a 8.1 in Lituania e 9.4 in Lettonia (4 per 1000 in Italia).

Mortalità neonatale: numero di morti nei primi 28 giorni di vita per 1000 nati vivi. Varia da circa 2 per 1000 in Svezia e Norvegia a 4.9 in Polonia e 5.7 in Lettonia (2.8 per 1000 in Italia).

Mortalità fetale e natimortalità: numero di nati morti per 1000 nati totali (vivi e morti). Partendo, per motivi di confrontabilità, dalle 28 settimane di età gestazionale in avanti, la natimortalità varia da circa 2 per 1000 nella Slovacchia e in Finlandia a 4.9 in Lettonia (3.7 per 1000 in Italia).

Basso peso alla nascita: percentuale di nati vivi con un peso alla nascita inferiore a 2500 gr. Può essere associato a nascita pretermine, ritardo di crescita in utero, o entrambi. Varia da circa 4% in Svezia, Finlandia ed Estonia a 7.4% in Spagna, 8.3% in Ungheria, 8.5% in Grecia (6.7% in Italia). L’evidente squilibrio tra il Nord e il Sud dell’Europa solleva problemi sulla adeguatezza di una identica definizione per popolazioni diverse.

Nascita pretermine: percentuale di nati vivi con età gestazionale inferiore a 37 settimane compiute. Varia da 5.3% in Lituania, 5.6% in Finlandia, 5.7% in Lettonia fino a 8.9% in Germania, 11.4% in Austria e 12.2% nella Repubblica Ceca (6.8% in Italia). Una diversa frequenza di nascite gemellari può in parte essere responsabile di queste differenze.

Paralisi cerebrale: riguarda circa 2 bambini su 1000, ed è spesso associata a nascita pretermine o eventi perinatali avversi. La variabilità in Europa è tra 1.04 a 2.5 per 1000 nati vivi. La prevalenza inoltre aumenta al diminuire del peso alla nascita: 1.1 per 1000 per un peso superiore a 2500 gr; 8.9 per la classe 1500-2499; fino a 48% al di sotto dei 1500 gr.

Parto cesareo: varia dal 14% di tutti i parti in Slovenia e 15% in Olanda fino a 33% in Portogallo e quasi 38% in Italia.

Episiotomia: incisione chirurgica per allargare il canale del parto. Varia da meno del 10% dei parti vaginali in Danimarca, al 14% in Galles e 16% in Inghilterra, fino al 52% in Italia, 60% nella Repubblica Ceca, 63% in Belgio, e 82% in Spagna.

L’Italia occupa una posizione nel complesso buona, in linea con quelle degli altri Paesi occidentali, per la maggior parte degli indicatori di salute analizzati. Il nostro Paese si differenzia maggiormente, invece, per alcuni indicatori di utilizzo dei servizi sanitari. Ad esempio, abbiamo un tasso piuttosto elevato di episiotomie (52% dei parti vaginali), superati in questo soltanto dalla Repubblica Ceca, Belgio e Spagna. E soprattutto, abbiamo in assoluto il tasso di parti cesarei più alto in Europa (37.8% nel 2003): un dato spiegabile solo parzialmente con l’alta percentuale di nascite da donne di 35 anni o più (24%). L’alta frequenza del parto cesareo in Italia si conferma anche per i dati più recenti (37.3% nel 2005), con una grande variabilità tra le regioni: 22.5% in Valle d’Aosta, 24% circa in Friuli e Toscana, 42% in Lazio, 52.8% in Sicilia, e 59.6% in Campania).

Ulteriori approfondimenti:

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