Sei una mamma che allatta? Preparati a combattere…

Oggi vi racconterò la storia di Paola, mamma che ha allattato al seno.

La prossima volta vi racconterò quella di Laura, mamma che ha usato il latte artificiale.

Paola è una mamma, potrei essere io o una qualunque di voi.

E’ incinta e come moltissime mamme frequenta i corsi di preparazione alla nascita, yoga e piscina per gestanti, compra i migliori libri esistenti sul mercato in tema di gravidanza e maternità. E ovviamente sa tutto di allattamento.

Sa che tutte le mamme hanno il latte, sa che allattare non è questione di fortuna.

Vede l’allattamento sotto una luce quasi mistica: il rapporto mamma-bambino, il miglior nutrimento… sulle riviste che parlano di gravidanza ci sono le immagini di queste mamme splendide, che hanno appena una terza abbondante di seno, con dei cicciobello con gli occhioni blu che poppano teneramente. A quel punto le vengono in mente tutti i quadri delle varie “Madonne del latte”.

Si, Paola allatterà e sarà una cosa fantastica, e tutti intorno a lei sanno che è importante allattare.

E’ anche andata a visitare l’ospedale dove partorirà: sanno tutto di allattamento, c’è anche una specie di decalogo appeso in ogni stanza che ti spiega le regole d’oro per l’allattamento perfetto. Allattare sarà una passeggiata, del resto siamo mammiferi quindi per noi allattare è naturale!

Arriva il grande giorno: dopo otto ore di travaglio nasce Luca, in splendida forma! Lei sa che i neonati devono essere dati subito alla madre e attaccati subito al seno. E’ li con le braccia tese verso il suo cucciolo ma subito viene preso in consegna da dei camici (medici? Infermiere? Boh!) che dicono “Signora, dobbiamo fare i controlli di routine.”

Ma di cosa parlano? L’OMS dice che i controlli si possono fare dopo, che è più importante che Luca stia con me… però sapranno loro, mica sono un medico, io…

Risultato: Luca viene portato a Paola dopo qualche ora. Luca dorme come un sasso, ovviamente non si attacca al seno.

Che gli abbiano dato la temibile glucosata? Mi ero tanto raccomandata di no, come faccio a saperlo? Ma forse se glie l’hanno data serviva per davvero…

Oramai si va verso sera, Luca continua a dormire. L’ospedale prevede che le mamme possano tenere i bambini sempre con loro.

Eh, si, sono andata a partorire a 50 km da casa solo per avere questo benedetto rooming-in!

Passa un’infermiera e dice a Paola: “Signora, il bambino non le si attacca. Guardi che se questa notte il bambino ha fame, questo qui mi tiene sveglia tutta la stanza a suon di urli e noi siamo solo in due di turno. Non abbiamo mica tempo di starle dietro, sa! Se ce lo da, lo portiamo al nido che là ci sono le puericultrici, sanno loro cosa fare”.

Panico! Cosa faccio? L’infermiera è stata convincente con la sua fermezza, Luca non si attacca, magari poi ha fame e io non sono in grado di dargli da mangiare e lo faccio morire di fame… però ho letto che il contatto con la mamma è importante e poi chissà cosa gli daranno giù al nido…

Alla fine Paola si lascia convincere, pensa che almeno si farà una dormita e così quando tornerà a casa sarà piena di energia.

Dormire… si, una parola! Come fai a dormire sapendo che il tuo bambino che non ha nemmeno un giorno è al piano di sotto, in una culletta, da solo, in mezzo a sconosciuti?

Paola passa la notte con l’orecchio appiccicato sulla porta del nido (eh, si, perchè il nido di notte non è accessibile ai genitori! Tuo figlio di fatto è sotto sequestro…). Teme che ogni vagito sia quello del suo Luca. Per tre volte suona alla porta del nido per sapere come va, se magari è sveglio vorrebbe provare ad attaccarlo al seno. Le prime due volte l’infermiera in modo spiccio le dice che va tutto bene, la terza le sbatte praticamente la porta in faccia. E Paola, tra la stanchezza, i sensi di colpa e gli ormoni che iniziano a ballare il valzer, va in crisi e piange a dirotto.

Per fortuna arriva presto il mattino, così le riportano il suo Luca e arriva anche il neopapà, Marco. Per tutta mattina Luca dorme

Ma cosa diavolo gli hanno dato questa notte?

Poi nel pomeriggio, arriva la fame. Quella grande! Luca si attacca voracemente, ma si attacca male perché, anche se Paola non lo sa con assoluta certezza, la prima cosa che ha ciucciato è un biberon di acqua e zucchero. E poi ha talmente fame che si attacca come può. Nessuno passa a controllare Paola e Luca, per cui Paola per tutto il pomeriggio tiene Luca al seno, con un attacco al seno doloroso e in una posizione scomodissima (si, proprio quelle posizioni innaturali che ha visto su tante riviste… forse erano posizioni buone solo per le pubblicita?). E di latte nemmeno l’ombra, mentre le vicine di letto sprizzano latte anche dalle orecchie. Per cui Paola, con spirito di abnegazione, continua a testa bassa sulla sua strada. Il risultato è garantito: a sera ci sono le ragadi!

Ma come, sapevo tutto di allattamento e mi vengono le ragadi? Forse il mio capezzolo è fatto male?

Passa un’ostetrica e dice “Eh, si, con quei capezzoli là non si riesce mica ad allattare, sa?”.

E cosa vuol dire? Non mi sono mai accorta di avere dei capezzoli strani, e Marco pensa che siano perfetti! Ma perché non mi spiega cosa dovrei fare?

Fortunatamente nel pomeriggio Marco, gironzolando per il reparto, ha individuato un’ostetrica che “sa”. Vede che è paziente, spiega tutto alle mamme e non le lascia fino a quando tutto non è a posto. Marco si apposta e la porta quasi di peso da Paola. Finalmente la luce alla fine del tunnel! Luca si attacca bene al seno, Paola non ha più dolori e ha trovato una posizione confortevole per allattare. Ok, il peggio è passato.

