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Stili di vita meno sani nei figli delle mamme lavoratrici


Questo perché, secondo una ricerca condotta da Catherine Law, dell’Institute of Child Health – pubblicata sul Journal of Epidemiology and Child Health lo scorso settembre -, una madre casalinga può controllare meglio i propri figli, riducendo così e il rischio che seguano comportamenti sbagliati. Inoltre, ci sono maggiori probabilità che questi svolgano un’adeguata attività fisica.

Tali conclusioni sono frutto di un’indagine che ha coinvolto circa 12.500 bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni. Le mamme dei piccoli coinvolti nello studio sono state intervistate in merito alle ore di lavoro settimanali, il tipo di dieta seguita dai figli e il tempo dedicato all’attività fisica.

Dall’analisi dei dati raccolti è emerso che i figli delle donne lavoratrici, non solo quelle full-time ma anche quelle part-time, tendono a eccedere con le bevande zuccherate, stanno davanti alla tv o al computer per più di due ore al giorno e, il più delle volte, vengono accompagnati alla scuola materna in macchina e non a piedi, un’abitudine che riduce ulteriormente l’attività fisica dei piccoli.

Uno studio precedente, condotto sempre sullo stesso gruppo di bambini all’età media di 3 anni, aveva evidenziato che i figli delle mamme lavoratrici presentavano un rischio maggiore di obesità.

I ricercatori ci tengono tuttavia a precisare che scopo di questo studio non è puntare il dito contro le mamme lavoratrici bensì l’acquisizione di una maggior consapevolezza riguardo determinati comportamenti da correggere.

Fonte: Universonline.it


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  • Sonja

    Sono una mamma lavoratrice full time ed… ebbene sì, anche mio figlio va a scuola in auto/moto e non a piedi perché accollarsi 3 Km ogni mattina per arrivare a scuola e poi andare al lavoro con i mezzi significherebbe uscire 1 ora prima… che se poi la aggiungiamo alle 10 ore che già normalmente stiamo fuori casa… Non sono io che sbaglio ad con i mezzi privati, sono le istituzioni che non mettono a disposizione mezzi pubblici adeguati (come pulmini dedicati) a prezzi onesti.
    Secondo voi come è possibile far frequentare ad un bimbo un’attività sportiva iniziando alle 7 di sera? A che ora lo si fa cenare? E a che ora a dormire? E il mattino dopo ve lo immaginate il risveglio?
    Per quanto riguarda alimentazione, TV e sedentarietà, qui è vero, entrano in gioco le abitudini di famiglia, dei genitori che siano lavoratori o no… Per scelta personale, sacrificando tempo ad hobby e relax, riesco a preparare tutte le sere pietanze semplici e genuine evitando cibi in scatola e prodotti industriali semipronti… (puntualmente proposti alla mensa scolastica -tonno in scatola e bastoncini di pesce panati)… e di TV se ne guarda poca, meglio andare nel lettone con un libro di fiabe.
    Ritengo comunque che il problema non sia delle mamme che lavorano ma della società, del lavoro… Ho chiesto al mio principale di poter fare un orario più compatto (riducendo la pausa pranzo ed entrando prima) ma la risposta è stata categoricamente negativa… e visto che non lavoro per autogratificami ma per necessità mi devo adattare ed infine… no, non mi farete sentire in colpa più di quanto già non mi ci senta di mio, perché lavorare non significa essere una mamma assente o superficiale perché so di dare ai miei figli tutto il tempo che resta delle mie giornate.
    Grazie dell”attenzione
    Sonja

  • albertina

    Onestamente penso che chi scrive queste cose non abbia mai avuto problemi di soldi. Io lavoro, faccio part time, torno a casa alle 15,15, prendo mia figlia che è nel frattempo tornata da scuola con il pulmino a casa di mia madre. Andiamo a casa, compiti e nel frattempo abbozzo la cena, poi due volte a settimana la porto a ginnastica ritmica e quando si torna a casa se ce ne sono si finiscono i compiti, merenda, poi si gioca un po” se è cattivo tempo, altrimenti si esce anche in giardino (fortunatamente abito in campagna). Poi doccia, mentre finisco di fare la cena, torna il papà, si scherza o si parla per un po, si cena e se è il caso si vede un po” di tele o si fa comunque altro che piaccia a tutti e tre, non necessariamente insieme. Poi a ninna. I giorni che palestra non c”è comunque c”è la spesa o altri impegni (le giornata di una donna non sono mai prive di qualcosa da fare), non molto spesso ci si riesce a vedere con qualche amica ed i loro figli (specialmente l”inverno purtroppo, l”estate è tutto più semplice fortunatamente). Cerco SEMPRE di cucinare cibi sani ed il più possibile nutrienti nella maniere migliore. Spesso costretta a comperare dal fruttivendolo le verdure già lavate o addirittura già cotte x accorciare i tempi ed avere più tempo x figlia e marito. E questo costa! Insomma, io penso che certe scemenze non andrebbero proprio pubblicate.

  • Redazione web bambinonaturale

    Ci spiace che articoli come questo urtino la sensibilità di alcune madri lavoratrici che non si rispecchiano nel campione in esso descritto.
    Tuttavia più che di “scemenze” si tratta, ohimè, di dati reperiti da studi che, ci piaccia o no, sono stati condotti e pubblicati e che parlano di esempi più numerosi di quello della singola mamma.
    L”ultima frase, poi, sottolinea come – rendendo noti questi risultati – non si intenda puntare il dito contro una categoria, quanto piuttosto evidenziare una realtà che, volente o nolente, esiste ed è sotto gli occhi di tutti: bambini sempre più sovrappeso, chiusi in casa davanti a tv e videogames per… mancanza di tempo e – forse – volontà… Le mamme lavoratrici esistono, per passione o necessità, e chi ha pubblicato l”articolo “incriminato” lavora come chi è intervenuto. Tuttavia possiamo essere ottimi esempi di madri lavoratrici e consapevoli, sentendoci così liete di non appartenere al folto gruppo delle madri descritte nel contributo. Tuttavia guardandosi attorno si può facilmente scoprire come una buona parte dei figli di mamme che lavorano molte ore al giorno conducano un”esistenza del tutto simile a quella qui denunciata.
    Quindi la redazione tonra a scusarsi se, con la scelta di questa notizia, ha urtato i sentimenti di qualche sua lettrice, ma suggerisce altresì di non attaccarsi ai – validissimi e consapevolissimi – casi specifici e, allo stesso tempo, di non offendere palesemente chi pubblica articoli, forse, politicamente scorretti…