La nascita di un figlio prematuro


C’è chi parla di “tempesta psichica” che si abbatte sulla coppia, la quale si trova a vivere sentimenti d’ansia, d’angoscia e di insicurezza. È altresì possibile che tale situazione scateni una certa aggressività, che si manifesta attraverso conflitti più o meno accesi all’interno della coppia stessa; o che, al contrario, si tenda a negarla, soffocandola per tenerla sotto controllo.

Spesso si manifestano difficoltà relazionali tra madre e bebè, poiché i mutamenti che coinvolgono a livello psicologico tanto il neonato quanto la madre agisconto sulla precoce interazione tra i due.

Anche in assenza di complicazioni patologiche, infatti, i comportamenti del neonato prematuro sono ben diversi da quelli di un bimbo nato a termine: egli risulta ipotonico, con minori reazioni anticipatorie e una minore risposta ai messaggi ricevuti, essendo totalmente concentrato nell’utilizzo di tutte le sue risorse per la propria sopravvivenza. Vista, tatto e udito risultano meno sviluppati, rendendo più complesse l’interazione e la comunicazione. Sensibili agli stimoli, inviano messaggi di difficile decodificazione. Soltanto al raggiungimento dell’ottavo mese di vita le modalità espressive di questi piccoli risultano simili a quelle dei bambini nati a termine, con il raggiungimento del contatto visivo e di una mimica più ricca e variegata.

Da parte sua, la madre vive una profonda ferita narcisistica: non essendo riuscita a condurre il proprio piccino fino al termine della gestazione, racchiude in sé una sensazione di fallimento. A volte, tale “ferita” rischia di dare origine a una fase depressiva.

A tutto ciò si aggiunga che la neo-mamma prova, nei confronti del figlio prematuro, sentimenti ambivalenti: amore e tenerezza, ma anche ostilità, a volte odio dovuti alla frustrazione e all’angoscia alla quale si sente costretta. Tale ambivalenza non viene compensata né dalle gratificazioni che di solito derivano dalle prime cure e dalla presenza del neonato, né sul piano sociale, dove si registra la totale assenza di gratificazione (meno visite, meno regali…), sostituita dalla compassione.

Come se non bastasse, il personale medico e le apparecchiature sanitarie si “appropriano” del neonato, frapponendosi tra lui e la madre, quasi a volerla accusare delle sue manchevolezze. Molto spesso gli stessi genitori provano sentimenti ambivalenti nei confronti dell’équipe medica: da un lato, ammirazione e riconoscenza per chi si fa carico del loro fragilissimo bebè; dall’altro, un senso di inadeguatezza.

Da qui, sentimenti di colpa e di autosvalutazione, oltre che di gelosia e rivalità. Questi genitori hanno l’impressione che il loro ruolo sia stato temporaneamente delegato a persone più qualificate. Per tale motivo è importante che si instauri una certa collaborazione da ambo le parti, un dialogo, uno scambio.

Quando la nascita avviene in anticipo, si verifica un violento corto circuito nell’indispensabile evoluzione psicologica degli ultimi mesi dell’attesa, che turba il processo di riconciliazione tra l’immagine del bambino immaginario e quella del bambino reale: il parto prematuro dà corpo alle fantasie di infermità e anormalità presenti nella psiche della madre, introducendo l’immagine di un bambino fragile, “mal riuscito”, “a metà”, in netto contrasto con il bambino meraviglioso dei sogni.

In tale contesto, il padre rappresenta il mediatore indispensabile: il primo a entrare in contatto con il neonato e con l’ospedale, il primo a subire lo shock. È attraverso le sue parole che la neo-mamma verrà a conoscenza del proprio bambino. Anche il papà può essere vittima di una certa ambivalenza tra amore e aggressività, generata dalla paura del confronto col prodotto incompleto della coppia. Quindi attenzione! Non perché è il padre risulta automaticamente in grado di, o tenuto a, capire, sopportare e accettare tutto!

È bene precisare che non tutto quanto è stato qui descritto viene vissuto dalle madri e dai genitori. Una madre può avere reazioni diverse alla nascita prematura del figlio: non tutte provano la medesima angoscia, non tutte hanno la medesima percezione dello stesso periodo critico. Un padre può trovarsi in difficoltà nella ricerca e nell’assunzione del proprio ruolo, oltre che nella risposta alle aspettative della moglie, e nella gestione dei suoi timori.

A volte, si registrano reazioni patologiche da parte dei genitori, quali la sindrome di confusione esistenziale, la “maternità bianca” e il “lutto anticipato”, sulle quali, tuttavia, ci soffermeremo in un altro articolo.

Articolo tratto da www.baby.be (in francese)

Traduzione di Beatrice Cerrai


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