Le alternative efficaci al biberon

Nonostante questo e nonostante gli sforzi dei produttori, nessun biberon riesce a riprodurre nemmeno lontanamente il seno.

Il motivo è semplice: per fare uscire il latte dal seno, il bambino fa un movimento “a onda” con la lingua, in pratica spreme il seno altrimenti il latte non esce o ne esce poco. Questo fa si che il bambino che poppa al seno abbia una particolare posizione della bocca, delle labbra, della mandibola, per far sì che questo movimento di spremitura sia efficace.

I biberon (tutti i biberon!) hanno il latte che scende da solo. Infatti se mettete a testa in giù un biberon il latte sgocciola. Per far uscire il latte è necessario aspirare, e non spremere, e la lingua viene usata per bloccare la fuoriuscita di latte dal biberon. Un po’ come quando si beve dalla borraccia (si aspira) e con la lingua tappiamo il forellino di uscita per fermare il flusso del liquido.

Questa differenza sostanziale tra seno e biberon fa sì che le tecniche di suzione tra questi due metodi siano completamente diverse. Di conseguenza un bambino che impara un metodo difficilmente passa volentieri all’altro. Questa è la ragione per cui tanto si raccomanda di non usare il biberon per i bambini allattati al seno, in particolar modo all’inizio.

Inoltre non è vero che alimentarsi con il biberon sia più facile per il bambino: siccome il latte scende di continuo, se non vuole strozzarsi o se vuole fare una pausa è costretto a fare determinati movimenti con la bocca e con la lingua per bloccare il flusso del latte. Questo comporta una certa fatica di fatti si è osservato che i neonati, e in particolare i prematuri, alimentati con il biberon vanno incontro più facilmente a problemi respiratori e cardiaci.

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Per quanto ora esistano delle tettarelle che hanno una forma e una consistenza abbastanza simile al capezzolo (con una base molto larga rispetto all’estremità), o anche se certi produttori vi citano studi secondo i quali le loro tettarelle sono fatte proprio come il capezzolo della mamma, è proprio il principio su cui si basa il funzionamento del biberon a far sì che, così come attualmente prodotti, non abbiano nulla a che vedere con il seno. Potrebbero anche creare una tettarella facendo un calco di un vero capezzolo e usare un materiale identico alla pelle umana, ma non risolverebbe il problema.

Quindi diffidate di tutte quelle pubblicità di fantomatici biberon che in qualche modo “facilitano l’allattamento al seno” oppure “non interferiscono con l’allattamento al seno”. Sono solo fumo negli occhi.

Di conseguenza, a meno che abbiate deciso di non allattare o di interrompere completamente l’allattamento al seno, l’uso del biberon è decisamente sconsigliato. Certamente ci sono bambini che passano senza problemi dal seno al biberon, ma si tratta di una minoranza, inoltre non è possibile sapere a priori se un certo bambino avrà difficoltà o meno se gli viene proposto sia il seno sia il biberon.

Quali sono le alternative possibili per somministrare un’aggiunta di latte artificiale o del latte materno spremuto?

Molto dipende dal motivo per il quale bisogna farlo.

La produzione di latte della mamma non è sufficiente e l’attacco del bambino è corretto

Questa è il motivo più comune per il quale viene data la famosa aggiunta. Come avrete capito dagli articoli precedenti, il più delle volte l’aggiunta di latte artificiale viene data senza che ce ne sia effettivamente bisogno e soprattutto senza analizzarne le cause.

L’aggiunta è necessaria se il bambino sta prendendo troppo poco peso o se addirittura ne sta perdendo, e quando i primi interventi per migliorare la situazione (es. aumentare il numero delle poppate) non danno risultati sufficientemente rapidi.

