La musica dei lettori portatili danneggia l’udito


Il 5-10% di colori i quali ascoltano musica attraverso questi apparecchi rischiano di perdere l’udito in modo permanente. Questo rischio è reale per quelli che ascoltano musica più di un’ora al giorno, ogni settimana, ad alto volume, per un periodo di tempo da 5 anni in su.

Dato che è stato confermato dal Comitato Scientifico indipendente che, su richiesta della Commissione Ue, ha esaminato questo tema, incrociando oltre 300 pubblicazioni scientifiche.

“Credo che i 10 milioni di cittadini europei, che utilizzano di frequente questi lettori, ad alto volume, sono inconsapevoli dei danni irrevocabili per il loro udito” ha detto oggi il Commissario Ue alla tutela dei consumatori Meglena Kuneva nella conferenza che si è svolta oggi a Bruxelles.

“Molti di questi – ha aggiunto Kuneva – sono bambini o adolescenti che non sono in grado di capire il pericolo ed è per questo che anche i genitori devono esserne al corrente. Noi dobbiamo assicurare che i consumatori possano beneficiare di elevati standard di sicurezza, rispetto alle nuove tecnologie, e siano informati sui rischi per la loro salute nel momento in cui si espongono al suono prodotto da questi lettori di musica.

Dunque – si è chiesta il Commissario – è necessario introdurre un’ulteriore regolazione degli standard di sicurezza per migliorare la protezione dei nostri consumatori?” Gli standard esistenti restringono già il volume di questi lettori a 100 decibel. Ma questo limite non vale per tutti i lettori e non risolve il problema del danno che deriva dall’esposizione prolungata a queste fonti di rumore. Da una recente inchiesta condotta nel Regno Unito risulta che circa la metà degli adolescenti tra i 16 e i 24 anni utilizzano questi apparecchi per almeno un’ora al giorno.

Seconda domanda di Meglena Kuneva: “Quali sono le soluzioni tecniche che l’industria può applicare per limitare i danni all’udito? Cioè come possiamo legare i decibel agli strumenti di controllo volume e come possiamo rendere sicura l’esposizione a questi prodotti?” Dall’altro lato: “Quali sono le precauzioni che gli utenti possono, anzi devono prendere?”

La conclusione è che c’è bisogno di un approccio condiviso, che coinvolga l’industria, oltre che il legislatore e gli organi scientifici; bisogna andare verso il comune intento di istituire un piano d’azione concreto per trovare soluzioni più sicure per i cittadini.


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