Ho poco latte, cosa posso fare?

Gli unici segnali affidabili che indicano che il bambino sta assumendo meno latte del dovuto, sono:

  • scarso aumento di peso: cioè meno di 125 grammi a settimana nei primi tre mesi e meno di 80 grammi a settimana da tre a sei mesi. Dopo i sei mesi la crescita rallenta ulteriormente, ma è perfettamente normale;
  • pochi pannolini sporchi: nei primi mesi il bambino dovrebbe sporcare almeno 6 pannolini al giorno, di feci o urina. Se un bambine assume poco latte, l’urina ha un colore intenso e un odore molto pungente.
  • lo stato generale del bambino: un neonato che non mangia a sufficienza è ipotonico, sonnolento, oppure piange in modo inconsolabile.

In genere il pediatra di fronte a un quadro come questo prescrive degli esami per escludere la presenza di altre cause (es. infezioni) che potrebbero anch’esse portare a un rallentamento della crescita.

Riguardo all’aumento di peso, alcune volte i genitori hanno delle aspettative esagerate. Più volte ho sentito genitori preoccupati perché il loro cucciolo, che ultimamente aumentava 250 grammi a settimana, è aumentato “solo” 200 grammi. C’è da augurarsi che un bambino non cresca sempre di 250 grammi a settimana!

Il “poco latte” autentico, detto “ipogalattia primaria”, cioè quello dovuto a malattie della madre che rendono scarsa o nulla la produzione di latte, è una situazione veramente rara.

Cause del poco latte (ipogalattia autentica)

Vi cito le possibili cause di ipogalattia autentica, di modo che vi rendiate conto che è improbabile, anche se non impossibile, che sia capitato proprio a voi.

  • Ipotiroidismo non diagnosticato: con cure opportune infatti si può allattare.
  • Ritenzione della placenta: si diagnostica subito dopo il parto ed è necessario intervenire al più presto per salvaguardare la salute della mamma, dopo di che anche la produzione di latte tornerà normale.
  • Sindrome di Sheenan: è una complicazione che può avvenire in seguito a una forte emorragia durante il parto. Questa causa danni all’ipofisi e quindi alla produzione degli ormoni necessari per allattare.
  • Mancanza del tessuto mammario, deficit congenito di prolattina: sarebbe il vero “poco latte” congenito. Si tratta però di una situazione di una rarità estrema, si parla di pochi casi al mondo.

Anche senza essere medici, è evidente che si tratta di malattie serie, in cui la mancanza di latte sarebbe solo uno dei problemi e si avrebbero altri disturbi legati al funzionamento anomalo degli ormoni.

Anche un intervento di chirurgia estetica al seno (di aumento o di riduzione) potrebbe compromettere la possibilità di allattare se nell’intervento sono stati recisi alcuni nervi o i dotti galattofori.

L’ipogalattia determinata dalle cause appena citate comunque ha la caratteristica di manifestarsi subito, fin dall’inizio dell’allattamento. L’ipogalattia primaria non può capitare al terzo mese!

Il fatto di avere una produzione scarsa di latte peraltro non impedisce di ricorrere a un allattamento misto (al seno per quanto si riesce e il resto con latte artificiale) che è comunque preferibile a un allattamento completamente artificiale.

Cosa è l’ipogalattia secondaria?

Parliamo ora della cosiddetta ipogalattia secondaria, cioè non dovuta alle cause sopra citate ma a cause indotte e, in quanto tali, risolvibili.

Nell’articolo precedente ho citato i tre punti che garantiscono una produzione di latte adeguata, e cioè:

  • allattamento a richiesta;
  • allattamento esclusivo;
  • attacco corretto.

Se c’è la certezza che produzione di latte non sia sufficiente, vuol dire che c’è qualche intoppo in uno o più dei punti precedenti.

Hai già visto i nostri libri sull’allattamento?

Allattamento a richiesta

Allattare a richiesta significa offrire il seno al bambino ogni volta che mostra i primi segnali di fame (il pianto è un segnale tardivo di fame). Quando ha fame il bambino è più vigile, attivo, muove gli occhi, le mani, la testa, si porta le mani alla bocca e potrebbe muovere la bocca come per succhiare o fare smorfie. Se si distanziano le poppate anche se il bambino avrebbe fame, non si risponde alle necessità nutrizionali del bambino, (il bambino mangia meno del dovuto) inoltre il seno è meno stimolato e quindi la produzione di latte diminuisce.

