Incontri e scontri a tavola


Non credo che ci siano persone che sanno cucinare e persone che non sanno cucinare, ognuno ha in sè tutta la potenzialità per cucinare bene ciò che serve a se stesso, chi dice di non saper cucinare è perchè ha imparato un pò a pensare di non riuscire a fare cose buone per se stesso, perchè ha soffocato un pò il suo lato materno, quello che nutre, quello che dà in abbondanza e senza chiedere niente in cambio…..cibarsi bene è indispensabile per vivere, è impossibile che qualcuno non sappia farlo!!

Può risuonare provocatorio quello che dico, ma è un modo per far capire che il cibo ha a che fare con le nostre emozioni, con la nostra energia, è il richiamo alla madre che è la prima che ci nutre e che ci fa conoscere il cibo.

Quando sento parlare di bambini che non mangiano verdure, di bambini che non mangiano affatto (cosa pressocchè impossibile!), di intolleranze alimentari, di problemi di digestione, sento che veramente prima di abbracciare tante teorie alimentari e non, è bene fermarsi un attimo e ascoltare cosa proviamo quando è il momento di mangiare.

Ogni cultura, ogni popolo ha i propri alimenti, i propri cibi che raccontano la storia e il territorio di appartenenza, e i bambini partecipano alla tavola e mangiano ciò che viene offerto loro.

Perché da noi spesso è così difficile che il momento del pasto sia vissuto tranquillamente? Perché molti genitori si lamentano del fatto che i bambini non mangiano o che non stanno seduti a tavola?

Senza soffermarmi sulle questioni che riguardano il nostro stile alimentare, che da molti anni ormai è stato invaso da cibi industriali, da mancanza di tempo per cucinare e che richiederebbe un’analisi approfondita, vorrei invece precisare alcuni punti che possono servire per orientarsi meglio e per riflettere un po’.

I primi anni di vita l’alimento che meglio nutre anima e corpo del bambino è il latte materno, e non ho nessun dubbio a dirlo, ciò non vuol dire che sia l’unico ma è importante per il suo valore nutritivo (che non si esaurisce certo dopo i primi 6 mesi!) e per il suo valore relazionale.

L’inizio dell’introduzione di nuovi cibi secondo alcuni dovrebbe essere quando il bambino mette i primi denti, secondo altri dopo i sei mesi, secondo la mia esperienza e gli studi che ho approfondito questo momento dovrebbe essere quando il bambino mostra interesse per il cibo, e lo fa semplicemente allungando le mani mentre condivide la tavola coi suoi genitori (è importante quindi che anche i genitori si alimentino in maniera semplice e salutare). Alcuni bambini mostrano questo interesse già dopo i sei mesi altri arrivano tranquillamente all’anno o anche dopo.

Ogni bambino dovrebbe essere lasciato libero di toccare il cibo, di mangiare con le mani e anche di giocarci un po’. Non si deve aver paura che diventi un porcellino che non sa quali sono le buone maniere! I bambini sono desiderosi di imparare quello che fanno gli adulti e se li lasciamo fare e riponiamo fiducia in loro, pian piano saranno proprio loro a volersi cimentare nell’usare forchetta e coltello!

Il momento del pasto è certamente anche un momento conviviale, un’occasione per stare insieme e per condividere, però è importante capire che prima di tutto è il momento per concentrarsi sul cibo e gustarlo con passione. E qui arriviamo al punto caldo: si deve pretendere che i bambini stiano seduti a tavola coi genitori in nome della sacralità del momento? Io credo di no.

Ciò deve avvenire se avviene spontaneamente, se veramente il momento del pasto è un momento conviviale e non un campo di verifica per vedere se le regole funzionano o no. Spesso riversiamo su questi rituali mancanze che segnano tutta la nostra vita!

