La tv prima dei 3 anni causa danni al cervello


Lo studio, condotto su un campione di duemila bambini da uno a tre anni ha evidenziato le responsabilità della televisione, le cui immagini incidono in maniera determinante sullo sviluppo dei neuroni.

La velocità con cui esse vengono trasmesse non coincide con il ritmo della realtà di tutti i giorni – spiega il dottor Dimitri A. Christakis, direttore del Child Health Institute of Children’s Hospital and Regional Medical Center di Seattle, nonché direttore della ricerca – e spesso non hanno una connessione logica tra loro. Ciò deformerebbe il senso della realtà del bambino e influirebbe sulle sue capacità di attenzione e concentrazione.

Parrebbe inoltre – come già spiegato dalla psicologa infantile Jane Healy – che il rumore di fondo della tv accesa interferisca con l’inner speech del bambino, ovvero la sua capacità di esprimere, attraverso l’espressione verbale e la costruzione del discorso, quanto sente interiormente.

Il sistema neurale del bambino si sviluppa grazie all’esercizio attivo, soprattutto dalla nascita ai tre anni. Se invece di giocare con le proprie dita, imparando ad aprirle, stringerle e fletterle, il bimbo siede ipnotizzato davanti alla tv, le importanti vie neurali deputate a certe attività non hanno modo di crearsi. Lo sviluppo cerebrale risulta quindi bloccato già all’età di tre anni.

Dalla ricerca condotta dal dottor Christakis risulta che per ogni ora passata alla tv tra uno e tre anni, i soggetti più giovani hanno il 10% in più di rischio di sviluppare problemi di attenzione, che possono essere diagnosticati all’età di 7 anni come ADHD. Un bimbo ai primi passi sottoposto a tre ore di televisione al giorno ha il 30% in più di probabilità di avere serie difficoltà a scuola.

Nelle sue forme più elementari il disturbo può presentarsi con sonno irregolare e frequenti risvegli notturni nei primi anni di vita; ritardo nello sviluppo del linguaggio (con sviluppo motorio nei limiti della norma); ritardo nell’apprendimento della lettura e della scrittura; scarso rendimento scolastico dovuto a difficoltà di rievocazione, attenzione e concentrazione; difficoltà nello svolgimento dei compiti assegnati e nell’ascolto.

Il 26% dei bambini americani ha la tv nella propria stanza, e il 36 % delle famiglie americane la lascia accesa quasi tutto il giorno, anche senza guardarla. In realtà i bambini più piccoli non hanno nessun bisogno della televisione per distrarsi, come dimostra il fatto che fino a 50 anni fa se n’è fatto a meno.

L’ADHD, che negli ultimi cinquant’anni ha registrato una drastica impennata, colpisce il 12% dei bambini americani in età scolare. Ricerche precedenti avevano già dimostrato il nesso tra aumento del disturbo e avvento della tv nelle case a partire dagli anni Cinquanta, con un’ulteriore impennata registrata negli anni Ottanta con l’introduzione di videoregistratori e videocassette per bambini. Il disturbo avrebbe anche origini genetiche, tuttavia si è notato che si tratta di un fenomeno trasversale che colpisce indifferentemente senza distinzioni di reddito e di cultura, la cui espansione potrebbe avere un’unica causa. Quest’ultima ricerca la individuerebbe nella televisione: guardare la tv sarebbe un pericolo per i bambini.

Articolo tratto da “La Stampa”


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