Allattamento: le mamme italiane lo interrompono prima


“L’indagine -spiega il Presidente della Sip Pasquale Di Pietro – ha avuto come obiettivo verificare quali fossero le principali affinità e differenze tra le mamme italiane e quelle straniere riguardo l’allattamento al seno, per essere in grado di adottare con ciascuna le strategie più adatte per sostenerle nell’allattamento”.

Secondo la maggioranza dei pediatri intervistati (77%) le mamme italiane sono di gran lunga quelle che chiedono più frequentemente aiuto al pediatra, in occasione di problemi e difficoltà legati all’allattamento al seno.Tuttavia tale richiesta di aiuto non coincide con una maggiore durata dell’allattamento.

Secondo il 39% dei pediatri sono infatti le mamme del centro e del sud africa, seguite dalle mamme mussulmane che allattano più a lungo, mentre per il 38% sono proprio le italiane e per il 37% le orientali che interrompono prima l’allattamento.

E sono ancora le orientali e le italiane le mamme indicate dalla maggioranza dei pediatri (rispettivamente dal 36% e dal 25% degli intervistati) come quelle che interrompono l’allattamento senza chiedere consiglio al pediatra e che scelgono da sole (rispettivamente secondo il 31% e il 33% dei pediatri) il latte formulato da dare al loro bambino.

Le mamme italiane sono anche le più propense a considerare di pari qualità i latti formulati venduti nei supermercati, rispetto a quelli venduti in farmacia.

La ripresa del lavoro, secondo la percezione dei pediatri, incide maggiormente come causa di sospensione del’allattamento per le mamme italiane e per quelle orientali, ancora una volta accumunate negli atteggiamenti, rispetto alle altre, mentre sono le mussulmane quelle per le quali incide meno, anche perché molte di loro non lavorano.

Va comunque registrato che i comportamenti spesso coincidenti delle mamme italiane e orientali derivano da situazioni significativamente differenti. “La maggiore autonomia dal pediatra per quello che riguarda svezzamento e scelta del latte sostitutivo – spiega la Navone, Segretario Nazionale della SIP e coordinatrice dell’indagine, – per le orientali deriva essenzialmente da una scarsa frequentazione col pediatra, mentre per le mamme italiane deriva, paradossalmente, dal loro maggior livello di informazione che le rende più sicure nel prendere una decisione autonoma”.

Dall’indagine risulta anche che la grande maggioranza dei pediatri (86%) è convinta che l’affezione delle mamme – sia italiane che straniere – all’allattamento dipende essenzialmente dall’azione svolta da neonatologi ed ostetrici alla nascita, mentre il 78% ritiene che se la mamma non è adeguatamente sostenuta a casa dal partner e dalle persone che le stanno vicine, l’azione del pediatra nel sollecitarla ad allattare almeno per sei mesi risulta inefficace,

Fonte: Virgilio Notizie


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  • Antonella Sagone

    Scusate, non mi trattengo, questo argomento mi sta troppo a cuore.
    Questo articolo di Virgilio notizie conferma la dolorosa realtà che riscontro così spesso nel mio lavoro (Consulenza alle mamme e formazione ai sanitari) e cioè che gli operatori, ma in particolare medici (pediatri e neonatologi) hanno un livello di consapevolezza bassissimo di cosa le madri percepiscono dei loro consigli e interventi, dell”effetto delle loro indicazioni, delle motivazioni ad allattare delle madri e dei motivi per i quali le madri alla fine rinunciano ad allattare. Questa enorme discrepansa fra percezione e realtà (di cui patiscono le spese sie le madri sia i medici) ha due facce: da un lato la difficoltà del pediatra a entrare su un piano di comunicazione veicolato dall”empatia (la formazione medica insegna a dare consigli, piuttosto che ad ascoltare e rendere le madri capaci di individuare la loro soluzione, e la mamma tornata a casa ha una compliance bassissima); dall”altro la madre stessa non comunica correttamente col pediatra, per soggezione (timore di essere “sgridata”) o per un senso di protettività (per cui dice al medico ciò che pensa che egli voglia sentirsi dire).
    Il nostro lavoro deve essere di empowerment sia per la mamma che per l”operatore medico, favorendo una maggiore consapevolezza delle problematiche e una comunicazione più funzionale.

    Antonella Sagone, psicologa, IBCLC e formatrice