Allattamento esclusivo

In relazione a quanto appena detto, se un bambino di meno di sei mesi prende qualcosa di diverso dal latte materno (acqua, tisane, camomilla), il bambino si riempie la pancia di liquidi che fanno volume ma sono poco o nulla nutritivi, quindi la volta successiva popperà di meno oppure più tardi. Spesso questo espediente viene utilizzato proprio per distanziare le poppate, ma l’unico risultato certo è che il bambino mangerà meno del necessario, prenderà meno peso, e il seno essendo meno stimolato, produrrà meno latte. Anche il ciuccio può interferire con l’allattamento a richiesta, perché alcuni bambini potrebbero accontentarsi di succhiare il ciuccio anziché il seno, portando comunque a un numero di poppate insufficienti per quel bambino.

Attacco corretto

Pur adottando un allattamento a richiesta e esclusivo, se l’attacco al seno non è corretto il bambino potrebbe non riuscire a estrarre latte a sufficienza oppure la stimolazione potrebbe essere inadeguata, e di conseguenza la produzione cala.

Cosa fare quindi nel caso in cui il bambino stia effettivamente assumendo meno latte del necessario?

La prima cosa da fare, con l’aiuto di un esperto in allattamento, è verificare che l’attacco al seno e la posizione in cui si allatta siano efficaci.

In seguito, bisogna concentrarsi sugli altri due aspetti.

Se il bambino ha meno di sei mesi e quindi non sta assumendo altri cibi, bisogna eliminare prima di tutto il ciuccio e non bisogna dare camomilla, tisane, acqua, nemmeno d’estate in quanto il latte materno provvede a soddisfare sia la fame sia la sete.

Se il bambino ha più di sei mesi e sta assumendo cibi solidi, innanzitutto è normale che a questa età rallenti ulteriormente l’aumento di peso ed è anche normale che il bambino inizi a poppare un po’ di meno (mi raccomando: “un po’ di meno” non significa che a 8 mesi un bambino deve fare tre poppate al giorno, come si legge in molti schemi di svezzamento: è estremamente probabile che a quell’età un bambino poppi ben di più). Se comunque vi sembra che il vostro bambino “grandicello” non stia prendendo abbastanza latte, si può riflettere su cosa sta assumendo di diverso dal latte: troppe bevande zuccherine, come succhi di frutta e tisane? Non sono necessari, se il bambino ha sete berrà acqua o latte materno. I cibi che mangia sono troppo calorici? Anche i cibi fatti apposta per bambini a volte hanno un contenuto calorico esagerato rispetto alle reali esigenze di un bambino.

L’altro aspetto sui cui puntare l’attenzione è l’allattamento a richiesta. Per aumentare la produzione si latte innanzitutto bisogna allattare non solo tutte le volte che il bambino lo richiede, ma anche di più. Più il bambino poppa, più latte si produce. Quindi per recuperare una produzione di latte non adeguata, bisognerà stimolare più spesso il seno, preferibilmente attaccando spesso il bambino, se non è possibile si può ricorrere al tiralatte, anche se ha un’efficacia inferiore. Se si usa il tiralatte per aumentare la produzione di latte, è consigliabile usarlo spesso ma con sedute brevi, piuttosto che fare poche lunghe sedute, perché in questo modo si mantengono più alti i livelli di prolattina. Per lo stesso motivo, un espediente per aumentare la produzione di latte è alternare spesso i seni all’interno della poppata (si inizia da un seno, dopo 5 minuti si cambia seno, dopo 5 minuti si torna al primo e così via finché il bambino è sazio).

Il motivo di una produzione di latte insufficiente potrebbe essere una combinazione di quanto sopra e anche correggendo l’attacco e aumentando le poppate potrebbero volerci un po’ di giorni prima di osservare risultati soddisfacenti.

