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Disposizioni in materia di sicurezza (fuori tema)


… soprattutto se teniamo conto che nella collana “Bambino Naturale” c’è lo splendido libro “un mondo di pappe” ed in un altro testo Elena Balsamo ci racconta l’arte del maternale in culture differenti. Tanti consigli su come accudire o svezzare i nostri bambini li ho ricevuti, e son certa, non solo io, da mamme immigrate che, alla ricerca di una vita migliore nel nostro paese, ci hanno portato in dono, le loro tradizioni.

Ebbene il 5 febbraio 2009 è stato approvato dal Senato il disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza”. Qui ritengo doverosa una precisazione: al momento il “pacchetto sicurezza” è in attesa di essere discusso ed approvato alla Camera e successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il che significa che non è detto che passi e che, nella sventurata ipotesi passasse, fino a quel momento è e resta solo una proposta che nulla è cambia nella normativa italiana.

L’art. 45, comma 1, lett. F, di tale disegno di legge introduce l’obbligo, per il cittadino straniero, di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di ,atti di stato civile, tra i quali sono inclusi , gli atti di nascita.

Questo significa che l’ufficiale dello stato civile non potrà ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno (indipendentemente dal fatto che ne siano privi perché l’avevano e non è stato rinnovato o che non l’abbiano mai avuto, cosa che spesso, purtroppo accade perché ai datori di lavoro conviene tenere i dipendenti in nero impedendo così loro di regolarizzarsi).

E’ una norma in contrasto con la Costituzione della Repubblica italiana (che considera un dovere la protezione di maternità, infanzia e gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo) e con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (del 20 novembre 1989, in Italia ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176) nella quale si prescrive che ogni minore, senza alcuna discriminazione abbia il diritto di essere “registrato immediatamente al momento della sua nascita”, ed abbia il diritto “ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi”, nonché il diritto “a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni famigliari”.

In sostanza, se la norma passasse, i neonati figli di irregolari, non potranno essere registrati alla nascita restando così privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, esposti a ogni violazione di diritti fondamentali.

Potrebbe anche succedere che si arrivi all’estremo di non dimettere i neonati non riconosciuti andando così incontro al rischio, per nulla remoto, che molte donne prive di permesso di soggiorno decidano di non partorire in ospedale (e non parliamo della splendida assistenza offerta col parto domiciliare, ma di gravidanze e parti in clandestinità, senza assistenza competente).

Già adesso la donna in gravidanza e fino ai 6 mesi dal parto ha diritto ad un permesso di soggiorno per motivi di salute che copre anche i primi 6 mesi di vita del neonato, ma sono una minima percentuale le gestanti che decidono di regolarizzarsi perchè, allo scadere del permesso, se non hanno avuto altro modo di ottenere il permesso di soggiorno (lavoro, matrimonio) sono le prime a ricevere il provvedimento di espulsione.

Questo provvedimento si inserisce in un emendamento che prevede anche il decadimento del divieto di segnalazione degli irregolare da parte dei medici. Anche questo in netto contrasto con l’art. 32 della Costituzione Italiana in base al quale la salute è un diritto pieno ed incondizionato dell’individuo.

Tale norma, se passasse, potrebbe portare danni enormi: ad esempio le donne che si trovano ad affrontare gravidanze che non possono proseguire non se la sentiranno di correre anche il rischio di denuncia e così potrebbero trovarsi costrette a ricorrere ad interruzioni di gravidanza indotte con farmaci pericolosi o compiute nell’illegalità. Al contrario, nel caso il figlio lo si voglia far nascere, è vero che una gravidanza non seguita può avere un’evoluzione fisiologica ed un esito felice, ma può anche verificarsi la comparsa di patologie dannose (a volte anche mortali) per la madre o il nascituro.

E i bambini rischieranno di non ricevere assistenza in maniera inadeguata o addirittura di non riceverla affatto. E che cosa dire di quei cittadini irregolari (per i quali capita che l’irregolarità sia frutto dell’essere malati e del non poter lavorare a causa della patologia di cui sono affetti) che hanno già ricevuto cure

di altissima qualità (terapia per patologie croniche, dialisi, trapianti) e che adesso si troverebbero nella situazione di abbandonare l’iter terapeutico per il timore di denuncia?

Molti malati finiranno per rivolgersi a reti di assistenza informali che, se in alcuni casi sono valide, in altri possono essere gestite da persone non preparate oppure succederà che ci si aiuti a vicenda passandosi farmaci che erano stati prescritti ad un’altra persone per una patologia simile e che questi ultimi siano dannosi.

Chiedo scusa se questa volta non ho scritto di pappe vegetariane, ma l’ho detto per me il vegetarismo è una scelta etica e non potevo parlare di lenticchie e verdure mentre con il cuore pensavo a questi tragici scenari. Ho preferito condividerli con tutti i lettori sperando che nella prossima news letter si possa già festeggiare il fatto che le ragioni del cuore e del diritto abbiano avuto la meglio.


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