Depressione post-partum: a rischio 16 mamme su 100

Ecco – secondo uno studio compiuto dall’Asl To1 – il profilo della neomamma candidata alla depressione post partum.

Dall’inizio del 2008 a oggi sono state seguite nei distretti di Mirafiori Sud 102 coppie subito dopo la nascita di un figlio. Un progetto – ed è questo l’aspetto più innovativo – «che non si è limitato a indagare sullo stato emotivo delle neomamme – spiega la dottoressa Luisella Gioppato, coordinatrice dello studio insieme al dottor Giampiero De Marzi, responsabile del Centro di salute mentale di via Negarville – ma ha coinvolto attivamente anche i neopapà».

Risultato: sedici coppie su cento sono a rischio. Poco più della media nazionale, che supera di poco il 10 per cento.

Studentesse e professioniste, colf e casalinghe, insegnanti, impiegate e operaie. Donne italiane e donne straniere. La ricerca ha preso in considerazione un campione molto ampio di neomamme. Tutte le situazioni a rischio sono state affrontate, alcune mamme sono ancora in terapia. In alcuni casi si è addirittura temuto che la madre potesse fare del male al neonato, e il bimbo nella stanza da letto dei genitori è stato – ad esempio – allontanato dalla mamma e spostato accanto al padre.

C’è un campanello d’allarme, forse il primo fra tutti, da non sottovalutare: «Le madri che sono state educate ad aderire alle aspettative della “madre ideale” sono quelle che sviluppano più facilmente sentimenti di inadeguatezza e incapacità a soddisfare i bisogni del lattante», spiega la dottoressa Gioppato. Sentimenti che – paradossalmente – sfociano in un distacco fisico ed emotivo dal bimbo. «Fino a vivere l’essere madre come un lavoro sfinente e insopportabile». Un incubo, più che una gioia.

Ogni storia è una storia a sé. Pianto, sbalzi d’umore, irritabilità, fino al digiuno e all’insonnia. I racconti di madri in preda a depressione post-partum sono spesso terribili.

«Molte delle neomamme in preda a depressione lamentano l’assenza del partner: ma spesso sono loro a tenere lontani i mariti o i compagni dal bambino, come se la cura del neonato fosse un ambito esclusivamente loro, un compito della madre», rilevano gli psichiatri dell’Asl To1.

L’origine del senso di inadeguatezza e di incapacità può anche risiedere nell’assillo di amici e parenti che pretendono di insegnarti tutto su tuo figlio appena nato. «Un altro possibile fattore scatenante – sottolineano all Asl To1 – è il rapporto della madre con sua madre: madri delle neo-mamme distaccate o in conflitto non aiutano, anzi». Al contrario, «un buon rapporto di coppia favorisce la serenità, ma spesso marito e moglie esternano poco le loro emozioni, preoccupandosi soprattutto delle questioni pratiche: il biberon, la pappa, il cambio del bambino».

Emerge, nelle mamme professioniste piuttosto che nelle casalinghe, maggior tendenza al dialogo. I sintomi evidenziati nelle puerpere sono i disturbi del sonno, la mancanza di energia, le alterazioni anche improvvise dell’umore. Nei papà (36 si sono rifiutati di partecipare allo studio) sono i cambiamenti fisici della partner – prima e dopo il parto – a provocare cali d’umore e a minare la situazione. A volte questo è causa di tradimento, altra fonte inevitabile di depressione.

Ferruccio Massa, direttore generale dell’Asl To1, ha sostenuto il progetto, che ora sarà un servizio in più dei consultori alle coppie: «Lo studio ci aiuterà a prevenire e a intercettare situazioni a rischio, indirizzandole da subito verso un percorso di cura o a una rete di sostegno della coppia». Quando non è già troppo tardi.

Fonte: La Stampa.it


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