E invece. L’infermiera del turno di notte è la stessa del giorno prima e in una maniera o nell’altra convince nuovamente Paola a lasciare Luca al nido per la notte. Nel frattempo arriva la montata lattea, ma Luca è al piano di sotto e il seno si riempie sempre di più… Dalla terza scarsa a cui era abituata, diventata una quarta piena in gravidanza, ora si ritrova due masse enormi, non sa nemmeno come muoversi. Ma questo non glie lo aveva detto nessuno! Lei si era presa un costosissimo reggiseno da allattamento di due taglie di più, come consigliato dalla commessa del negozio, ma ora si rende conto che in quel reggiseno non risucirà mai ad entrare.

Finalmente a casa!

L’esperienza dell’ospedale l’ha delusa, pensava di andare in un “Tempio dell’Allattamento”, tante belle parole ma in concreto ne sanno meno di lei. Se non fosse stato per l’ostetrica che Marco ha catturato, chissà cosa sarebbe successo. Luca poppa di continuo, il seno si riesce a svuotare ed è un sollievo.

Bene, c’è stato qualche intoppo iniziale, capita, ma ora la strada è tutta in discesa.

Arrivano le prime visite di parenti e amici. Paola è convinta che anche gli altri la vedano con lo stesso alone mistico che si era prefigurata in gravidanza: la quintessenza della maternità! Lei è ora è “la” madre e sa cosa è meglio per il suo bambino. Invece è sotto il tiro incrociato dei consigliatori. Alle prime visite è imbarazzata ad allattare davanti agli altri, per cui ogni oretta si ritira in camera per allattare. Dalla camera sente comunque i commenti di madre, suocera, zie e vicine. “Ma non deve allattare così spesso, ai miei tempi allattavo dieci minuti per seno e con un intervallo di tre ore” “In questa maniera lo vizia, deve dargli da subito delle regole” “Perché non gli dà un bel biberon di camomilla così gli tiene le tre ore?” “Ma, sai, adesso la moda sull’allattamento va così” “Dov’è il ciuccio? Perché non gli da il ciuccio? Ai miei lo davo con il miele così stavano buoni”.

Paola vorebbe andare di là e tirar loro addosso qualcosa. Paola “sa”, ha letto tutto. Sa che è giusto come sta facendo lei. Ma perché gli altri non mi fanno i complimenti per quello che sto facendo? Perché non fanno altro che criticare?

Dopo un po’ di giorni si fa più coraggiosa e anche per accogliere i numerosi ospiti da degna padrona di casa, allatta in salotto davanti ai visitatori. La madre la prende in disparte e la rimprovera “Ma non ti vergogni? Allattare davanti allo zio Claudio? E’ anziano, insomma, un po’ di rispetto! Mi sembri una zingara…”. La madre invece non sa che zio Claudio, essendo anziano, è stato allattato fino ai due anni di età, e così i suoi numerosi fratelli e sorelle. Era normale che sua madre girasse per casa con una tetta fuori e un bimbo attaccato. E rivedere Paola che allatta gli ricorda sua madre e i suoi fratelli.

Le certezze di Paola si fanno sempre più fragili, comincia a vacillare. Tutti intorno a lei non fanno altro che smentirla. Anche Marco comincia a nutrire dei dubbi su Paola. Lei era partita sicura con un certo pensiero, ma ora tutti dicono il contrario… e se avessero ragione? Del resto madri, suocere, zie e vicine hanno allevato tanti figli, sapranno bene come funziona!

Paola e Marco confidano nella prima visita dal pediatra.

Tutti i medici sanno che è importantissimo allattare per la salute del bambino, lui sicuramente sarà un valido alleato!

Il pediatra è gentile, affabile, premuroso con Luca. Chiede come è alimentato il bambino e Paola con un sorriso smagliante dice “Ma ovviamente prende solo latte materno!”. Il pediatra distrattamente dice: “Bene, bene. Mi raccomando, allatti a richiesta, eh? Lo sa vero che deve allattare a richiesta! Ma aspetti almeno tre ore tra una poppata e l’altra, altrimenti al piccolo Luca potrebbero venire le coliche. Sa, il nuovo latte si sommerebbe nel pancino al latte in fase di digestione e questo crea meteorismo. Ah, se per caso lei non avesse abbastanza latte, usi questo latte qui che è buono, i dosaggi sono su questo foglietto”. E uscendo le consegna pure una valigetta promozionale di una marca di latte e pappette per bambini. Paola e Marco sono nel caos.

Cosa vuol dire allattare a richiesta ma aspettare tre ore? E se la richiesta arriva prima delle tre ore? Luca mangia ogni ora, al massimo due, come si fa? Al corso al consultorio l’ostetrica aveva detto che non andava bene allattare così… ma ne saprà più il medico dell’ostetrica, no? E perché mi ha già dato le indicazioni per il latte artificiale? Forse con la sua esperienza ha già capito, guardandomi, che il mio latte sparirà?

Paola è nella confusione più totale, per fortuna si ricorda che sua cugina Alessandra, quella che ha tre figli, ha allattato a lungo.

Forse lei saprà darmi una mano, mettere un po’ in ordine le mie idee.

Per fortuna è cosi: Alessandra la rassicura, le dice che lei sta seguendo la strada giusta e di non ascoltare gli altri.

Paola riparte con nuovo slancio. Luca è un gran poppatore, mangia spesso, cresce a meraviglia.

Il solito stuolo di madri, suocere, zie e vicine però non tollera che lei allatti “anche ogni ora”. “No, no, così non va bene, ai miei tempi si aspettavano le tre ore e quindi deve essere così”.

Allora tirano fuori la frase magica “Paola, così ti sfibri”.

