Strategie e diritto alla conoscenza

Nell’ultimo articolo abbiamo sottolineato l’importanza degli strumenti compensativi e dispensativi per tutelare il bambino con DSA permettendogli di accedere alle stesse conoscenze dei compagni di classe promuovendo quello che è un suo diritto.

In questo lavoro mi preme sottolineare in che modo insegnanti, educatori e genitori possono concretamente aiutare ed agevolare un bambino con DSA preservandolo allo stesso tempo da “ghettizzazioni” pericolose.

Partiamo da questo presupposto: ciò che serve al singolo può far bene a tutti. Mettere in atto strategie agevolanti per uno ma funzionali per l’intera classe è un mezzo utile (se non indispensabile) per proteggere l’autostima del ragazzino non facendolo sentire diverso dal gruppo dei pari.

Iniziamo con esempi concreti che mettono ancora una volta in luce quanto sia importante per insegnanti e genitori avere tra le mani (e per noi clinici ovviamente costruire) una diagnosi che non sia né una mera etichetta né un’interpretazione fumosa, bensì un protocollo che comunichi in modo trasparente e diretto i punti di forza e di debolezza di ogni bambino misurati scientificamente con prove psicometriche.

Prendiamo Marco, un ragazzino con diagnosi di dislessia ed una buona memoria uditiva a lungo termine (misurata nel processo diagnostico); in questo caso sarà utile che l’insegnante legga una prima volta ad alta voce il testo a tutta la classe per contestualizzare il nostro bambino con difficoltà di lettura sfruttando un suo punto di forza.

Prendiamo adesso Luca, con la stessa diagnosi di dislessia ma con una scarsa memoria uditiva ed un’ottima memoria visiva (entrambe a lungo termine). Lui sarà agevolato dall’uso di schemi ed immagini (per i più piccoli anche storie figurate) che riassumano il materiale da imparare.

Pertanto in classe se abbiamo diversi ragazzini con caratteristiche differenti si potrà presentare il materiale in entrambe le forme in modo che ognuna scelga quello a lui più congeniale.

Pensate ora allo studio a casa; a questo punto è immediato comprendere quanto sia poco efficace far lavorare Marco, il bambino con una memoria visiva a lungo termine sotto la norma, con schemi e mappe concettuali; se così si facesse, come spesso purtroppo accade, si andrebbe a toccare un “nervo scoperto” e nella fase dell’agevolazione (diversamente da quanto è richiesto nella fase di potenziamento con i training che si svolgeranno in altri setting con materiale ovviamente diverso) ciò è quantomeno inutile se non controproducente. La conseguenza logica è che Marco sviluppi un avversione verso il materiale da apprendere ed in generale verso lo studio.

Ritornando tra i banchi di scuola e generalizzando poi all’ambiente domestico, è facilmente intuibile, per chi lavora quotidianamente con i bambini e che ormai ha compreso che sottostante ad ogni DSA vi è una debolezza attentiva, l’importanza di modellare l’ambiente sulla base delle caratteristiche dei singoli. Posti accanto alla finestra, al cestino della spazzatura o vicino ad un compagno vivace, troveranno fattori distraenti aggiuntivi, che sarebbe opportuno evitare. Parimenti, un compagno tranquillo ed organizzato che funga da modello (modeling cognitivo-comportamentale), una posizione nei primi banchi vicino alla cattedra rappresentano valide strategie per aiutare i docenti a gestire meglio la situazione.

Una volta sottolineata l’indiscussa utilità delle strategie psico-educative che si possono attualizzare a scuola, teniamo a rimarcare ancora una volta che esse non sono sufficienti. Potenziare il sistema direttamente dall’interno è l’altra faccia della medaglia che è indispensabile tenere in considerazione; rafforzamento che dovrà avvenire, come si è anticipato, in luoghi che tutelino la privacy del bambino. Fase di agevolazione e fase di allenamento sono due aspetti essenziali per chi ha un disturbo dell’apprendimento che non vanno però confusi perché si pongono obiettivi diversi.

Sulla base di ciò noi spesso sosteniamo, davanti ad insegnanti e dirigenti scolastici, l’importanza di privilegiare il rafforzamento delle abilità e delle risorse del Sistema Esecutivo rispetto alla “storia dei Romani”. Perché per procedere serenamente lungo l’iter scolastico sino all’Università è fondamentale acquisire quattro abilità: letto/scrittura, calcolo, comprensione del testo e problem-solving e queste si costruiscono solo lavorando sul modulo iposviluppato, sull’attenzione, sulle risorse esecutive e sulla memoria di lavoro. Provocatoriamente possiamo spingerci a dire che la storia dei Romani per questi bambini passa in secondo piano rispetto ai training!

Federica Mazzoli


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