Homeschooling: boom dell’istruzione a domicilio

Si tratta della cosiddetta istruzione a domicilio, fuori dalle strutture scolastiche. A impartire le lezioni ai bambini sono dunque i genitori, oppure istitutori privati, come si faceva una volta.

Questa tendenza, proibita in Paesi come la Germania, è ormai un’abitudine in Australia, Canada, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Gran Bretagna, se si pensa che negli Usa sono ormai 2 milioni i bambini che studiano con i genitori, 20 mila in Inghilterra e almeno 3 mila in Francia.

Ora anche l’Italia sta seguendo l’esempio mondiale: nel nostro Paese – rileva un’inchiesta del quotidiano la Repubblica seguita da Paola Coppola – sono quasi 200 i casi di “istruzione parentale” rilevati, secondo i dati della Rete italiana scuola famigliare.

Sono centinaia le mamme che fanno lezione ai loro figli e si scambiano consiglio sul web. Altrettante le famiglie che si confrontano ormai da tempo sulle novità in merito a questa nuova “moda”, che può essere considerata forse un campanello d’allarme per l’istruzione del nostro Paese. In altre parole, la scuola è in crisi e i genitori preferiscono istruire i propri figli in casa.

“La scuola non è obbligatoria, l’istruzione sì”, spiega chi ha deciso di compiere questa scelta, prevista dalla Costituzione e dalle leggi. Questi genitori ritengono, infatti, sia un’opzione che tiene lontani i bambini dal bullismo e offre loro il meglio, allontanandoli da una scuola noiosa e standardizzata.

Una decisione discutibile, invece, secondo Sandra Chistolini, ordinario di pedagogia all’Università Roma 3 , secondo la quale “la diffusione dell’educazione parentale priva i ragazzi del contesto sociale” offerto dalla scuola.

“La scuola pubblica per l’Italia è stata un’importante conquista sociale, la diffusione di quella parentale disperde questo patrimonio”, sottolinea la docente Chistolini, che avverte “da noi questo tipo di istruzione non è gestita dall’autorità didattica come in altri paesi, non c’è controllo”.

Fonte: Blitz Quotidiano.it


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  • Sara

    Già da tempo, ancora prima di diventare genitore, meditavo l”idea di un”istruzione alternativa a quella scolastica ordinaria, che trovo inadeguata per metodi e contenuti.Per rispondere al problema della mancanza di rapporti sociali con i coetanei sollevato dalla Chistolini, vorrei far presente che istruzione a domicilio non vuol dire “isolato dal mondo”,anzi, la collaborazione di un numero ristretto ma significativo di famiglie, con interscambio e integrazione tra i genitori per l”istruzione, sarebbe uno stimolo eccezionale per risollevare non solo le sorti dell”istruzione primaria, ma il livello di cultura generale nel nostro paese! Genitori che si impegnano per riprendere in mano la storia del proprio paese, la geografia, per rinfrescare le regole della matematica e dell”ortografia (non sappiamo più scrivere, né parlare)per offrire il meglio ai loro figli, non possono che giovare a se stessi e a chi gli è vicino. Attraverso uno stimolo continuo a ricercare, a migliorare, a interessarsi arricchiscono se stessi per poter dare qualcosa di nuovo alle giovani menti e forse di conseguenza alle generazioni future, ri-prendendosi la responsabilità dell”educazione dei propri figli che con troppa facilità oggi viene totalmente e erroneamente affidata alla scuola, incolpando poi la struttura di non saper compiere adeguatamente un compito che in fondo non le spetta.

  • cristina

    La scuola pubblica è stata una grande conquista perché ha permesso a tutte le classi sociali di poter accedere all’istruzione ed il contesto sociale è fondamentale per lo sviluppo del bambino. E’ pure vero che oggi il panorama scolastico italiano è così desolante che alcuni genitori optano per altre soluzioni come l’homeschooling. L’idea che i genitori impartiscano lezioni ai figli – e poi quando? Un genitore non dovrebbe lavorare ma fare scuola al figlio? – non mi appartiene, perché ritengo che anche i bambini abbiano bisogno di un loro spazio in cui i genitori non entrano e, viceversa, i genitori il loro. Per ora sono orientata verso una scuola privata, di tipo steineriano, dove oltre alle nozioni, impartite secondo un metodo molto più vicino allo sviluppo intellettivo del bimbo, vengono liberamente espresse le potenzialità personali. Comunque, a prescindere dal tipo di scuola, ritengo fondamentale il comportamento del genitore: accogliente, fiducioso nelle capacità del figlio, esente da giudizi e rimproveri del tutto inutili, che dia veramente sostegno a superare gli ostacoli della vita ascoltando il proprio figlio in un rapporto empatico; non è cosi facile e scontato. A Sara faccio i miei complimenti per il suo coraggio – perché ci vuole coraggio a fare scelte diverse – ma ritengo che la scuola abbia il compito importante di istruire coinvolgendo i bambini e invogliandoli a conoscere senza metodi repressivi e standardizzati (si sentono in giro storie allucinanti di bambini che alle elementari “non sanno disegnare” o che dicono di “non essere capaci a fare qualcosa”!!!), e che noi cittadini dovremmo ricordarcelo più spesso nelle nostre scelte.

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