Ma cosa vuol dire “sfibrarsi”? Sul dizionario medico è una patologia che non esiste!

E allora fioccano i consigli non richiesti (camomilla, ciuccio con o senza miele, lascialo piangere che fa polmoni…). Ma Paola sta benissimo, certo, è un po’ stanca perché di notte non si dorme molto, bisogna adattarsi ai nuovi ritmi. Ma se a lei sta bene così, agli altri cosa importa?

Un sospetto c’è… la corte di donne che circonda Paola è gelosa di lei, vorrebbero essere loro le nutrici di Luca. Pagherebbero oro pur di poter dare un biberon a Luca, le farebbe tornare in dietro ai bei tempi andati! E allora cercano in tutti i modi di prendere a picconate le certezze di Paola sull’allattamento.

Luca piange? “Ovvio, hai il latte cattivo. E’ sicuramente troppo pesante e gli fa male al pancino”. Luca ha “ancora” fame? “Beh, è evidente che se ha fame così spesso il tuo latte è troppo leggero, sarà acqua. Perché non gli dai un’aggiunta? Non ammazza mica nessuno sai? I miei figli sono venuti su benissimo con il latte artificiale!” “Fino a quando hai intenzione di andare avanti con questa storia dell’allattamento? Tanto dopo il terzo mese il latte è acqua, non capisco perché ti fissi tanto” “Luca ha quasi tre mesi, perché non gli dai un po’ di mela? Quando tu eri piccola il pediatra mi faceva dare la mela appena compiuti i due mesi. Non vorrai mica tirarlo su solo con il latte!” “Non gli dai un po’ d’acqua? Ma poverino, morirà di sete!”

Ma come, non avevi appena detto che il mio latte è acqua?

Per fortuna Paola ora ha la pellaccia dura e, dopo il disorientamento iniziale ,davanti a queste affermazioni, ci ride su. Ora si incontra con altre mamme, è un gruppo di sostegno all’allattamento. Sembra incredibile che per trovare qualcuno che ti supporti nell’allattamento bisogna trovarsi in gruppetti, nemmeno si trattasse di una società segreta. E scopre che la sua storia è identica a quella di tante altre mamme.

Ma come, se fin dalla gravidanza tutti mi dicevano che allattare è un diritto, che fa bene a me e al bambino, che è un obiettivo di primaria importanza per la salute pubblica.. come mai tutti, dal pediatra alla famosa vicina di casa, remano contro di me?

Paola capisce che la vecchia scuola, quella per cui il latte materno è solo un vizio per il bambino, è dura a morire. Sarà un problema culturale, sarà per gli interessi economici legati al latte artificiale, ma tant’è che è così.

Luca ha quattro mesi, arriva uno dei famosi “scatti di crescita” ai quali lei è già preparata. Luca poppa di più in questi giorni e ovviamente i lupi sono in agguato… “Signora, il suo latte non basta più. Ora cominciamo con lo svezzamento: prima pappa a pranzo, tra due settimane anche la cena”. Paola si è fatta furba e ribatte al pediatra “Mi risulta che l’OMS parli di allattamento esclusivo fino al sesto mese compiuto, e poi Luca non è pronto, non vede che non riesce ancora a stare seduto?” “Signora, l’OMS scrive queste cose per i bambini in Africa che non hanno altro da mangiare. Ma per fortuna da noi ci sono gli omogeneizzati, alimenti sicuri e perfettamente bilanciati e digeribili e….” A questo punto Paola non ascolta più e si ricorda di quella volta che ha dato un omogeneizzato di carne al gatto perché si era fatto male in bocca e non riusciva a masticare… il gatto ha annusato quella roba e l’ha guardata male, lasciando là l’omogeneizzato.

Paola, al contrario purtroppo di tante sue amiche, non si fa fregare. Aspetta che il suo bambino sia pronto per i cibi e infatti verso i sei mesi Luca tuffa le mani nel piatto dei genitori e così inizia a mangiarsi da solo dei bei pezzi di carota. L’allattamento prosegue indisturbato e piano piano Luca mangia sempre più cibo solido.

Il branco di lupi è allibito: “Ma come, ha cominciato con le pappe e prosegue ad allattare? Ma a cosa serve oramai? Si sa che quando si comincia con le pappe il latte della mamma non serve più! E’ ancora più inutile di prima!”

La frase che si sente dire più spesso è “Allatti ancora?”

Ma come, Luca è un cucciolo di otto mesi, non gattona nemmeno, cosa c’è di tanto strano? Cosa dovrei dargli allora? Ma è ovvio! “A voi da piccoli a otto mesi davo il latte vaccino, quello buono eh? Lo allungavo con un po’ d’acqua altrimenti non lo digerivate”

Se non lo digerivo forse un motivo c’era…

Luca poppa anche di notte, una o due volte, mica chissaché. A Paola non costa gran fatica, Luca dorme accanto a lei. Quando lui si sveglia, lei restando a letto scopre il seno, lui si attacca e si riaddormentano. E invece c’è chi spinge per farle dare un biberon di latte, di notte. Il dettaglio non trascurabile è che per dare un biberon bisogna alzarsi, prepararlo, scaldarlo. E nel frattempo probabilmente Luca piange perché ha fame.

E poi dicono che allattare al seno “sfibra”?

“Ma in questo modo potresti condividere con il papà questa esperienza…”

E perché mai? Forse qualcuno ha mai pensato di prendere a calci nello stomaco un uomo per “condividere con la compagna l’esperienza dei dolori mestruali”? O di fare chissà cos’altro per “condividere l’esperienza del parto”? Il papà è un papà, mica un mammo!

Ci avviciniamo verso il primo compleanno di Luca. Oramai Paola ha capito che qualunque cosa abbia lei o Luca viene attribuita all’allattamento! Dai brufoli sul naso alla pelle secca, se capita a Luca è colpa del latte di Paola, se capita a Paola è perché sta allattando Luca. Paola ci scherza su, lei è informata, se proprio ha dei dubbi si rivolge a una consulente per l’allattamento. Però sa bene che la maggior parte delle mamme cade in queste trappole e smette di allattare.