Quando l’attacco al seno del bambino è corretto, si può usare un sistema che prende i classici due piccioni con una fava: si somministra latte in aggiunta e allo stesso tempo si stimola il seno, in modo da aumentare la produzione di latte. Si chiama “Dispositivo di Alimentazione Supplementare” o D.A.S.. Si tratta di un tubicino molto sottile: da una parte lo si mette in un contenitore che contiene il latte (artificiale o della mamma), dall’altra lo si mette vicino al capezzolo. Il bambino, mentre succhia al seno della mamma, prende allo stesso tempo il latte dal seno e dal tubicino. In questo modo il bambino, pur prendendo un’aggiunta, è attaccato al seno della mamma, così lo stimola a produrre più latte. Inoltre non deve imparare un modo diverso per alimentarsi, perché lui continua a succhiare al seno come ha sempre fatto.

Del D.A.S. esistono versioni già pronte, acquistabili in farmacia, o si può fabbricare anche in casa, acquistando sempre in farmacia un sondino naso gastrico e utilizzando un recipiente sterile per contenere il latte.

L’obiettivo dell’aggiunta data intelligentemente è quello di uscire dalla momentanea bassa produzione di latte per tornare all’allattamento esclusivo. Quando il bambino avrà ricominciato a prendere peso, si può cominciare a ridurre gradualmente la quantità di latte data in aggiunta (ad esempio, ogni giorno di 30 ml a poppata).

Questo sistema è utilizzato anche dalle mamme che “riallattano”, cioè che avevano smesso di allattare e che vogliono riprendere, o addirittura dalle madri adottive, infatti la stimolazione del seno data dalla suzione del bambino è in grado di indurre la lattazione anche nelle donne che non hanno partorito.

La produzione di latte della mamma non è sufficiente e l’attacco del bambino non è corretto oppure il bambino è prematuro o rifiuta il seno

In questo caso il D.A.S. non è utile, in quanto per usare il D.A.S. il bambino deve succhiare correttamente. Se il bambino non si attacca correttamente o per qualche ragione rifiuta il seno e serve quindi “rieducarlo” o se il bambino è prematuro o troppo debole per succhiare si può utilizzare l’alimentazione a dito. Come con il D.A.S., serve un tubicino e un contenitore in cui tenere il latte. La persona che somministra il latte, preferibilmente uno dei genitori, dovrà lavarsi accuratamente le mani e tagliare le unghie molto corte. Il tubicino dovrà essere allineato a una delle dita della mano del genitore, dal lato del palmo e poi il dito va messo nella bocca del bambino che inizierà a succhiare. Anche se non sembra, questo sistema è molto più simile all’allattamento al seno di quanto non lo sia il biberon.

La mamma è uscita

Se la mamma si deve assentare per un periodo di tempo durante il quale il bambino molto probabilmente avrà fame, la cosa migliore è avere da parte del latte materno spremuto (a mano o con il tiralatte). Se non è possibile e il bambino è ancora allattato esclusivamente al seno (sotto i sei mesi di età), l’unica alternativa è ricorrere a del latte artificiale correttamente preparato.

Per dare il latte al bambino è sufficiente un bicchierino molto piccolo o un cucchiaino (ovviamente sterilizzati). In commercio esistono anche dei contenitori fatti apposta, che sono appunto dei bicchierini o anche una specie di cucchiaio con un serbatoio per non doverlo riempire ogni volta. Basta tenere il bambino in braccio e appoggiargli il bicchierino sulle labbra, di modo che il latte gli sfiori la lingua. Il bambino inizierà a leccare il latte come un gattino con la sua ciotola.

La stessa cosa si può fare con un cucchiaino, è un po’ più laborioso perché il cucchiaino contiene meno latte del bicchierino.

Se il bambino ha già qualche mese si può usare un bicchiere con il beccuccio, di quelli fatti apposta per bambini.

In molti paesi del mondo il biberon non esiste, e quando è necessario dare del latte a un neonato senza attaccarlo al seno si usano proprio dei piccoli recipienti. Ad esempio in India si usa il paladai, un contenitore simile a una lampada a olio, molto efficace per somministrare il latte ai bambini piccoli.

Questi ultimi due sistemi (l’alimentazione a dito e il bicchierino) sono utili anche nei casi in cui la mamma non possa o non riesca ad attaccare al seno il bambino per alcuni giorni, ad esempio nel caso di ragadi molto dolorose o se è necessaria una sospensione temporanea dell’allattamento per qualche ragione. In ogni caso sarà necessario usare un tiralatte o spremere il latte manualmente, sia per mantenere la produzione sia per evitare ingorghi mammari.

