Nessun genitore è perfetto, ma a ognuno le proprie responsabilità!

Spesso, troppo spesso, si legge o si ascolta di storie di abbandono e di degrado che hanno per protagonisti bambini, vittime deboli e indifese di genitori “disgraziati”, o ancora della crudeltà di adulti senza scrupolo, o del cinismo di una società che non ama l’infanzia.

Il più delle volte si tratta di fatti di cronaca agghiaccianti, altre di storie tristissime che percepiamo come “vicine” nel cuore, ma fortunatamente geograficamente lontane.

Invece talvolta basta andare a prendere i nostri piccoli a scuola, o accompagnarli ai giardinetti, per incontrare il protagonista di certe vicende, una “vittima” dell’incuria e dell’irresponsabilità di certi miserevoli genitori…

Alessandro è un “bambinone”, direi, anzi, un ragazzone di 11 anni, grande, grosso e mite che da qualche mese compare puntuale, in sella alla sua bicicletta, ai giardini di fronte a casa mia, che io frequento con la stessa puntualità insieme ai miei bambini di 6 e 2 anni.

Alessandro in spalla ha sempre uno “zainone” zeppo di giochi, attrezzi, gadgets, giornalini, che offre generoso agli amici, o meglio, agli “amichetti”, pensando appositamente a loro: schede dell’ABC per i più piccini, carte, giochi da tavolo, paletta e secchiello per fare buche come al mare… Al collo, invece, un telefonino “vero”, che lui, una volta giunto ai giardinetti, lascia un po’ ovunque: appeso a una panchina, a terra davanti allo scivolo… Tanto che è diventato uno dei maggiori divertimenti del mio piccolo, senza però destare il disappunto del proprietario!

I miei figli, così come i loro compagni di giochi, sono accompagnati dalla mamma, o da nonni e zii… Alessandro, no. Alessandro viene da solo, con la sua bici, e il telefonino gli serve da sveglia: alle 8 di sera lo avverte che è ora di rientrare… La mattina, quando non va a scuola, lo vedi arrivare al parchetto, giocare con i più piccoli (solo con i bimbi più piccoli di lui) finché non rientrano tutti a casa. Allora anche lui va a “casa”, dove, da solo, si prepara da mangiare… Fino al pomeriggio, quando lo si vede tornare – con zaino, bici, e “sveglia” al collo – dai suoi amici, ai quali – ogni giorno – offre giocattoli diversi, condividendoli con il suo solito gran sorriso.

La mitezza di Alessandro stride con certi suoi “scatti” davvero inaspettati: quando, per esempio, si accanisce contro il lettore cd appena appena scheggiato fino a distruggerlo passandoci sopra con la bicicletta; oppure quando, con un calcio ben assestato, sparge in giro pennarelli o carte del mercante in fiera per poi abbandonare tutto lì…

A nulla vale richiamarlo, oppure rimproverarlo delle buche che scava laddove non è opportuno per la sicurezza dei più piccoli. I rimproveri, Alessandro, non sembra neppure comprenderli…

“Ma i suoi lo sanno che sfascia tutti i giochi?”, si chiedono le nonne ai giardinetti;

“Ma cosa ci fa un bambino con tutti quegli “aggeggi” elettronici?”, domandano le mamme;

“Ma dove sono i suoi genitori?!” Ecco la “vera” domanda!

DOVE SONO I GENITORI DI ALESSANDRO?

Qualche volta lo vedi avvicinarsi a un’auto di passaggio, parlare al finestrino con il guidatore, poi tornare ai giardinetti… E scopri che “quella” era la madre, “quello” il padre… Sempre in macchina, sempre fuori casa, sempre ovunque tranne che con quel “bambinone” sorridente, figlio di nessuno.

Un “bambinone” con un evidente ritardo mentale, che andrebbe seguito come tutti i bambini della sua età, se non più dei bambini della sua età, perché non sa neppure distinguere il pericolo di lanciarsi alla rincorsa di una pallina in mezzo alla strada mentre si avvicina un’automobile!

Alessandro è mite, ma non sa controllare le sue reazioni: se un giocattolo si scalfisce, lui deve “finirlo” con accanimento. Se qualcuno lo ammonisce, lui non ascolta e non si corregge, perché nessuno deve avergli mai insegnato il limite dei gesti e delle azioni.

Nella sua mitezza, rischia in realtà di essere pericoloso per sé e per gli altri, tanto che noi tutti frequentatori dei giardinetti lo controlliamo, lo rimproveriamo, lo richiamiamo all’ordine e all’educazione né più né meno come fossimo genitori “acquisiti”.

Ma se gli accadesse qualcosa, se accadesse qualcosa ai nostri bambini, a chi dovremmo rivolgerci? Citofonare ai suoi genitori inesistenti, sguinzagliargli a casa vigili e carabinieri?

Mamme e nonne più “tenere” di me si chiedono “Con che cuore potremmo farlo?”.