Luca compie un anno, alla festa di compleanno sono invitati parenti e amici. Lei ha le orecchie lunghe e sente i commenti alle spalle “Come, lo allatta ancora? E’ una fissata, tanto ora il suo latte è acqua, lo fa per egoismo” “Così il suo bambino non si staccherà mai da lei, avrà problemi piscologici, vedrai quando dovrà andare all’asilo!” “Io ho sentito dire che allattare i bambini maschi dopo l’anno li spinge a diventare omosessuali”. Lei si scambia un’occhiata con Marco e con Alessandra, la cugina con tre figli. Non riescono a trattenersi e scoppiano tutti e tre a ridere! Gli altri non sanno che Luca va al nido (Paola ha ripreso a lavorare), le maestre dicono che si è inserito benissimo è che un bambino molto socievole. Poi arrivano i consigli delle amiche, di quelle senza figli. “Devi riappropriarti del tuo corpo, della tua femminilità” “Così sei tanto mamma e poco donna”.

Ma cosa dicono? Una mamma è donna per definizione, mentre non è vero il contrario! E comunque Marco non ha mai avuto nulla da ridire, al limite è un problema nostro, della nostra coppia. Perché sono tutti così prodighi di consigli non richiesti, mentre se un pomeriggio ho bisogno che qualcuno mi tenga Luca per due ore perché vorrei andare dalla parrucchiera, spariscono tutti?

A questo punto, a meno di essere in un contesto amico, Paola preferisce passare sotto silenzio il fatto che “allatta ancora”. E’ stufa di vedere occhi stralunati, sentire consigli dati da perfetti estranei e commenti acidi alle spalle. Qualche settimana fa è andata dal dentista. In ingresso c’era un bel cartello che diceva di avvisare se si è in gravidanza o in allattamento. Informa immediatamente il dentista che sta allattando, lui chiede quanto ha il bambino. Paola dice “Luca ha 15 mesi”. Il dentista balza sulla sedia e dice “Cosa??? Devo chiedere a mia moglie, che è pediatra, se va bene allattare un bambino di 15 mesi”

Per fortuna nello studio lavorano due dentisti. La prossima volta andrò dall’altro: sua moglie fa l’impiegata in banca!

Paola ha allattato Luca fino a quando è andato bene a entrambi, incurante dei commenti degli altri.

Se Paola avrà un altro figlio sarà più preparata, metterà a tacere i cattivi consiglieri e magari la sua esperienza potrà essere di aiuto ad altre mamme. Ha capito che rispetto all’allattamento di certo le cose vanno meglio rispetto a trent’anni fa, ma di strada da fare ce n’è ancora parecchia!

Non è possibile che una mamma, per allattare il proprio figlio, debba lottare come una tigre e fare lo slalom tra mille trappole. Dovrebbe essere la normalità!

Ognuna delle mamme che conosco, leggendo questa storia inventata, magari penserà che io abbia interamente ripreso la sua storia. Non mi sono ispirata a una mamma in particolare: ognuno degli episodi narrati è accaduto a moltissime mamme, me compresa.

Spero che questo possa essere un aiuto alle future mamme, non tanto per spaventarle ma per metterle in guardia, e per sdrammatizzare un po’ la situazione quando dovranno vivere in prima persona tutto questo. Vedrete che poi ci riderete su anche voi!

Sara Cosano

Per saperne di più:

Un dono per tutta la vita di Carlos Gonzales – Il leone verde Edizioni

Tutte le mamme hanno il latte di Paola Negri – Il leone verde Edizioni

– Allattare, un gesto d’amore di Tiziana Catanzani e Paola Negri – Bonomi Editore

– Allattare.net di Maria Ersilia Armeni – Castelvecchi Editore

Chi può aiutarti:

Le tre figure principali nel sostegno alle mamme che allattano sono:

Consulenti professionali in Allattamento Materno (IBCLC): professionisti sanitari specializzati nella gestione clinica dell’allattamento al seno.

La Leche League: associazione a livello mondiale con più di 50 anni di storia che aiuta le donne tramite consulenti che sono mamme con esperienza di allattamento al seno.

Peer counsellors (consulenti alla pari): mamme che aiutano altre mamme nei gruppi di auto-aiuto.

Potete trovare I contatti nell’articolo Vuoi allattare? Ecco chi ti aiuta…



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  • marina santoro

    sono una ostetrica, e mi imbatto in storie come quella di paola quotidianamente, e la cosa che più mi fa arrabbiare è che il sostegno manca proprio da parte degli operatori che sanno, e in molti casi non solo vengono osteggiate le mamme ma anche quegli operatori che ci credono,ma noi non ci arrendiamo anzi,nel mio piccolo cerco di essere un punto di appoggio,offro quel poco sapere di cui dispongo perchè credo che allattare sia non solo un mezzo di sostentamento ma una grande lezione di amore e di conseguenza una educazione alla pace di cui tutti abbiampo più che mai un grande bisogno,perciò resistere resistere resistere!

  • Marzia

    A me è andata anche peggio, anche a me sembrava di sapere tutto sull”allattamento ma purtroppo ho dovuto fare di sera un cesareo d”urgenza quindi mi hanno tolto subito il mio Tommaso ridandomelo la mattina dopo. Non ha mai voluto ciucciare, nessuno mi ha aiutato, quando chiedevo sostegno in ospedale mi hanno trattata malissimo e toranata a casa nonostante l”aiuto du due ostetriche non c”è stato verso di allattarlo. Dopo due settimane io ero sfinita e Tommaso perdeva peso mi sono spaventata e ho deciso per il latte artificiale. Per fortuna il bimbo gode di ottima salute e ora ha 18 splendidi mesi!