Quanto sopra è solo un breve accenno alle possibili alternative al biberon.

Come avete visto le possibilità son diverse a seconda della situazione e nel famoso caso del “poco latte”, non solo è possibile somministrare il latte senza creare confusione nella suzione, ma allo stesso tempo è possibile stimolare il seno a produrre più latte.

Ed è anche possibile tornare all’allattamento esclusivo, una volta individuate le cause della produzione di latte non adeguata. Purtroppo nella maggior parte dei casi l’aggiunta viene data senza motivo, spesso su iniziativa degli stessi genitori a causa della sfiducia nelle capacità della mamma e nella qualità e quantità del suo latte. E anche quando viene prescritta dal pediatra, raramente viene data analizzando il motivo del “poco latte”: solo capendone le cause sarà possibile attuare, in accordo con i genitori, una strategia per tornare all’allattamento esclusivo. In questo caso, quando l’aggiunta di latte artificiale è veramente necessaria, non sarà una “nemica” dell’allattamento, ma un valido aiuto per uscire da una situazione passeggera.

Ipotizziamo che voi abbiate male ad una gamba e vi rivolgiate al pronto soccorso per questo motivo. Cosa pensereste se il medico, senza minimamente indagare sulle cause del dolore, vi prescrivesse delle stampelle come unica “cura”, senza domandarsi se la gamba è rotta o se invece c’è uno strappo muscolare o una caviglia slogata? E magari vi dicesse “Eh, già, è un vero peccato, lei ha la sfortuna di non poter camminare”? Invece è perfettamente normale che il medico studi la vostra situazione per capire la causa del problema, e una volta scoperta la causa del dolore, il medico prescriverà in base alla situazione un’ingessatura, della fisioterapia, un farmaco o qualcos’altro. Magari serviranno anche le stampelle, ma solo per un certo periodo e con lo scopo di tornare a camminare con le proprie gambe.

Perché non pretendere lo stesso anche per l’allattamento, che è altrettanto importante per la salute di mamma e bambino?

In calce all’articolo troverete dei riferimenti per approfondire il tema e se dovete utilizzare questo strumenti è comunque consigliata la consulenza di una persona esperta in allattamento, specialmente le prime volte, dato che più o meno tutti abbiamo visto in vita nostra un biberon, ma queste alternative sono sconosciute ai più e quindi è probabile che all’inizio serva un po’ di pratica.

Del resto anche provando a dare un biberon a un bambino abituato al seno, molto probabilmente incontrerete il rifiuto del bambino. Però scommetto che nessuno vi dirà: “Su, dai, non insistere con il biberon…se non lo vuole prova a dargli il bicchierino!”. Invece sono quasi certa che se proverete il bicchierino o il D.A.S., al primo intoppo ci sarà qualcuno che vi dirà: “Ma perché ti complichi la vita con queste cose? Usa il biberon!”.

Sara Cosano

Per saperne di più:

Un dono per tutta la vita di Carlos Gonzales – Il leone verde Edizioni

Allattare, un gesto d’amore di Tiziana Catanzano e Paola Negri – Bonomi Editore

– Allattare.net di Maria Ersilia Armeni – Castelvecchi Editore

Uso del D.A.S.

Video sul D.A.S.

Uso dell’alimentazione a dito

Video sull’alimentazione a dito

Video sul bicchierino

Chi può aiutarti:

Le tre figure principali nel sostegno alle mamme che allattano sono:

Consulenti professionali in Allattamento Materno (IBCLC): professionisti sanitari specializzati nella gestione clinica dell’allattamento al seno.

La Leche League: associazione a livello mondiale con più di 50 anni di storia che aiuta le donne tramite consulenti che sono mamme con esperienza di allattamento al seno.

Peer counsellors (consulenti alla pari): mamme che aiutano altre mamme nei gruppi di auto-aiuto.

Potete trovare I contatti nell’articolo Vuoi allattare? Ecco chi ti aiuta…


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