Un altro motivo che può ostacolare l’emissione del latte è lo stress e l’ansia da parte della madre e di chi la circonda: un parto difficile, una degenza in ospedale faticosa, un rientro a casa disturbato da visite e da parenti ansiosi che mettono in dubbio ciò che sta facendo la madre. Sono tutti fattori che complicano se non addirittura impediscono un allattamento efficace.

In questi casi più complessi è ancor più fondamentale l’aiuto e il sostegno di persone competenti, e il sostegno del partner e della famiglia.

E la famosa aggiunta di latte artificiale?

Spesso viene data in maniera troppo precipitosa, senza nemmeno analizzare le cause dell’ipogalattia. A volte basterebbe chiedere ai genitori se il bambino prende la camomilla… se la risposta è si, basta dire di eliminare la camomilla e in men che non si dica la produzione di latte tornerà normale.

Se il bambino sta veramente prendendo troppo poco peso o se addirittura ne sta perdendo, e se nemmeno usando il tiralatte si riesce a estrarre del latte da dare come “aggiunta naturale”, allora è veramente necessario utilizzare il latte artificiale.

Non è detto che dare l’aggiunta significhi la fine dell’allattamento o la fine dell’allattamento esclusivo.

L’aggiunta, se data in maniera intelligente, è un valido aiuto per recuperare la situazione e tornare ad allattare esclusivamente, ma parallelamente bisogna attuare i diversi sistemi illustrati per aumentare la produzione di latte.

Per questo motivo, è meglio evitare di dare il biberon per l’aggiunta (sia che si tratti di latte materno spremuto sia che si tratti di latte artificiale) perché confonde il bambino nella modalità di suzione e perché non stimola il seno a produrre altro latte.

Esistono vari sistemi, anche molto semplici, che permettono di somministrare aggiunte senza interferire con l’allattamento o addirittura stimolando la produzione di latte.

La prossima volta vedremo le alternative al biberon per somministrare un’aggiunta

Sara Cosano

Per saperne di più:

Un dono per tutta la vita di Carlos Gonzalez – Il leone verde Edizioni

Tutte le mamme hanno il latte di Paola Negri – Il leone verde Edizioni

– Allattare, un gesto d’amore di Tiziana Catanzani e Paola Negri – Bonomi Editore

– Allattamento materno, una goccia di saggezza, una grande opportunità – Ministero della Salute

– Allattare.net di Maria Ersilia Armeni – Castelvecchi Editore

Chi può aiutarti:

Le quattro  figure principali nel sostegno alle mamme che allattano sono:

  • Consulenti professionali in Allattamento Materno (IBCLC): professionisti sanitari specializzati nella gestione clinica dell’allattamento al seno.
  • le ostetriche: seguono la mamma nel suo percorso di gravidanza e parto, e sostengono la mamma e il bebè nei primi mesi di vita del bambino, compreso affinchè vi sia la buona riuscita dell’allatamento
  • La Leche League: associazione a livello mondiale con più di 50 anni di storia che aiuta le donne tramite consulenti che sono mamme con esperienza di allattamento al seno.
  • Peer counsellors (consulenti alla pari): mamme che aiutano altre mamme nei gruppi di auto-aiuto.

Potete trovare i contatti nell’articolo Vuoi allattare? Ecco chi ti aiuta…

Bibliografia:

– European Network for Public Health Nutrition: Networking, Monitoring, Intervention and Training (EUNUTNET).

– Alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a tre anni: raccomandazioni standard per l’Unione Europea. European Commission, Directorate Public Health and Risk Assessment, Luxembourg, 2006.

– Rapisardi G, et al. Raccomandazioni per l’assistenza alla madre in puerperio e al neonato.Riv Ital Pediatr 2000;26:232-43.