  • Francesca

    Non è fiction, non è fantasia, è pura realtà…ho due bambini e mi è successo tutte e due le volte..Ma pian piano quando un giorno tutte le mamme allatteranno i propri bambini, non sarà più uno spettacolo così inconsueto o un”abitudine bizzarra, sarà semplicemente quello che deve essere: naturale.
    Grazie a tutti coloro che con il loro lavoro e/o il loro impegno da volontari supportano le neo mamme in questo momento magico!

  • Serena

    Storia esemplare e verissima… grazie per aver assemblato tutte queste “chicche di vita vissuta”, spero che la lettura sia di aiuto per tante mamme.
    “Preparati a combattere” è esattamente il consiglio che darei io, che allatto ancora il mio bimbo di due anni solo grazie alla mia testa dura e al sostegno di persone e testi competenti.
    La cosa più terribile che ricordo è la sensazione di “accerchiamento” che qui viene descritta benissimo e che secondo me fa crollare tante mamme.
    Grazie ancora a Sara.

  • Stefania

    Se troverete degli errori in questo commento è perchè ho gli occhi annebbiati dalle lacrime, si, pensavo la storia fosse la mia:la mia piccola ha appena compiuto 4 mesi..e non ho ancora finito di lottare e combattere e ho capito che la strada è ancora tutta in salita, parenti, amici,addirittura il pediatra:oramai ho esaurito le parole per spiegare anche a chi mi stà più vicino che ciò che faccio (allattare a richiesta …)è giusto e che garantire il bene per mia figlia non sarà mai un sacrificio ma una continua gioia.Per fortuna noi mamme abbiamo imparato a sostenerci a vicenda e a farci forza…a tirare fuori la Tigre che è in noi. Grazie Sara!

  • Sonja

    Ovviamente mi riconosco in Paola.
    All’ospedale pediatrico (dove è nato il mio primo bambino) ho avuto problemi e difficoltà analoghe.
    Aiuto e sostegno morale e pratico per l’allattamento lo ho avuto soprattutto dalla LLL che non smetterò mai di ringraziare.
    Oltre alle difficoltà dell’inesperienza io ci ho messo una bella depressione post partum ed un bimbo minuto con necessità di ciucciare a lungo e spesso (18 ore al giorno per i primi 3 mesi, 8 poppate al giorno dai 4 mesi con ripresa del mio lavoro…). Ma la mia determinazione era tanta e tale che lo allattato fintanto che lui ha voluto e quando, a 20 mesi mi ha rifiutata… ho insistito per una settimana poi ho ceduto… ma ho anche pianto.
    Col secondo figlio è stata un’altra storia: altro ospedale, altro personale: fatti e non parole.
    Il bimbo era più forte e, forse, anche io. Tutto è partito alla grande e continua così (ha 14 mesi).
    Ammetto che allattare è un impegno ed è faticoso ma dà tante gioie e non ci rinuncerei per nulla al mondo 🙂
    Ciò detto, una cosa mi infastidisce, ovvero sentirmi dire da altre mamme che non hanno voluto allattare perché la partenza è stata faticosa ed hanno quindi rinunciato (non discuto le difficoltà né condanno le scelte), frasi del tipo “beata te che hai il latte”… perché io il latte lo ho e lo ho avuto a sufficienza perché ho dedicato al mio bambino il tempo che mi richiedeva… ovviamente grazie all’aiuto domestico di mia mamma (che non approvava ma rispettava la mia scelta – mi riferisco al primo allattamento) ed al supporto di mio marito e della LLL

  • massimiliana

    Sono tornata a casa il secondo giorno dopo il parto, dopo diversi tentativi di attaccare mia figlia al seno la puericultrice dell”ospedale mi ha detto che con capezzoli così non avrei mai potuto allattarla… la montata lattea mi è arrivata dopo una settimana, ero già pronta a correre in farmacia x comprare almeno la glucosata (eravamo a maggio e faceva caldissimo, la bimba non bagnava nemmeno il pannolino ed eravamo tutti agitatissimi). ringrazio Georgie della LLL e le ostetriche del gruppo di sostegno allattamento che mi hanno sostenuto e caricato positivamente. ho allattato fino all”anno poi mia figlia ha deciso che il cibo solido era più interessante!
    forza e coraggio!

  • sonia

    Sono mamma di una bambina di 24 mesi, e per fortuna l”ho allattatta solo con il mio latte fino all”anno!!!! Ancora oggi, e sottolineo ancora, la mia bimba prende il mio latte a colazione e la sera prima di andare a dormire, e ogni volta che me lo chiede….
    Sfido chiunque a dire che non è la cosa più bella che si possa fare.
    Ho partorito in acqua, nessuno si è permesso di portarmi via la bambina, la sera del parto me ne sono tornata a casa e la pediatra sta zitta perchè ci penso io all”alimentazioe… i parenti e gli amici possono prorpio farsi i fatti loro…A tutte le mamme dico non fatevi prendere per i fondelli. fate quello che vi sentite di fare….!!!!!!!!!!!!

