Mamme, al vostro posto! Ma quale?


In un passato non troppo remoto, la loro collocazione era ben definita e di rado messa in discussione: tra le mura domestiche, erano deputate alla cura dei figli.

Ci hanno pensato Gloria Steinem, Bella Abzung e un manipolo di altre colleghe a diffondere nel paese il principio per cui la vera felicità e realizzazione delle madri risiede nel lavoro, nello stipendio, nell’utilità sociale e nell’impiego della materia grigia.

Il movimento femminista ha aperto le porte alla forza lavoro, e noi ci siamo precipitate in massa. Dopo tutto, era quanto volevamo, e quello l’unico modo per ottenerlo.

La tendenza a pretendere “tutto a tutti i costi” muta di nuovo nei primi anni Novanta: “I nostri figli sono sempre più abbandonati a loro stessi. E’ ora che le madri tornino a stare a casa”.

Ecco l’urlo di battaglia che, da levante a ponente, attraversa il paese, tanto che decidiamo di lasciare il lavoro e, perennemente in accappatoio e con 15 chili di troppo, iniziamo a militare tra le rappresentanti di classe e le accompagnatrici motorizzate.

Per recuperare il tempo perso, organizziamo nei minimi dettagli la giornata dei pargoli, tra allenamenti di pallone e arti marziali, lezioni di danza e giardinetti. Ce l’abbiamo fatta, così pure un paese di ex figli di madri lavoratrici.

Negli ultimi anni, nuova inversione di tendenza: uniamo i due universi, ed ecco la comparsa della madre che lavora da casa. Meglio di così? Reperibili in-loco come accompagnatrici per i primi passi, e non solo, dei figli, nei pomeriggi mondani imbastiscono piacevoli conversazioni riguardo le quotidiane fusioni e acquisizioni aziendali.

Per ciascuno dei tre principali modelli di madre (la madre a tempo pieno, la madre lavoratrice e quella che lavora da casa) c’è comunque una croce di stereotipi da portare: chi lavora fuori casa è tacciata di egoismo e negligenza; la madre a tempo pieno di pigrizia e ottusità; quella che svolge la propria professione a domicilio accusata di dedicarsi a un puro passatempo, a un’attività spesso considerata di serie B.

Ma qual è il posto giusto per una madre? Lavorare o non lavorare, restare o non restare a casa non sono forse decisioni da prendersi individualmente e non secondo le generiche aspettative della società?

Casi emblematici: Paramedico dell’ospedale locale, madre di tre figli. Durante una delle sue giornate lavorative, grazie alle proprie competenze e alla propria solerzia salva la vita alla vittima di un incidente stradale, oltre a praticare la CPR a una vittima di annegamento, rianimandola. Chi oserebbe sostenere che, scegliendo di lavorare, questa donna ha commesso un errore? Di certo non le famiglie delle due persone a cui è stato prestato soccorso. I figli soffrono forse di non averla tutta per sé 24 ore su 24?

Teddy, cinque anni, impara ad andare in bicicletta senza rotelle mentre la sua mamma – a tempo pieno – e la sorellina gli battono le mani dal marciapiede. La presenza fisica della madre è proprio necessaria? Per lui sì. Quando, poi, il bimbo cade dalla bici perché ha dimenticato di usare i freni, la sua mamma è felice di essere a casa a medicargli il ginocchio sbucciato.

Perché non lasciare che siano le madri a scegliere cosa sia meglio per la propria famiglia? Anzi, cerchiamo di fare un passo avanti: siamo tutte sulla stessa barca, a sentirci – o a essere effettivamente – giudicate per il nostro modo di essere mamme. Stringiamo un patto d’alleanza tra noi, a prescindere dal ruolo scelto.

Se sei una madre lavoratrice, chiama un’amica mamma a tempo pieno per un consiglio “professionale”. Falle capire che le sue opinioni sono preziose anche in settori che nulla hanno a che vedere con l’educazione dei figli; che il suo cervello ha potanzialità ben al di là del cambio del pannolino o dell’eliminazione delle macchie dal bucato. Non si offenderà se glielo ricordi.

Alla stessa stregua, anche una mamma a tempo pieno può aver bisogno dell’aiuto e dei consigli di una “collega” lavoratrice che, in quanto tale, non è detto sia estranea alla vita dei propri figli e alle loro problematiche.

Offriti di accompagnare al parco i figli di una mamma che lavora da casa, per farle passare un pomeriggio dall’estetista o davanti a un film in cassetta. Per quanto comodo possa essere riunire lavoro e famiglia sotto lo stesso tetto, spesso è difficile staccare la spina per riorganizzarsi.

Fai la tua scelta, quindi annunciala con la stessa convinzione della ex parlamentare Bella Abzug, il cui slogan, secco, recitava: “L’unica casa per questa donna è il Parlamento”.

Articolo di Kellie Head tatto da Family Corner.com

Traduzione di Beatrice Cerrai


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  • Valentina

    … Semplicemente fantastico. Sono d”accordo al 100% !!

  • Alexandra

    e i papà in tutto questo? i bimbi non sono mica solo delle mamme!