– Società Italiana di Neonatologia, Raccomandazioni sull’allattamento materno per i nati a termine , di peso appropriato, sani in Medico e Bambino 2/2002, pp. 41-48

– Strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini OMS/UNICEF


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  • katia

    Reputo eccessivo l”accanimento che tante associazioni dimostrano per un allattamento materno esclusivo, durevole e “a tutti i costi”.Ci sono migliaia di persone, me compresa, che sono cresciute benissimo assumendo unicamente latte artificiale, trovo non ci sia niente di male nel dare un”aggiunta se il bimbo la gradisce, la tollera e la digerisce bene, o nello scegliere il latte artificiale come alimento esclusivo se la madre ritiene che l”allattamento al seno non faccia per lei…nel mio lavoro mi occupo anche di bambini di meno di un anno, quelli allattati esclusivamente al seno per lungo tempo hanno avuto un”infinità di problemi ad essere svezzati, hanno continuato per mesi e mesi a svegliarsi di notte per una “succhiatina”sfinendo la madre, sono rimasti dei mammoni con grossi problemi di inserimento all”asilo nido.Da un punto di vista nutrizionale il latte materno sarà anche migliore ma per altri aspetti non meno importanti, quello comportamentale in primis, l”allattamento “accanito”non dà buoni frutti.Purtroppo lo sviluppo di varie associazioni pro-allattamento sta creando una pressione sociale tale per cui la madre che non allatta o non allatta esclusivamente viene quasi colpevolizzata, questo atteggiamento purtroppo viene assunto anche dal personale di reparti ostetrici o di consultori togliendo alla madre la possibilità di scegliere come nutrire suo figlio…eppure l”Italia è una democrazia…una democrazia in cui una madre può scegliere di abortire ma non di non allattare!

  • Raffaele

    X KATIA da Modena.

    Non avevo mai sentito parlare di “allattamento accanito” ammetto che ho riso parecchio e mi sono immaginato il povero bambino che cerca di scappare dalla mamma che gli vuole cacciare il seno in gola! ^_^
    Io non so che esperienze (brutte) lei abbia avuto ma l”acrimonia e la durezza con cui scrive il suo commento mi lasciano sbigottito. Soprattutto non capisco come mai una persona con le sue idee si trovi a frequentare siti splendidi e pro-bambino come questo!
    Porto l”esempio di mio figlio che è stato allattato al seno fino all”anno e mezzo e che ha iniziato lo svezzamento dopo i 7 mesi: ha deciso lui quando smettere, ora mangia QUALSIASI cosa gli proponiamo (dalla cipolla cruda al pecorino), non ha mai avuto problemi ad adattarsi a persone o ambienti nuovi. Posso quindi considerarmi un papà fortunato perché mio figlio nonostante sia stato allattato con amore non ha disturbi comportamentali???
    Mi parla poi di “pressione sociale” a favore dell”allattamento…beh, si sta solo cercando di ridare ai nostri bimbi quello che gli spetta di diritto: il latte della mamma. Purtroppo grazie a nestlé e ad altre multinazionali le ultime due generazioni sono state portate dal marketing a crescere i propri figli con il latte artificiale (e poi con la coca-cola) ma i lattanti fino a non tanti anni fa come pensa che venissero nutriti???
    Dobbiamo ringraziare la società che si sta rendendo conto solo ora che il biberon è un invenzione commerciale solo per far soldi a discapito dei nostri bimbi.
    Poi come ha spiegato benissimo Sara nei suoi articoli, se una mamma non ha proprio latte per problemi reali è un conto, se invece una mamma non vuole allattare perché ha paura di rovinarsi il decolté o per scelta sua, è libera di farlo, sono affari suoi senza dover sentirsi oppressa dalla società.

    La ciliegina sulla torta del suo intervento però è alla fine:
    “in Italia non c”è la LIBERTA” di NON allattare”. Ma lei, vive in Italia?
    Libertà di non allattare?!?!? Ma se le multinazionali cercano in tutti i modi, già prima che nasca tuo figlio di farti comprare il biberon e di inculcarti la necessità (che necessità non è) del loro miglior latte artificiale?!?
    Se già in ospedale ti propongono
    biberon, ciuccio & simili!
    Già in camera appena partorito devi chiedere il permesso di attaccare tuo figlio al seno!
    Se si sente continuamente di mamme cacciate in malo modo perché hanno osato allattare in pubblico il proprio figlio?!?
    Se effettivamente a Modena c”è questa “pressione sociale”..speriamo che si estenda a tutta Italia!!!!

    …insomma cara signora Katia, ognuno è libero di pensarla come vuole o di esprimere le proprie opinioni, condivisibili o meno, magari la prossima volta però, visto l”argomento piuttosto delicato ed importante, sarebbe utile ed interessante supportare tali affermazioni con qualche fondamento o qualche richiamo tecnico/scientifico/filosofico/psicologico/sociale.