  • Fiorenza

    Salve, vi scrivo mentre sto allattando la mia pupetta di 3 mesi e mezzo 🙂
    Ciò che ha scritto questa mamma è assolutamente vero! I commenti inappropriati sono frequenti ma bisogna fregarsene altamente 😉
    Allattare non è poi così facile, l”aiuto è indispensabile; anche perché ogni mamma è un caso a parte, non si può generalizzare.
    Io sono stata fortunata perché le ostetriche della ASL con i loro corsi di preparazione hanno molto aiutato noi mamme e ci aiutano tuttora; sono stata molto aiutata anche dalle ostetriche e infermiere della maternità dell”ospedale Torregalli di Firenze. Devo dire che in Toscana il sostegno all”allattamento c”è davvero, perché anche il mio pediatra lo favorisce (e ancora non abbiamo mai parlato di svezzamento), esistono gruppi di auto-aiuto e anche un”insegnante AIMI (massaggio infantile) mi ha dato una mano. Secondo me ci sono tre cose che le future mamme dovrebbero sapere, più che leggere libri:
    1 – è la mamma che, ascoltando le varie opinioni e facendosi aiutare, sa fare le scelte migliori (quali che siano) per i suoi bimbi, perché ogni bambino è diverso e ogni mamma deve decidere con la sua testa.
    2 – il babbo è fondamentale! Il babbo deve sostenere la mamma che allatta facendola mangiare, assicurandosi che beva abbastanza, porgendole i cuscini di cui ha bisogno, comprando il necessario, non lasciandola sola… certo, spesso ci si fa aiutare dalla propria mamma, ma un babbo coinvolto fin dall”inizio nell”allattamento secondo me è tutta un”altra cosa: babbi, fatevi avanti! Mamme, coinvolgeteli, è bellissimo!
    3 – mai esagerare neanche in senso opposto: perché demonizzare una giunta (della quale per esempio io ho avuto bisogno) e perché non suggerire ad esempio ad una mamma con capezzoli piatti l”uso dei paracapezzoli, che sono veramente utilissimi? E” inutile ripetere alle mamme che devono insistere, insistere, insistere: parliamo dei tiralatte (soprattutto manuali, troppo meglio), parliamo di paracapezzoli, coppette assorbilatte, parliamo di come curare le ragadi e non facciamo passare l”allattamento per una sofferenza obbligatoria quando può essere una cosa piacevolissima!
    Baci a tutte le neo-mamme e i neo-papà 🙂

  • Benedetta

    Ciao,
    sono la mamma di Matilde 2,5 anni e tuttora allattata.
    Anche io mi sono riconosciuta nella storia che hai raccontato. Per fortuna in ospedale è andato tutto bene, le ostetriche erano le stesse che mi hanno assistito durante la gravidanza (ho scelto di non avere un ginecologo), i problemi sono sorti a casa, con le ragadi visto che la mia bambina mangiava lentamente e per periodi lunghi. Ho risolto grazie ai consigli del gruppo allattiamo di yahoo.
    Mia mamma che non ha mai allattato ricordo che non appena Matilde cominciava a strillare alla sera diceva che era il mio latte, che dovevo farlo analizzare, che dovevo andare dal pediatra per sentire come mai, che dovevo farmi dare il latte artificiale. Ricordo che quella volta l”ho mandata proprio a quel paese.
    E ricordo anche quando sono tornata al lavoro, una volta, Matilde avrà avuto circa un anno e io la allattavo ancora, venne una collega da me dicendomi che dovevo smettere, che faceva male a lei ed a me etc etc. Ricordo che io non risposi, la lasciai parlare ma non risposi per niente. Il mio silenzio la imbarazzò molto e se ne andò, da allora non ha osato più dirmi niente nè lei nè altre colleghe.
    Mia suocera ogni tanto chiede se allatto ancora e io non smetto.
    Ero convinta di allattare ma non sapevo di dovermi trasformare in leonessa.

  • Simona

    questa storia mi ha fatto toranre indietro di 3 anni; subito dopo il parto anche io mi sono sentita spaesata e tradita: dopo la gran “promozione” dell”allattamento al seno fatta dalle ostetriche dell”ospedale dove ho partorito durante il corso pre-parto, mi sono trovata di fronte ad un muro. IL mio bambino nato un pò piccolino (2.580) ma sanissimo e senza nessun problema (non ha nemmeno avuto bisogno della glucosata) mi veniva portato solo 15 minuti la mattina e 15 il pomeriggio, sempre dopo aver mangiato. Se chiedevo di portarmelo mi rispondevano che dormiva o che dovevano fare i controlli “di routine” previsti dalla terapia intensiva (dove lo tenevano, invece che al nido normale, come prassi per i bambini nati sottopeso). Nessuna ostetrica è mai venuta in mio soccorso per mostrarmi come attaccarlo, e io che alla dimissione mi sono portata a casa un bambino di 2.370 di peso non ho potuto fare altro che ingoiare il rospo ed “arrendermi” all”allattamento artificale. Inutie dire che anche io ho dovuto combattare con il popolo delle detentrici della verità sulla puericoltura, per fortuna però sono riuscita dal primo istante a tenerle fuoridalla mia vita e da quella del mio bambino; l”unico mio dispiacere, resta quello di aver visto il mio compagno schierarsi dalla parte delle sagge e non dalla mia.
    Per grande fortuna di mio filgio e mia, anche se con gran fatica sono comuqnue riuscita ad offrire il seno ed il mio latte al mio bambino fino a quattro mesi, anche se solo per “consolazione”, visto che il mio piccolo si attaccava dopo il bibeorn oppure fra una poppata e l”altra, riuscendo a prendere quei 30 o 40 grammi di latte che servivano, appunto, più per consolarlo che per nutrirlo…

  • Fabiana

    Purtroppo le storie così sono all”ordine del giorno. Io, per fortuna, avendo partorito in casa maternità ed essendo stata seguita da un”ostetrica tutta mia non ho avuto problemi (allatto ancora il mio pupo di 14 mesi!). E visto il mio caratterino (io non vengo a dirti cosa fare o come pensare ma tu non ti permettere di farlo con me) ho messo a tacere tutti da subito, anche grazie al supporto di mia mamma, che mi ha allatta fino a 14 mesi ormai 30 anni fa! E così mi sono messa a cercare di aiutare altre mamme che potevano avere dei problemi: e due mamme mi hanno telefonato dall”ospedale perchè nessuno le aiutava ad attaccare il bambino o a risolvere ingorghi. Ahimè siamo ancora molto lontani dalle tracce OMS: ma la speranza è l”ultima a morire!

