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Sara Cosano | Allattamento

Che cos’è una “peer counsellor”?

10 Ottobre 2009

allattamento-in-pubblico
Nel caso dell’allattamento, una “peer counsellor” è una mamma, con un’esperienza positiva di allattamento, che aiuta altre mamme nell’allattamento al seno.

Prima di frequentare il corso di formazione, pensavo che la “consulente per l’allattamento alla pari” fosse una specie di “maestra di allattamento” che “insegnasse” alle altre madri come si allatta. La mia idea era totalmente sbagliata, e avrei anche dovuto immaginarlo dato che in passato ho fatto la consulente (aziendale): la consulente non insegna nulla, anzi, spesso dice alle persone cose che loro sanno già benissimo ma che a volte non sanno di sapere.

A cosa serve una peer counsellor?

La figura della peer counsellor è riconosciuta dalla stessa OMS, ed è citata ad esempio nella “Strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini”: è indicata come persona preparata, al pari degli operatori sanitari qualificati e dei consulenti professionali in allattamento, per rafforzare la fiducia della madre nell’allattare, per migliorare i metodi di allattamento e a prevenire o risolvere eventuali problemi.

Perché è necessario rafforzare la fiducia della madre?

L’allattamento è la naturale prosecuzione di una catena di processi: il concepimento, la gravidanza, il parto. Siamo mammiferi: è così nel mondo animale, è stato così per millenni per l’uomo.

Negli ultimi decenni però si è passati dalla naturalezza e spontaneità di questi eventi al tecnicismo e “deresponsabilizzazione” dei soggetti coinvolti.

L’allattamento è quindi diventato un gesto tecnico, con regole, orari, tabelle e tutto questo ha portato a un declino dell’allattamento al seno.

Il tempo, e la stessa ricerca scientifica, hanno dimostrato che questo approccio è inefficace.

Sempre citando l’OMS, l’allattamento è definito “un metodo senza pari per fornire ai bambini un nutrimento ideale per crescere e svilupparsi in salute” però dice anche che “Per quanto si tratti di un atto naturale, l’allattamento è anche un comportamento appreso. In pratica tutte le donne possono allattare, purché abbiano le informazioni necessarie e siano sostenute dalla famiglia, dalla comunità e dal sistema sanitario.”

Comportamento appreso: sono poche le future madri che hanno già visto allattare una sorella o un’amica, quindi a molte manca l’esperienza – seppur indiretta – di un gesto che dovrebbe essere ovvio e istintivo.

Ne consegue che oggi si considera l’allattamento al seno come qualcosa che non tutte le madri sono in grado di fare. Solitamente una madre che allatta si sente dire “sei fortunata”, come fosse una cosa per poche elette e alla minima difficoltà “Dagli il biberon di latte artificiale, tanto viene su bene lo stesso”. Anzi, a vole il fatto che una madre desideri allattare, magari nonostante qualche intoppo, viene considerato un capriccio.

O dietro a molti allattamenti falliti si sente dire “non avevo latte”, “il mio latte era acqua”.

Purtroppo queste madri non erano incapaci di allattare, ma hanno ricevuto consigli sbagliati e non avevano fiducia nella loro naturale e innata capacità di nutrire il proprio bambino e molto probabilmente l’esperienza delle persone a loro vicine è stata simile.

La mamma e il bambino invece hanno bisogno dell’allattamento al seno e sono in grado di farlo. Per completarsi a vicenda e per completare il percorso iniziato con il concepimento. E le madri hanno tutte le risorse per riuscirci, sono dentro di loro. Ma come dicevo prima, appunto, tante volte non lo sanno.

Come si deve inserire una peer counsellor in questo contesto?

Il panorama che circonda una neomadre (e un neopadre) e il loro bambino è molto affollato: operatori sanitari (infermiera, pediatra, ostetrica), nonni, parenti, amici, libri, internet, corsi vari. E’ sicuramente un vantaggio rispetto a un tempo poter accedere più facilmente alle informazioni, solo che ora forse ce ne sono troppe. I genitori si ritrovano subissati di notizie, il più delle volte contrastanti, ma spesso con un denominatore comune: si tratta di regole fisse, prescrizioni, statistiche, metodi infallibili da applicare indistintamente a ogni bambino.