    Firmato
    un papà orgoglioso del proprio bimbo e delle scelte della propria moglie

  • Sara

    Cara Katia,

    sono Sara, l”autrice dell”articolo. Mi permetto di darti del tu.

    Anche se non ne fai esplicito riferimento, suppongo che il tuo commento sia in relazione all”articolo qui sopra, altrimenti lo avresti scritto da un”altra parte.

    Permettimi alcune osservazioni a quanto dici.

    Anche io, come te, sono cresciuta a latte artificiale, ma il fatto che io e te stiamo bene, non vuol dire un bel niente. A parte che, dal punto di vista della probabilità, io e te se fossimo state allattate al seno da piccole ci saremmo risparmiate qualche otite e qualche gastroenterite, e senza dubbio le nostre famiglie avrebbero risparmiato un bel po” di denaro. Ci sono quintali di studi che mettono in relazione l”uso del latte artificiale con una aumentata probabilità di contrarre alcune malattie, dalle più banali (appunto, l”otite) alle più gravi (che non ti cito nemmeno per non sentirmi dare della terrorista). “Aumentata probabilità” non significa che chi prende latte artificiale si ammala e chi prende latte materno no. Significa che se “normalmente” quella malattia colpisce (per esempio) 1 persona ogni 1000, tra chi ha preso latte artificiale l”incidenza è di 2 casi ogni 1000. Questa sembra una sottigliezza, ma è un punto fondamentale perché spesso sento dire “il mio bambino prende latte artificiale e sta sempre bene mentre il suo amichetto che prende latte materno si ammala spesso”. Non c”entra proprio nulla, questi ragionamenti si fanno su grandi numeri. E” come dire “il fumo non fa male perché mio nonno fuma da una vita e ora ha 95 anni e sta benissimo”. Sono felice per il nonno ma da lì a dire che il fumo non fa male ce ne corre.

    Tralasciamo ora questi tecnicismi.

    Dici anche tu che il latte materno è la cosa migliore, tra l”altro aggiungo non solo dal punto nutrizionale ma anche per i fattori non nutritivi che contiene (es.anticorpi, ormoni della crescita ecc…) che nessun latte artificiale contiene.

    Ogni genitore cerca sempre di dare il meglio al proprio figlio. Magari non ci riesce, ma quanto meno ci prova.

    Per cui non cӏ nulla di strano se prima di comprare il passeggino gira 3 o 4 negozi, sente i consigli degli amici, fa un giro in internet per vedere prezzi e caratteristiche.

    Normale, giusto?

    Idem per la cameretta, i giochi, i vestiti. Quando è ora di andare al nido o all”asilo, anche lì ci si informa, si investe del tempo per visitare i luoghi, per parlare con gli insegnanti, sentire i pareri di chi ci è già stato.

    Cosa cӏ di strano in tutto questo? Nulla direi.

    Ti sentiresti di definire genitori del genere “fanatici”, “accaniti” o altro?

    Poi c”è anche chi compra i primo passeggino che trova in offerta o che iscrive il figlio all”asilo vicino a casa senza domandarsi se in giro c”è di meglio, oppure non ha scelta perché è l”unico asilo che gli tiene il figlio negli orari compatibili con il lavoro.

    Questi invece sono “cattivi genitori”? Direi di no, semplicemente avranno altre priorità.

    Trasferiamo questi discorsi sull”allattamento.

    Una mamma ha dei problemi ad allattare e vuole allattare. Va in giro, si informa, scopre che servirà un po” di fatica ma il suo problema è risolvibile.

    E” una fanatica?

    Magari alla fine deciderà comunque di passare al latte artificiale, però si è informata, sa cosa sta facendo. E” ben diverso che accettare passivamente una scelta fatta da altri.

    Perché passare quattro sabati pomeriggio a cercare la cameretta color crema è socialmente accettabile, e investire lo stesso tempo per far funzionare l”allattamento invece no?

    E come mai non è un fanatico chi cerca di venderti a tutti i costi la cameretta color crema, mentre delle persone che facendo puro volontariato o quasi scelgono di aiutare le donne che VOGLIONO allattare, invece si?

