Gran Bretagna, al via studio su disidratazione da allattamento al seno


Il rischio principale, sottolineano gli esperti, è infatti quello della disidratazione che può presentarsi più spesso di quanto si pensi. Ecco perché serve un registro dei bebé che vanno incontro a questo tipo di problema.

Peraltro si tratta di un fenomeno in leggera crescita, riporta Bbc news online: potrebbe essere il rovescio della medaglia del maggior ricorso all’allattamento naturale, stimolato da numerose campagne di sensibilizzazione. Il latte materno è infatti l’alimento più completo per un neonato, anche se le quantità assunte sono molto importanti.

“Si è spesso molto cauti prima di dire qualcosa che possa far apparire l’allattamento al seno come qualcosa di negativo”, spiega Sam Richmond, neonatologo del Sunderland Royal Hospital che parteciperà allo studio. “Eppure – continua – c’è bisogno di studiare questo tipo di conseguenze, perché possono essere molto gravi”.

La disidratazione ipernatremica, provocata da un apporto insufficiente di latte nei primi giorni di vita, può ad esempio dar luogo a un pericoloso aumento di potassio nel sangue, causa di cancrena, danni cerebrali e nei casi più gravi di morte. Se individuata per tempo si può curare, ma è molto difficile individuarne i segni in un bambino piccolo.

“La risposta a tutto ciò – sottolinea Sam Oddie del Bradford Royal Infirmary, a capo dello studio – non è un maggior ricorso al latte artificiale, ma un buon supporto a quello materno: la disidratazione avviene più spesso in bimbi le cui madri sono inesperte, che vanno dunque aiutate e consigliate nel migliore dei modi”.


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