Partorire a domicilio: in Lombardia è ancora un lusso


Purtroppo ad oggi nessuna madre che abbia partorito a domicilio o in una casa maternità in Lombardia ha ottenuto il debito rimborso, in contravvenzione alle disposizioni vigenti e rispettate in altre regioni italiane: la negazione al rimborso, infatti, contrasta con quanto previsto della stesse norme regionali, prima fra tutte quella dell’8 maggio 1987, che dichiara l’intento di “favorire la libertà di scelta da parte della donna partoriente circa i luoghi ove partorire e circa le modalità con cui tale evento debba svolgersi”.

Perché ciò avvenga, la Regione dovrebbe indirizzare parte delle risorse economiche stanziate a favore degli ospedali alle famiglie che ne abbiano fatto richiesta, con un evidente risparmio di denaro pubblico: un parto in ospedale comporta una spesa media di quattromila euro, il doppio di un’assistenza domiciliare!

Purtroppo le coppie che decidono di dare alla luce il proprio bambino in casa si trovano a dover sborsare duemila euro di tasca propria, trasformando un diritto in un lusso. Per questo motivo il Movimento per la difesa del cittadino del Varesotto ha indirizzato una lettera all’assessore regionale competente Luciano Bresciani, alla direzione generale della Sanità lombarda e al Difensore civico regionale: nella lettera si richiede un sollecito incontro per discutere personalmente della questione e addivenire a una pronta soluzione “che assicuri e garantisca la tutela concreta, e non più solo astratta, alle donne che intendono partorire al proprio domicilio”.

E’ auspicio comune che una regione come la Lombardia conceda finalmente alle proprie future mamme il diritto di scegliere come e dove partorire.

Fonte: VareseNews.it


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