La formazione del nuovo nucleo familiare


La donna e l’uomo sono chiamati a trasformare la loro relazione con se stessi e con il partner, a trovare spazio per la loro nuova responsabilità di neo genitori. In questo delicato momento si formano anche nuovi ruoli. Se prima di allora ognuno si gestiva i propri spazi di libertà come credeva, adesso i nuovi compiti richiedono nuove prese di responsabilità. Le coppie sviluppano in modo poco consapevole, quasi automatico, ruoli materni e ruoli paterni, assegnando a ciascuno specifici compiti familiari. Si decide tacitamente chi sarà a fare i bagnetti, cambiare i pannolini, svegliarsi la notte e via via si andranno modificando le azioni ma le aree di responsabilità, una volta assegnate, difficilmente cambieranno. Si può chiamare questa suddivisione dei ruoli “credenze culturali genitoriali”, perché sono frutto della cultura che ognuno si porta dentro. Per schematizzare, esistono due principali polarità: il modello “tradizionalista” e il modello “egualitario”.

Nell’organizzazione tradizionale, il padre dà per scontato che sia la madre ad assumersi l’intera responsabilità delle cure del bambino. Può anche condividere in parte il lavoro della compagna, ma dentro di sé ritiene di farlo solo per aiutarla o alleviare la fatica, non per farsene carico in prima persona. Il ruolo che gli compete, dal suo punto di vista, consiste nell’assicurare la sicurezza del nucleo familiare, il sostentamento economico e la protezione “fisica” dal mondo esterno, con il quale entra più in contatto, rispetto alla compagna che, proiettandosi più in una dimensione di intimità con il bambino, se ne distacca. Se i due partner si trovano a condividere questo modello culturale, tenderanno anche a valutare come più importante la realizzazione lavorativa del padre, mentre la donna metterà da parte le proprie aspirazioni per assolvere alla “sua vera funzione”.

Nel modello egualitario le coppie credono nell’importanza di condividere sia le cure del bambino, sia quasi tutti gli aspetti della vita familiare. In alcune culture e in determinati gruppi socio-economici, questo modello sembra essere la tendenza del futuro. Sono tre gli elementi che motivano la spinta verso il modello egualitario: 1) la realtà economica, che costringe entrambi i genitori a lavorare a tempo pieno per mantenere la famiglia, 2) l’ideologia dell’eguaglianza introdotta dal movimento femminista e 3) la riduzione della famiglia estesa, che obbliga il padre a colmare i vuoti un tempo occupati da parenti, fratelli sorelle, zii, nonni etc.

In realtà, specialmente nel nostro paese, questo è un modello più ideale che reale: sono pochi i padri che spontaneamente condividono la genitorialità e il lavoro di cura, ma si trovano a farlo sotto la richiesta precisa della compagna, per poi magari scoprire che è anche piacevole e soddisfacente.

Una cosa è certa: i modelli familiari stanno cambiando velocemente e le persone fanno fatica a tenere il passo, ad orientarsi. Le giovani coppie si dibattono in queste contraddizioni e spesso trovano soluzioni che sono solo compromessi e che durano poco. Emergono allora problematiche che, se non elaborate, portano a rotture definitive, con il danno di tutte le parti coinvolte.

Il modello tradizionalista non è funzionale alle esigenze delle donne di realizzarsi come persone nella società, perché il peso che si assumono nell’ambito del sistema famiglia è totalizzante, non lascia spazio per molto altro, o lo si trova con molto sacrificio. D’altra parte, le condizioni sociali ed economiche del contesto rendono molto difficile applicare il modello egualitario.

Spesso, infatti, quando si forma il nuovo nucleo familiare si cerca un modello da applicare e si pesca semplicemente in ciò che si conosce, quello che ci è stato insegnato, anche se magari non ci piace.

Il supporto offerto alle famiglie dalle in questa delicata fase di formazione non è sufficiente rispetto alla complessità delle problematiche da affrontare. Le politiche sociali a favore della famiglia, nel nostro paese, sono spesso inadeguate e i bisogni delle persone sono delegati alle reti informali, principalmente le famiglie stesse, e quindi le donne nella maggioranza dei casi.

Che fare allora? Chiedere aiuto, se ne avete bisogno, risulta fondamentale. Se vi è capitato per le mani un maschio tradizionalista e voi non siete della stessa scuola di pensiero il cammino non è semplice, ma le cose si possono trasformare con la consapevolezza e il dialogo aperto. L’importante è evitare le guerre ideologiche che servono a poco, ma piuttosto lavorare sulla relazione che può attingere al reciproco sostegno e all’alleanza che sicuramente permettono ampi spazi di contrattazione.

Tenete presente che il vostro partner, a differenza di voi, non ha avuto in grembo il piccolo e quindi ha bisogno di essere coinvolto per sentirsi partecipe ed importante, anche per voi. Si dice tanto che i padri sono gelosi della nuova coppia che si forma sotto i loro occhi, ed effettivamente può essere così, ma molto dipende dal grado di coinvolgimento nella nuova configurazione. Più il padre è coinvolto, meno vivrà il bimbo come “rivale”.

Silvia Giani


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