Parto in casa: quali vantaggi?


Molte donne preferiscono partorire in ospedale perché si sentono più sicure in caso ci fossero problemi, per loro o per il bambino. Ma sono sempre più numerose quelle che vorrebbero vivere il parto da protagoniste, in una dimensione che consenta loro di avere il controllo su quanto sta accadendo, sia nei confronti del suo corpo, sia dell’ambiente circostante. E che sono attratte dall’idea di far nascere il bambino nell’intimità della propria casa, circondate da persone che possono condividere con loro un evento così importante, aiutandole nei momenti più delicati e difficili del travaglio, che spesso è più breve e doloroso rispetto all’ospedale.

Va sottolineato che il parto in casa è sempre selezionato (in base a un rigido protocollo messo a punto dal Coordinamento Nazionale delle Ostetriche) e può avvenire solo se la gravidanza è a basso rischio, se non ci sono patologie e malattie croniche, e non oltre la quarantaduesima settimana di gestazione.

Non bisogna poi sottovalutare i vantaggi dell’assistenza di un’ostetrica. Un rapporto non passivo né di “sudditanza” o inferiorità psicologica, ma assolutamente “alla pari”. L’ostetrica trova insieme alla futura mamma le modalità, i tempi, i ritmi e le posizioni migliori da assumere, caso per caso. Insomma, si può dire che quello in casa è un parto “su misura”, che predispone al benessere materno e migliora il rapporto tra la mamma e il bebè, favorendo anche l’avvio dell’allattamento. Riguardo in particolare l’assistenza dell’ostetrica, ormai molti studi dimostrano l’efficacia del ruolo di questa figura professionale per la quale la gravidanza e il parto sono eventi normali, non patologici, della vita. Non a caso, secondo diverse ricerche internazionali, le ostetriche in sala parto fanno crollare l’impiego di medicinali, anestetici, episiotomie e tagli cesarei.

Se poi ci sono altri figli in casa, non c’è il problema del distacco. Non deve essere facile per un bambino scoprire non solo che la mamma è ricoverata lontana da casa, ma anche che un piccolo sconosciuto abbia improvvisamente tutte le sue attenzioni. Certo, dipende dall’età dei bambini, io per esempio quando è nato Leonardo, e Sara aveva 3 anni e mezzo, ho preferito farla stare qualche ora dai nonni per evitare di impressionarla troppo. Ma, poco dopo la nascita, è tornata a casa dove ha potuto subito conoscere e abbracciare il fratellino che dormiva beato nel lettone. Prima di prendere la decisione, quindi, consiglio di parlarne con il partner e con l’ostetrica.

Il parto in casa ha molti vantaggi per il neonato: nascendo in casa ha subito il contatto con lo stesso ambiente in cui continuerà a crescere. Né bisogna sottovalutare l’esclusività del contatto: il bambino non sarà manipolato da personale estraneo e sempre diverso, ma solo dalla mamma, il suo obiettivo principale, sul quale potrà concentrare fin dalle prime ore di vita tutte le sue attenzioni. Per non parlare delle infezioni: negli ospedali c’è un rischio infettivo piuttosto alto per via dei contatti e delle procedure con il personale medico e infermieristico e dell’uso eccessivo di tecnologie e medicinali. In casa invece i germi sono “familiari” e quindi meno pericolosi e aggressivi. Uno studio del National Childbirth Trust britannico (1987) ha infatti scoperto che dopo il parto circa il 22% delle donne ospedalizzate avevano contratto un’infezione rispetto al 5% di quelle che avevano partorito in casa.

Elisabetta Malvagna


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Una replica a “Parto in casa: quali vantaggi?”

  1. Milvia Foscoli ha detto:

    Sono Educatrice perinatale, faccio la Doula e ho fatto nascere i miei due figli in casa.
    Il concetto di protezione e sicurezza durante un parto è fondamentale. Ho visto molte donne, dopo una buona preparazione al parto, arrivare in clinica o in ospedale per essere assediate dalla paura. La donna viene espropriata del suo corpo, diventa prigioniera del personale che la circonda, le dicono cosa deve fare, le fanno manovre o pratiche senza chiedere lei il permesso. Il monitoraggio fetale continuo la obbliga a rimanere immobilizzata. Quel suono continuo rimbomba nella sala travaglio e mette agitazione anche chi non sta partorendo. Gli ormoni della paura prendono il sopravvento. Il bambino avverte il pericolo comunicatogli dalla madre. Forse si impone di nascere prima di quanto avrebbe fatto. Forse nel clima di paura si interrompe un processo tranquillo. In queste condizioni molti bambini presentano problemi alla nascita. Una respirazione insufficiente, un indice di vitalità basso, valori ematici alterati.
    Così viene allontanato dalla madre, subisce medicalizzazioni, non viene nutrito con il colostro e si aggiungono effetti a cascata.
    Perchè nei parti in casa le statistiche ci riportano dati completamente opposti? Perchè nei parti in casa un bambino non prende mai un”infezione? Perchè nei parti in casa le mamme allattano tutte con tranquillità?

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