  • Rossana

    Ho letto la storia di Paola, mi sono messa a piangere, è successo tutto anche a me, quando allattavo mi hanno detto di tutto, sono stata male per via delle ragadi, mi dicevano che il bimbo aveva la saliva acida, l”ostetrica che io non avevo il latte adatto e che non sarebbe mai cresciuto bene, mio suocero…questo bambino non cresce..non hai il latte per lui…tutti i fine settimana piangevo e mi disperavo, per i dolori al seno sono stata costretta a staccare il bimbo e togliere il latte con il tiralatte, però lo abituavo al biberon e lui quando l”ho potuto riattaccare tirava meno, il latte ne avevo quindi meno anche per il latte artificiale che gli davo per le aggiunte, come gli avevano dato all”ospedale, perchè quando ho avuto il piccolo non ce lo facevano tenere sempre con noi. Comunque ha preso il mio latte fino a sei mesi, ho inserito la mela come da consiglio della pediatra (troppo presto a 3 mesi), premetto che ho cambiato la pediatra, per tutti i consigli sbagliati e assurdi che ho seguito in parte, in quanto ho ascoltato un amica per lo svezzamento, mi aveva fatto introdurre anche il parmigiano nella prima pappa e il bambino si era riempito di bolle, e lei diceva è allergico non lo porti fuori, invece era il parmigiano, mi aveva prescritto il cortisone che non ho dato a mio figlio essendo piccolino…la mia storia è lunga e adesso ripensandoci dopo 9 anni di Leonardo molto triste, però è vero siamo in balia dei consigli e degli idioti, è cresciuto bene lo stesso è un bel bambino, ma quello che ho passato mi fa ancora piangere. Vorrei avere un altro bimbo ho 42 anni, ho aspettato anche per tutti questi episodi…ma non so se poi affronterò tutto, sono più forte e più consapevole, ma forse mi sentirei solo dire…ma ormai sei vecchia cosa fai,e poi il lavoro come fai…ecc ecc sono agente di commercio, quindi libero professionista…qualche consiglio? grazie.

  • Irene

    Purtroppo tutto quello che dite è vero. Anche se tutti sostengono che l”allattamento al seno è naturale e che gli ospedali lo promuovono, in realtà allattare è tutta una questione di testardaggine della mammma che deve spesso comabattere per farlo. A volte ci si deve scontrare anche con tutte le varie opinioni di famiglia e di chi ti sta intorno. Il segreto è seguire l”istinto e avere tanta pazienza di tenere il bambino più attaccato possibile (almeno i primi mesi). Io sono incinta della terza figlia. Per la prima ho allattato 4 mesi perchè ho dato retta al pediatra che mi volle far dare la giunta di artificiale e alla fine persi il latte.Per il secondo, invece, mi sono intestardita e ho tenuto duro riuscendo ad allattare meglio e per quanto tempo ho desiderato. Adesso per questa bimba che arriva voglio fare lostesso anche se so in anticipo che sarà dura. Coraggio a tutte le mamme. Abbiate fiducia più in voi stesse che nei medici.

  • Anita Molino

    Cara Rossana
    adesso comincio a fare causa ai pediatri, forse farebbero piu attenzione a fare in questo modo e a rovinare la vita delle famiglie! prometto che ci penseremo!
    in quanto alla tua età, la mia unica bambina che poi ha dato origine a questa collana è nata che avevo 42 e mezzo! Ascolta solo il tuo cuore e quello della tua famiglia, non ascoltare altri se lo desideri cercalo, il paradiso è sotto i piedi dellle madri!
    auguri

  • claudia

    che parole vere… mi vengono i brividi.. io sono stata più fortunata di altre perchè mia suocera è ostetrica e mi ha aiutato sia all” ospedale che a casa dicendomi di fregarmene di tutto quello che la gente diceva…. ma tutto il resto scritto sopra è verissimo…ed è triste..io ho allattato 2 anni e mezzo…e veramente mi sono sentita dire cose indicibili..

  • cetty

    Anche per me non è stato semplicissimo, ma alla fine sono riuscita ad allattare Tommaso fino a 32 mesi, cioè fino al momento in cui io e solo io ho sentito che era il momento di smettere. La mia fortuna è stata di essere la tata di un bimbo la cui mamma, una mia cara amica, lo ha allattato fino ai tre anni circa. Così quando sono rimasta incinta sapevo un sacco di cose, e ho cominciato a frequentare gli incontri della lega del latte. Già in gravidanza, se ne parlavo con parenti o amici, dell”idea di allattare per molto tempo, venivo criticata, quasi derisa. Dicevano vedrai! lo pensi tu di poterlo fare, bisogna vedere se avrai latte, e poi dopo i 3 mesi il latte sarà solo acqua…eccetera eccetera. Ma ho tenuto duro, ho rifiutato il biberon che la puericultrice mi portava in ospedale, e ho cominciato da subito a tenere mio figlio al seno: era bellissimo! certo ho avuto le mie ragadi, i miei dolori, anche un po” di nervosismo, forse di depressione post partum, col senno di poi. Ma allattare è davvero la cosa più bella, le foto di mio figlio al seno sono le immagini più dolci e innocenti. Certo poi mentre cresceva…allatti ancora?! proprio folle gli sembravo. Gli ho dato solo il mio latte fino a 5 mesi (e pesava 10 chili!), poi ho notato la sua curiosità verso la tavola imbandita e ho cominciato a grattugiargli un po” di frutta, e così via. Ma il latte sempre, a richiesta, giorno e notte. Mio figlio è molto legato a me, a volte non accetta facilmente che io vada via, ma i bambini allattati artificialmente che fanno?! tutto dipende da più fattori. E poi ha i suoi amichetti, le sue storie da bambino…piano piano cresce la sua indipendenza.

  • Rossana

    Grazie Anita della risposta, ti farò sapere se decideremo di cercare un altro bimbo, ci sto pensando molto, ma se succederà e dovessi aver problemi ad allattare, mi rivolgerò alla lega del latte per farmi aiutare, cercando di evitare persone incompetenti.

