Endometriosi: diffidare dalla plastica!

È bene ricordare che molti di questi composti chimici definiti anche parabeni fanno parte della grande categoria degli xenoestrogeni o “disruttori ormonali” o endocrini, che sono potenti stimolanti della crescita e della trasformazione maligna delle cellule.

Come altri xenoestrogeni, i parabeni una volta nei tessuti umani possono rimanervi per decenni, agire indisturbati e provocare malattie a distanza di 20-30 anni. Alcuni studiosi sono convinti che l’enorme presenza di xenoestrogeni nell’ambiente e nella catena alimentare sia una delle cause del tumore alla mammella (aumentato negli ultimi decenni), delle cisti ovariche, dell’endometriosi, dell’infertilità (1 coppia su cinque ha problemi di fertilità) e del cancro ai testicoli (aumentato del 3% negli ultimi anni).

Il professor Pietro Giulio Signorile è il primo ad aver raggiunto la ragionevole certezza che il bisfenolo A sia una delle cause principali dell’endometriosi. «Il Bisfenolo A e i disruttori endocrini simili, se somministrati nel primo periodo di gravidanza, provocano l’endometriosi».

Con queste parole il Prof. Pietro Giulio Signorile, presidente della Fondazione Italiana Endometriosi Onlus (Fie), ha presentato i dati della sua scoperta nel corso di un importante congresso scientifico. «L’importanza della mia ricerca – ha spiegato Signorile – consiste nell’aver riprodotto l’endometriosi nel modello animale, somministrando a un gruppo di topi femmine un interferente endocrino (Bisfenolo A). Nella prole nata da queste madri, si è riscontrata, nel 30% dei casi, la presenza di endometriosi nel tessuto adiposo fuori dell’utero, mentre nel gruppo di controllo non trattato con Bisfenolo A, è stato riscontrato un solo caso di endometriosi nella prole femminile (5%).

Questo studio ha dimostrato per la prima volta al mondo la presenza dell’endometriosi nei topi e che, purtroppo i disruttori endocrini agiscono, in maniera evidente come fattore epigenetico. L’embrione – ha aggiunto Signorile – é estremamente sensibile a moltissime di queste sostanze, così come molto esposti sono anche il feto e il neonato. Il bambino è meno colpito, e l’adulto ancor meno.

Proprio per questo si deve fare attenzione soprattutto alle prime fasi della gravidanza – proteggendo soprattutto certe categorie di lavoratrici esposte a certi inquinanti, fin quando il bambino è piccolo. Le prime testimonianze della patologia risalgono a oltre quattro secoli fa, ma solo negli ultimi cento anni si comincia a parlare dell’endometriosi come malattia».

La diagnosi prevede un protocollo basato su esami per immagini, controlli del sangue e sulla valutazione sintomatologica «che non deve essere trascurata e sottovalutata – continua Signorile – spesso le ragazze che lamentano mal di pancia piuttosto forti sono mandate dallo psicologo perché si pensa che siano dolori, in qualche modo, frutto di una fantomatica suggestione».

Quanto alla prevenzione primaria «non si può far nulla, purtroppo – spiega Signorile – Importante è invece la prevenzione secondaria, che si può ottenere attraverso una buona informazione per far conoscere meglio la malattia».

Fonte: Il Tempo.it


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