La peer counsellor deve entrare in punta dei piedi in questo panorama.

Deve innanzitutto ascoltare la madre, accettare ciò che pensa, creare empatia e non giudicarla per le sue scelte.

Questo è l’esatto contrario di ciò che avviene normalmente: solitamente la madre è esposta al giudizio e alla critica di tutti, qualificati o meno, e a pochi interessa come la madre si senta veramente e cosa provi.

Dopo questa prima fase la consulente deve aiutare la mamma a prendere la decisione che lei riterrà migliore per sé e per il suo bambino.

In alcuni casi è necessario fornire indicazioni più specifiche sulla gestione dell’allattamento, come nel caso di un ingorgo mammario o per assestare la produzione di latte. In generale però non è necessario riempire la madre di informazioni tecniche. Questo contribuirebbe solo ad aumentare la confusione e si creerebbe una gara a distanza tra quanto dice la consulente e quanto dicono gli altri, che sia il pediatra o la nonna, e andrebbe solo a danno di madre e bambino. Le informazioni date, devono essere solo quelle necessarie in quel momento, espresse in maniera più semplice possibile e comunicate sempre in maniera positiva, sottolineando quello che la madre fa già di corretto.

Un punto chiave è proprio quello di aumentare l’autostima e la fiducia in sé della mamma.

Poiché la consulente deve aiutare a fare una scelta, deve proporre soluzioni pratiche per risolvere la situazione e alla fine però sarà la mamma a fare la sua scelta.

In questo modo la madre acquista fiducia in se stessa e se vuole può provare le soluzioni proposte dalla consulente o trovarne altre di sue. Può essere che non scelga la soluzione migliore in assoluto o quella che sarebbe migliore per la consulente. Però lo avrà fatto consapevolmente e sarà frutto di una sua scelta, e non di quanto comandato da altri.

Una consulente non criticherà mai una mamma che ha “ceduto” al biberon, contrariamente a quanti molti pensano!

Rispetto a una Consulente Professionale in Allattamento Materno IBCLC (che esercita cioè il ruolo di consulente nell’ambito della propria professione: medico, ostetrica, psicologa eccetera, tant’è che anche un uomo può essere IBCLC) una “peer counsellor” ha conoscenze meno approfondite dal punto di vista tecnico ma la sua peculiarità sta proprio nel fatto che non è una professionista, è “semplicemente” una mamma (adeguatamente formata) e questo spesso rende più facile la comunicazione con le mamme che chiedono aiuto. Ci si sente più a proprio agio, non si ha la soggezione del “camice bianco”.

Ovviamente alcune situazioni molto particolari, che la la “peer counsellor” è in grado di riconoscere, devono essere gestite da chi ha maggiori competenze, specialmente in ambito medico.

Pur essendo una figura ancora poco conosciuta, ogni peer counsellor dà un piccolo contributo a sostenere l’allattamento al seno, a sostenere le mamme e i genitori nelle loro scelte personali per i figli, ognuno dei quali è unico e irripetibile.

Sara Cosano

Chi può aiutarti:

Le tre figure principali nel sostegno alle mamme che allattano sono:

Consulenti professionali in Allattamento Materno (IBCLC): professionisti sanitari specializzati nella gestione clinica dell’allattamento al seno.

La Leche League: associazione a livello mondiale con più di 50 anni di storia che aiuta le donne tramite consulenti che sono mamme con esperienza di allattamento al seno.

Peer counsellors (consulenti alla pari): mamme che aiutano altre mamme nei gruppi di auto-aiuto.

Potete trovare I contatti nell’articolo Vuoi allattare? Ecco chi ti aiuta…

Per diventare peer counsellor

Consulta il calendario degli eventi sul sito www.mami.org per vedere dove si terrà il prossimo corso di formazione.

Bibliografia:

– Strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini OMS/UNICEF

– Atti del convegno “Mano nella mano… per una rete di sostegno all’allattamento” Cesenatico, 18 Ottobre 2008