Io invece mi domando con che cuore – e con che coscienza – assistere, ogni giorno, a un reato del genere (perché, signori, l’abbandono di minore E’ un reato), facendo le veci di genitori irresponsabili, sordi, ciechi e insensibili, che “lanciano” nel mondo un ragazzino ritardato come un gatto randagio? Meno male che ci siamo noi a custodirlo, seppur per poche ore, parlandoci, accordandogli la compagnia dei nostri bambini, rimproverandolo anche aspramente – come mi è già capitato – alla stregua di un figlio adottivo!

Tuttavia non è giusto che sia così, non è giusto che tocchi a noi, non è giusto che tocchi ad estranei prendersi cura di un bambino indifeso, un bambino in difficoltà, un bambino “diverso”: a ogni genitore le proprie responsabilità!

Suggeritemelo voi che cosa sarebbe giusto fare, io, davvero, non lo so…

Beatrice Cerrai


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6 risposte a “Nessun genitore è perfetto, ma a ognuno le proprie responsabilità!”

  1. Rita ha detto:

    Pensando alla situazione descritta, mi verrebbe l”indicazione di segnalare il caso agli assistenti sociali del vostro comune di appartenenza;penso che sia un inizio piuttosto che assistere impotenti allo sbando di questo ragazzo.Rita

  2. Carlotta ha detto:

    Il mio consiglio è: segnalate immediaamente la situazione alla asl, consultorio più vicino. I servizi soiali ne devono essere al corrente!

  3. Silvia Scozzafava ha detto:

    Povero bambino! Deve avere addosso una rabbia immmensa per l”abbandono di cui è oggetto. Una rabbia che riesce ad esprimere solo sugli oggetti. Quegli scatti furiosi hanno bisogno di ascolto, non di rimproveri. Deve pur sfogarsi in qualche modo, e direi che è meglio su un oggetto (per troppi bambini sostituto dell”affetto materno e paterno) piuttosto che su altri bambini (come accade ai “bulli”).
    Certo nessuno può sostituirsi ad un genitore assente o maltrattante. Ma tutti noi possiamo agire per queste creature come “testimoni compassionevoli” (vedi l”opera di Alice Miller) e fare davvero la differenza per loro.
    Per sapere di più su Alice Miller:
    http://www.nontogliermiilsorriso.org

  4. Enrico ha detto:

    L”istinto sarebbe quello di prendere a sberle i genitori, ma siamo persone civili…
    Denunciare subito alle autorità e servizi sociali!

  5. Claudia ha detto:

    ammetto che nn e” stato facile leggere questo articolo, purtroppo di bambini come Alessandro ce ne sono molti, a volte rinchiusi in casa, xche” i genitori lavorano tutto il giorno e nn hanno nessuno a chi lasciarlo…. credo che l”unica cosa da fare sia fermare quelle macchine e fermare quei genitori che forse sanno della situazione, ma nn hanno altra possibilita” di comportarsi cosi” in questo momento… voi mamme che siete li”, offrite il vs. aiuto e magari le cose cambieranno. saluti.

  6. Vagelli Monica ha detto:

    Carissima,
    ho letto allibita il tuo racconto. Io ho un mio pensiero, non pretendo sia quello giusto, ma sicuramente è dettato dalla coscienza, dal cuore e soprattutto dall”esperienza.
    Al mondo d”oggi purtroppo, una delle cose le quali mi fanno davvero paura, è l”indifferenza, spesso assoluta.
    Mi sono trovata sola ad aiutare un bambino in difficoltà, sola ad aiutare un vecchio signore di 93 anni in difficoltà con le buste della spesa, a tenerlo per un braccio e farlo salire in auto.
    Queste azioni che per me sono del tutto naturali, per il 90% delle persone di oggi non lo sono più.
    Ognuno vive per se stesso, e quello che mi fa più male, è che tanti genitori, vivono solo per loro stessi, lasciando i loro figli che loro chiamano “piccoli adulti” solo per egoismo, alla mercè di una vita diventata pericolosa sotto moltissimi aspetti.
    Colmano le loro mancanze con giochi costosi, e si dimenticano dei gesti senza la quantità dell”euro,ma pieni di sentimento, di presenza vera, di gesti semplici come la complicità di un sorriso, di un abbraccio, di una carezza.
    Essere indifferenti con questo “bambinone”, è il reato più grave che l”abbandono di un minore.
    Così ci si rende complici di un reato molto grave.
    Se questo racconto è reale,e si ha la certezza che questo avvenga, bisogna avvisare assolutamente le autorità competenti le quali indagheranno approffonditamente e che quindi si prenderanno carico del problema.
    Certo c”è la possibilità che vengano avvisate anche le assistenti sociali e che forse per un periodo questo bambino venga addirittura allontanato dai genitori, ma sicuramente è sempre meglio che lasciarlo in solitudine in mezzo al mondo che lui ancora non conosce, in mezzo a grandi pericoli i quali possono peggiorare la situazione e la sua incolumità, e a quel punto, il senso di colpa può schiacciare chi avrebbe potuto fare qualcosa e non l”ha fatto.
    Sono certa che se i genitori hanno vero amore per il loro figlio, la paura che qualcuno lo allontani, li farà ragionare responsabilizzando la loro posizione genitoriale.
    Io farei così…. perchè l”indifferenza non l”accetto.
    Forse sbaglio, ma questo è il mio pensiero.
    Un saluto
    Monica Vagelli

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