    Questo dovresti dirmelo tu, visto che hai sollevato la questione.

    Ho evidenziato “vogliono”, perché una donna, con problemi di allattamento o meno, che desideri passare all”allattamento artificiale non si rivolge certo a un”associazione del settore. Non ho mai visto consulenti andare a bussare alle porte delle case con fuori il fiocco per scoprire come è allattato il pupo, suvvia!

    Lo scopo della consulenza per l”allattamento non è, come si potrebbe pensare, “costringere” la madre ad allattare. Lo scopo è aiutare la mamma a trovare la soluzione adatta per lei. Che può essere anche il biberon di artificiale.

    Però tutte le donne e le mamme hanno il diritto di essere informate, non trovi?

    Per poter scegliere bisogna essere informati, altrimenti non è una scelta.

    Se una mamma, che desidera allattare, non sa che esiste il DAS, il bicchierino eccetera, non potrà mai usarli e in caso di necessità userà il biberon con la concreta possibilità di mandare a farsi benedire l”allattamento.

    Non pensi sia giusto informare le mamme, sostenerle nelle loro scelte? Se poi una mamma, per qualunque ragione, vuole usare il latte artificiale, anche lei deve essere informata, sostenuta. Non dovrei dire a una mamma che se si mette a dare l”aggiunta la produzione di latte, cala? Poi la mamma sceglierà cosa fare, però la scelta sarà consapevole, e non sarà certo una consulente per l”allattamento a giudicarla (né in bene né in male).

    Indubbiamente in tutto questo ci saranno anche gli estremisti, quelli che molti definiscono i “talebani dell”allattamento”. Ma esistono allora anche i talebani del biberon, cioè quelli che dicono che seno o biberon è lo stesso.

    Invece che fare la guerra, pensiamo all”interesse dei nostri bambini.

    Hai letto la presentazione della rubrica?
    http://bambinonaturale.it/lay14.asp?IDSezione=53

    Per quanto riguarda i risvolti psicologici dell”allattare al seno…

    Beh, allo stesso modo potrei dire che i bambini allattati artificialmente hanno dei disturbi del comportamento perché ricevono meno affetto dalla madre, in quanto le madri che allattano artificialmente tornano subito a lavoro e i bambini sono sballottati tra nonni e baby sitter a poche settimane di vita. E” una fesseria, vero? Infatti lo è.

    Il tuo esempio e il mio sono casi limite, gli estremi.

    In questo senso penso che il seno (e il biberon) siano il mezzo, e non la causa.

    Fino a 100 anni fa tutti erano allattati al seno, come minimo fino all”anno. Voi dire che fino a 100 anni fa tutti i bambini avevano “problemi” ed erano mammoni?. Mi dirai: “no, perché una volta si facevano tanti figli, era diverso, la guerra, la fame, le malattie…”. Appunto, il seno non c”entra. E come la mettiamo con le popolazioni in cui l”allattamento è molto più diffuso e duraturo che qui da noi?

    Una mamma può essere “anaffettiva” anche se allatta al seno, così come può essere la madre più dolce e affettuosa del mondo allattando al biberon. E lo stesso discorso si può trasferire ai bambini.

    Anche io vedo molti bambini sotto l”anno, e non ho mai visto i problemi di cui parli tu. O meglio, li ho visti, ma non correlati al tipo di allattamento.

    Perdona la schiettezza ma… mi sembra che tu stia facendo di ogni erba un fascio.

    Per quanto riguarda l”atteggiamento del personale sanitario, se ti interessa ti rinvio alla risposta che avevo dato a un commento sull”articolo del “falso poco latte”.

    Sul discorso della “pressione sociale”… beh, non voglio bruciarmi i contenuti del mio prossimo articolo in cui parlerò proprio di questo.

    Mi sento solo di dire che per esperienza, se una mamma non desidera allattare (ed è suo pieno diritto fare questa scelta!) ma non osa dirlo, fa come hanno sempre fatto tutte: dice che non ha latte, e stop. Non credo che l”interlocutore si metterà a strizzarle il seno per capire se è vero o no.

    Katia, mi fa piacere ricevere commenti che sono in disaccordo con quanto scrivo, sono uno stimolo alla riflessione per me e per gli altri lettori.