  • Cristina

    Ho un bambino di 2 anni e mezzo, e un’altra di 1 mese, e li allatto entrambi! Il più grande ormai prende il latte solo prima di dormire, o come consolazione quando sta male, ma ho dovuto lottare fin dall’inizio contro (quasi) tutti: “dagli il ciuccio che smette di piangere” (peccato che ha fame….) “così lo vizi” “ma come allatti ancora? ma non lo sai che si smette a 6/9/12 mesi?” e quando sono rimasta incinta la seconda volta, ancora peggio persino la ginecologa durante l’ecografia mi ha detto che dovevo assolutamente smettere, altrimenti avrei di certo perso il bambino…..infatti è nata oltre il termine!!
    Mi ha salvata la mia testa dura: sicura di fare il meglio per me e il mio piccolino me ne sono sempre fregata, non rispondevo nemmeno, e smetterò solo quando il mio piccolo non lo cercherà più.

  • Beatrice

    Il mio cucciolo ormai ha 16 mesi, l’ho allattato al seno finchè a otto mesi non ne ha più voluto, il cibo solido decisamente gli piace di più!
    E’ stata davvero difficile all’inizio, è nato di 2,75 kg, ha avuto subito un calo ponderale di 3 hg e appena tornati a casa dall’ospedale al primo controlo a tre giorni dalla nascita è stato ricoverato per ittero da fame, perchè a me non arrivava la montata lattea, che è arrivata solo al quinto giorno…ma ho resistito, ho stretto i denti e ce l’abbiamo fatta ed è stata una delle esperienze più dolci della mia vita!!
    In questa mia piccola storia ogni persona che ho incontrato ha voluto, ovviamente dire la sua, spesso sono stata male, ma oggi ho capito che solo io capisco cosa è bene per mio figlio, tutto il resto non conta!!Quindi coraggio a tutte!!!e se potete fatevi aiutare da chi vi stà vicino, non abbiate paura, dovete essere riposate e non distrutte, anche per godervi meglio i vostri piccolini!!

  • Viviana

    Ragazze…c he storie… e tutte vere, ahimè!!! Anche io hola mia da raccontare e se ci penso mi viene un nervoso…
    Ma premetto che la mia bellissima bimba che ora ha 20 mesi alla sera è ancora allattata, e se ci sono dentini in arrivo, anche qualche volta in più…! Alla faccia di chi dice che sono troppo magra e ormai non ho più tette e non si sa da dove arrivi il latee e che probabilmente ormai si tratta di acqua….!
    La mia piccola è nata di 2420gr prematura di 25 giorni e quindi, nonostante un parto veloce e senza complicazioni, è stata messa nella culla termoriscaldata e x i primi 3 gg NON poterla prendere in braccio è stato terribile. Ma la volontà di allattarla e stare con lei era così forte che ci ha fatto superare tutto! Utilissimo è stato leggere il libro di Catanzani-Negri “Allattare, un gesto d’amore” prima del parto, poi avevo le idee chiare. Con mio marito avevamo lasciato scritto nel “piano del parto” che non ne volevamo sapere di glucosate e latte artificiale… gliel’hanno dato lo stesso perchè era “piccolina”… ma IO IL LATTE CE L?AVEVO GIA’ DOPO 10 ORE… dopo che mi sono impuntata a farmi dare un tiralatte dalla puericultrice, anche se lei disse: “Beh se ci tieni proprio proviamo, ma non credo che tu abbia già il latte…” e mentre parlava, con le mani sul mio seno, le si sono bagnate di latte!!!
    Ho sempre allattato a richiesta e i primi mesi ero più con le tette al vento che altro… ma abbiamo superato un reflusso gastrico imporante, la mia bimba è sempre cresciuta regolarmente, ha iniziato con la mela grattuggiata a 5 mesi e ora mangia tanto e di tutto! Le ho tolto a 16 mesi la poppata notturna xè era diventato difficile sostenere le sveglie di notte e poi affrontare il lavoro, e piano piano anche quella del pomeriggio.
    Non mi pesa e non mi è mai pesato allattare, credo sia un gesto di natura e d’amore; orrmai penso che potremmo smettere, ma negarle la ciucciata pre-nanna o quando ha male per i nuovi dentini mi sembra una crudeltà, per cui per ora andiamo avanti così.
    Devo cmq. ringraziare la consulente de LLL che al telefono mi ha sostenuto nei primi difficili mesi, la mia nonna che mi ritiene FORTUNATISSIMA ad aver avuto il latte (MA NON CE L’HANNO TUTTE LE MAMME?? Almeno così Natura dispose…) mentrte recrimino sulle ostetriche (che ti dicono tutto ed il contrario di tutto, spesso armate di buone intenzioni, ma a conti fatti meglio ciuccio e biberon!), su alcuni pediatri (se il bimbo a 4 mesi ha il raffreddore e non si attacca meglio munirsi prima di tiralatte e solo poi valutare l’ipotesi del bibe di artificiale – non diamo sempre per scontato che il latte finisca così, da un attimo all’altro, il bimbo non muore di fame così facilmente) e alla suocera (ancora ora che la bimba è sanissima ed indipendente mi dice: “Ma dai ancora il tuo latte??? Porca Miseria!” e confida a mia madre che per il mio bene e la mia salute NON dovrei più dare… Ps: sono un’atleta che da 1 anno ha ricomonciato con le gare e a vincerne qlc1 anche… quindi tanto male non sto!!!)
    Concludo dando un consiglio (non di quelli che vengono dispensati gratuitamente quando siamo in gravidanza ed allattamento…): leggete se avevte voglia “L’arte dell’allattamento moderno” edito da La Leche League – Utilissimo!
    MAMME! Coraggio e tirate fuori il vostro carattere ed ascoltate solo il vostro istinto!!!