Milano, record di aborti tra minorenni


Si tratta di un problema che sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza: il sesso sempre più precoce e sempre meno protetto.

Dopo l’allarme lanciato dal professor Marco Cusini, direttore del reparto di malattie a trasmissione sessuale – che negli ultimi mesi ha visitato 10 ragazzi sotto i 20 anni contagiati dal virus dell’Hiv – , c’è quello legato alle gravidanze indesiderate: lo scorso anno le minorenni che si sono rivolte al giudice tutelare di Milano per ottenere il permesso di abortire, secondo quanto stabilito dalla legge 194 sull’interruzione di gravidanza sono state 186, quindici al mese o se si vuole, una ogni due giorni. Quasi tutte hanno ottenuto il benestare all’aborto.

Ecco lo sbalorditivo racconto di un giudice: «Mesi fa si è presentata da me una ragazzina di 15 anni, mi dice di essere incinta e di voler abortire. Le chiedo se ne ha parlato almeno con il suo ragazzo. Lei mi risponde di non sapere chi fosse il padre perché aveva fatto sesso di gruppo con i suoi compagni di classe. Succedeva dopo la scuola in casa sua visto che papà e mamma erano al lavoro. Rimasi di sasso, non solo per quello che mi aveva detto, ma per come lo aveva detto. Come fosse normale, nessun segno di pentimento o mortificazione».

La ragazzina tipo ha sedici anni (ma un buon 5 per cento ha 14 anni o meno) ed è italiana, attanagliata dalla paura di diventare madre. E dal timore di essere coperta di vergogna. Al punto da non confidare a nessuno di essere rimasta incinta.

«I ragazzini non vivono la sessualità come un problema o un elemento su cui riflettere – spiega Alessio Gamba, direttore dell’unità di psicologia dell’età evolutiva al San Gerardo -. Il modello a cui tendono è la soddisfazione immediata dei bisogni. La capacità di attendere è scarsa o nulla. Vogliono una cosa e la vogliono subito. Vivono la vita così: il primo che allunga la mano si prende la torta».

Responsabilità? Gamba non ha dubbi: «Purtroppo non ci sono più modelli di riferimento. Chiese e oratori non fanno più parte della vita della quasi totalità dei ragazzini. Restano i modelli tv, donne sessualizzate e maschi muscolosi. Per un ragazzino non c’è ragione per voler diventare diversi da loro. Pensiamo solo alle Winx con cui giocano le bambine delle scuole elementari. Al loro confronto le Barbie sembrano quasi delle nonne».

Fonte: Il Giornale.it


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