  • grulli sara

    ho una bimba di 10 mesi. l”ho allattata al seno in modo escusivo fino a sei mesi, poi da lì in poi fino ad oggi le stò facendo assaggiare qualche cucchiaino di frutta e un pò di passati di verdure con la pastina. Il seno però rimane ancora l”alimento principale. Allattare è una cosa meravigliosa. Sia la mamma che il bambino, ne traggono un sacco di benefici che non si hanno con l”allattamento artificiale. …E poi è sempre pronto e della temperatura giusta…!!! La mia bimba è solare, sempre sorridente e NON piange mai. Noi giochiamo con la “tetta”. A volte le dico “silvia sembri al bar”, perchè assume posizioni da contorsionista. E” buffissima.
    E” vero, lo svezzamento x me è molto più lento però va bene cosi.
    A chi mi dice: “eh ma io non avevo il latte” io dico non è vero.
    Quindi VIVA l”allattamento.

  • Tiziana

    Qualunque mamma vorrebbe allattare al seno i propri figli. Io ho avuto due figlie a nove anni di distanza l”una dall”altra.
    Quando è nata la prima io ero sola perché mia madre era in fin di vita e mio suocero pure. Sinceramente non sapevo come fare ma quando mi dimisero mi assicurarono che avevo il latte, ma la piccola non cresceva e si disidratava giorno dopo giorno. Il primo pasto completo lo ha avuto a 15 giorni, ma era dal biberon. Io avevo i seni grondanti, ma erano gonfi d”aria.
    La gravidanza della seconda figlia è stata difficile, ho sofferto di ipertensione e per curarmi usavo una specie di psicofarmaci che davano la depressione, non potendo usare gli antipertensivi.
    La piccola è nata circa 20 giorni prima del termine ma era tutto a posto. Piccolissimo il calo fisiologico, il terzo giorno dimessa con allattamento al seno.
    Avevo casa piena di gente che mi aiutava eppure la piccola piangeva e aveva sempre fame, tanta pipì ma non cresceva.
    Dopo sette giorni dalla dimissione non solo era dimagrita, ma si era pure accorciata. Avevlo sicuramente il latte poco nutriente.
    Il primo biberon di latte artificiale lo ha bevuto in un battibaleno, è brutta la fame.
    Io così facendo ho potuto curarmi.
    Mi spiace dirlo ma talvolta noi mamme ci scontriamo contro i talebani del latte, l”allattamento materno a tutti i costi e la condanna morale a chi non lo applica.
    Ma perché una mamma deve farsi del male e far soffrire il proprio figlio sventolando la bandiera dell”allattamento al seno?
    Io non mi sento peggiore di altre mamme e le mie figlie non sono meno felici o meno legate a me.
    Anzi, condanno chi non comprende che dietro la scelta del latte artificiale (tra l”altro costosissimo) ci sono problemi reali di salute e di scarsa qualità del latte materno.

  • magda pisa

    Salve! io ho partorito a Pisa e grazie ai corsi preparto organizzati dal asl ero preparata per “combattere”, non è uno scherzo per chi è al primo parto in un ospedale dove allattamento è un ultima cosa a qui pensano e il latte artificiale viene dato a tutti i neonati immediatamente dopo la nascita . Tutte le mamme possono allattare li, si certo ma alle condizioni e orari prestabiliti. Il bambino viene tolto dalle braccia della madre dopo 15 min che lo allatta e subito pesato. Se il bambino non ha preso a sufficienza il latte viene inserita nelle mani della madre la bottiglia con il latte artificiale, questo credo che si classifica come la mancanza di democrazia. Ovviamente a rientro a casa mi sono ritrovata con un enorme ingorgo mammario. O avuto anche una fortuna di trovare il supporto della nostra pediatra, le ostetriche e la pediatra del corso preparto. Allatto tuttora anche se fra pochi giorni la mia bambina compirà due anni e assicuro tutti che mangia tutto, dorme tutta la notte (salvo piccoli incidenti ) , si ammala raramente ( più spesso mi amalo io e il mio marito) va al nido ed è molto serena. Per tutto lo staff colgo occasione di farvi i miei complimenti e più cari saluti!