Perché lo smog toglie il fiato soprattutto ai bambini

Non poteva non attrarre l’attenzione un libro sull’ inquinamento scritto dai medici. Per chi? Per i genitori, per gli altri medici, ma anche per gli amministratori che guidano le scelte di politica ambientale nelle città (e dintorni).

Appena uscito per il «Pensiero scientifico editore», ha un titolo rassicurante: Inquinamento e salute dei bambini: cosa c’ è da sapere, cosa c’ è da fare. L’ ha scritto un gruppo affiatato di pediatri di famiglia (si definiscono «pediatri per un mondo possibile») dell’ associazione culturale pediatri, coordinati da Giacomo Toffol, Laura Todesco e Laura Reali, veneti i primi due, romana la terza.

Il libro prende in considerazione «tutti» gli inquinamenti, dell’ aria, acustico, elettromagnetico, alimentare ed altro. Ma fra «tutti», preme l’emergenza smog con le sue nefaste conseguenze, anzitutto sui bambini.

Già, perché i bambini sono i più vulnerabili all’ inquinamento atmosferico: è così, dottoressa Todesco, visto che lei se ne occupa da anni? «Non è un luogo comune, è vero per due motivi: il primo è che il bambino, rispetto all’ adulto, inala un maggior volume di aria in rapporto al peso corporeo, il secondo è che la situazione “evolutiva” del polmone infantile lo rende particolarmente fragile. Tenga presente che i due terzi degli alveoli polmonari si sviluppano nei primi 18 mesi di vita e che la ramificazione e lo sviluppo delle vie aeree continuano fino a 18-20 anni».

È arcinoto che l’ aria inquinata rende i bambini più suscettibili alle infezione respiratorie, ma al picco di inquinamento corrisponde un aumento significativo di bronchiti e attacchi di asma, come si sente dire, e nei più piccoli della mortalità? «Gli studi in merito sono tanti. Senz’ altro un caposaldo è quello realizzato nel 2006 dall’ epidemiologo romano Francesco Forastiere che ha analizzato una serie di ricerche condotte in proposito sulla popolazione infantile fra i cinque e i dieci anni di età. Quantificando un aumento dell’ 1,7 per cento dei ricoveri per asma e del 6,3 per cento di tosse e sibili bronchiali per ogni incremento di 10 microgrammi per centimetro cubo del pm10 (il particolato le cui dimensioni sono inferiori a 10 micron, ovvero alla millesima parte del millimetro, ndr). Tenga presente che il particolato viene oggi considerato un indicatore complessivo di inquinamento atmosferico».

Non mi ha risposto sulla mortalità… «È dimostrato un incremento di mortalità in seguito all’ inquinamento nei bambini piccoli, sotto i cinque anni di età. Anzi, è quantificato: per ogni aumento di concentrazione di 10 microgrammi per metro cubo di pm10, la mortalità cresce dell’ 1,6 per cento. In queste conoscenze un contributo fondamentale è venuto dallo studio dell’ organizzazione mondiale della sanità pubblicato nel 2004 sulla rivista Lancet da Francesca Valent».

L’ esposizione cronica all’ inquinamento, soprattutto quello da traffico, peggiora l’ asma del bambino, determina un maggior impiego di farmaci, aumenta la frequenza delle crisi. Ma la questione centrale è un’ altra: l’ inquinamento può provocare la malattia? «È plausibile che gli inquinanti svolgano un ruolo, e non indifferente, nella comparsa della sensibilizzazione allergica. Da una serie di indagini emerge che l’ asma è più frequente nei bambini che fanno più di tre sport all’ aria aperta in zone urbane inquinate dall’ ozono. Ma se dall’ effetto facilitante si scivola all’ idea di un nesso causale, tutto si fa evanescente: le prove non ci sono, per lo meno, non ci sono ancora». Ultima domanda, la più spinosa, inquinamento dell’ aria e tumori infantili, che c’ è di vero? «Le confesso che ne sappiamo pochissimo: per ora è solo una prospettiva inquietante, niente di più».

Fonte: Corriere della Sera.it


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