Chirurgia estetica dopo il parto?


Si tratta di una serie di interventi di chirurgia plastica che mirano a cancellare dal corpo di una donna le tracce delle conseguenze prodotte dalla gravidanza, dal parto e dall’allattamento. Il triste (secondo alcuni) strascico di smagliature addominali, i cuscinetti adiposi che fanno capolino sul corpo.

Secondo l’American Society of Plastic Surgeons, l’anno scorso vi hanno fatto ricorso oltre 350 mila donne. In maggioranza mamme giovani tra i 20 e i 39 anni. Nel 2007, ultimo anno per cui sono disponibili dati statistici, migliaia di mamme statunitensi hanno speso oltre 2,5 miliardi di dollari per farsi fare la riduzione del ventre, rifarsi il seno e fare la liposuzione. Un incremento dell’11 per cento rispetto a due anni prima.

E c’è chi, come il New York Times, osserva che il fenomeno è dovuto alla visione culturale dominante, a standard di bellezza per cui i cambiamenti biologici vengono trattati come il colore dei capelli.

A osservare i dati, si scopre che tra il 1992 e il 2007 il numero delle riduzioni del ventre è aumentato del 746 per cento, quello degli interventi al seno del 921 per cento; le liposuzioni sono cresciute del 431 per cento.

“L’idea del mommy makeover è quella di permettere ad una donna, a prescindere che sia nei suoi 20, 30 o 40 a vivere come una mamma senza dover sembrare come sua mamma”, afferma Stephene T. Greenberg, un chirurgo plastico di New York che alle sue clienti offre un pacchetto Post-pregnancy tune-up, una messa a punto dopo parto.

L’immagine della maternità come disabilità estetica, molto diffusa negli States, viene promossa attivamente da una comunità affaristica variegatissima e che spazia dalle aziende del turismo della plastica estetica come Gorgeous Gateways alla Rodeo Drive Plastic Surgery di Beverly Hills. La prima offre lo Yummi Mumy Post-Pregnancy Package, un tutto compreso da 6500 dollari in Malaysia e Sri Lanka che oltre all’intervento include anche la permanenza in un resort per 14 giorni. Non male a confronto con i 10 mila dollari che negli Stati Uniti si pagano in media solo per l’intervento chirurgico. La seconda invece per invogliare le clienti ad acquistare il suo Mommy Remake nel pacchetto, inserisce, gratis, il famoso Rodeo Drive Belly Button: un ombelico che secondo i rappresentanti della ditta è più profondo e sembra più naturale degli ombelichi prodotti da altre ditte tanto, sostengono alla Rodeo, che ci si può fare anche il piercing.

La pratica s’è diffusa così tanto che l’American College of Obstetricians and Gynecologist – l’Ordine statunitense dei medici di questa specializzazione – si è sentito in dovere di intervenire dichiarando che quelle procedure sul piano medico sono raramente indicate e che possono essere anche dannose per la salute.

Il trend disturba anche Diana Zuckerman, presidente del National Center for Women and Families. “Il messaggio è che con la gravidanza il corpo femminile peggiora”, ha dichiarato la Zuckerman, secondo la quale il pericolo reale è che nell’immaginario collettivo statunitense il corpo femminile post-parto possa diventare una cosa di cui vergognarsi, socialmente inaccettabile. Se questa concenzione dovesse affermarsi, Zuckerman ritiene che il numero delle donne che farebbero ricorso al Mommy Job crescerebbe in maniera esponenziale.


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