Oggi accade spesso che questo momento è caricato di aspettative, molti genitori mi dicono che è l’unico momento in cui la famiglia può stare tutta insieme. Bene, non voglio colpevolizzare i genitori per il loro stile di vita, né pretendere di cambiare assetti familiari e lavorativi complessi (anche se farebbe bene un po’ a tutti rallentare i ritmi, lavorare meno, e stare più coi figli!), voglio però dire che non è bene associare il cibo con un necessario scambio relazionale. Meglio è lasciarsi uno spazio prima o dopo il pasto in cui la famiglia sta insieme, parla, gioca….e qui deve esserci lo sforzo di non mettersi subito a lavare i piatti o guardare la tv da parte dei genitori, ma semplicemente stare insieme, liberando il momento del pasto dal carico emotivo e dalla smania di recuperare ciò che non è stato fatto durante il giorno.

Altrimenti sono ancora una volta i nostri figli a dover fare un passo verso di noi e verso le nostre strane abitudini!

Credo che ogni bambino dovrebbe essere libero di mangiare quando ha fame e di non essere obbligato a sedere a tavola, allo stesso tempo però dovrebbe rispettare i genitori o gli altri familiari che invece in quel momento sono interessati a mangiare. Questo è un punto su cui vale la pena essere fermi.

E poi sarebbe bene coinvolgere i nostri figli nella preparazione dei piatti, o almeno proporglielo, a loro piace così tanto poter lavare, tagliare, mescolare, vedere come un cibo cuoce o si trasforma!

A volte però, quando i nostri ritmi sono serrati e abbiamo poco tempo, meglio accontentarsi di un salutare riso in bianco e rilassarsi tutti insieme, che voler pretendere di cucinare cose eccelse quando la famiglia reclama più spazio e tranquillità.

Se ci rilassiamo, se abbassiamo le aspettative e ascoltiamo i nostri figli anche il cibo diventa più buono e presto ci ritroviamo tutti seduti insieme a tavola molte più volte e con molta più serenità di quanto si possa pensare. Buon appetito!

Ornella Piccini


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  • Tiziana

    ..bello poter “rallentare”un po” e “lavorare po”meno”per stare un po” di piu” con i propri figli… E a me e mia figlia chi mi mantiene??? arrivo a malapena a fine mese con il mio stipendio… Quindi NO COMMENT

  • lucia

    mi sembra un ottimo articolo e forse un modo per farci riflettere sui nostri modi di vivere, anche se può essere vero che il tempo è sempre poco, ma la ricerca di cibi semplici e sani e il ritagliarsi più tempo per i nostri bambini deve essere una nostra prerogativa rispetto ad altre cose che possono solo sembrare più importanti

  • Lia

    Bell’articolo, approvo in pieno con quanto viene detto, soprattutto sul non imporre, a tutti i costi, ai bambini di stare seduti a tavola tutto il tempo che a noi adulti risulta necessario! Condivido anche il fatto che vanno rispettati “i ritmi della tavola” di tutta la famiglia!

  • Alexandra

    Bell’articolo si. Condivido pienamente il pensiero di liberare il pasto dal “carico emozionale” di essere l’unico momento di scambio relazionale nella famiglia. Anche nello svezzamento (molto graduale, e conclusosi con un distacco spontaneo della mia bambina dal seno, a 11 mesi), c’è questo passaggio vitale della dissociazione tra cibo e coccola, nutrimento fisico e rassicurazione / consolazione. Ma questo presuppone, ovviamente, che le coccole ci siano a gogo in altri momenti.
    Non è necessario “lavorare meno”, solo lasciarsi meno “possedere” dal pensiero del lavoro o di altro. Io lavoro a tempo pieno, più il tempo da passare nei mezzi. E lavoravo anche molto, ma molto di più, ed ero parecchio stressata, quando un amico mi disse: “il bello di te è che sei sempre capace di prendere una pausa, anche se di qualche secondo, in quello che stai facendo, per un sorriso, un gesto di affetto. Si sente sempre che ci sei per l’altro.” Mi tengo queste parole come una delle cose più preziose di me, e cerco sempre di restare così, anche se mi sento sopraffatta dalla fretta e dall’accumulo di cose da fare. I 10 secondi di un abbraccio in più alla mia cucciola prima di lasciarla al nido, non fanno la differenza per il lavoro che ho da fare, ma daranno la carica a me e a lei per tutto il giorno, e sono momenti che non moriranno mai.