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Bambini, sovrappeso e obesità


Come dire che un ragazzino su tre ha un’alimentazione sbagliata. Da rivedere, visto che regala chili di troppo.

L’Istituto Superiore di Sanità (con il progetto Okkio alla salute) con il Ministero della Salute sono andati ad indagare che cosa c’è nei piatti di questi bambini, come suddividono i pasti, di che cosa si abbuffano e cosa lasciano in frigorifero. Indagine che, alla vigilia della riapertura delle scuole, si legge attraverso le cifre sul peso, le scelte per la colazione, le merende, lo sport.

Di questi bambini, l’11% non fa la prima colazione; il 28% la fa in maniera non adeguata; l’82% fa una merenda a scuola non corretta; il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano giornalmente frutta e verdura; solo un bambino su 10 ha un livello di attività fisica raccomandato per la sua età. E poi ancora numeri che disegnano un quotidiano fatto di eccessi di grassi e zuccheri, poco moto, tanta pigrizia e “intervalli golosi”.

«Uno dei problemi veri – spiegano i ricercatori – è che circa quattro madri su dieci dei ragazzini in sovrappeso o obesi non ritengono che il loro figlio abbia un peso eccessivo rispetto alla propria altezza».

Cifre e comportamenti da allarme: per questo durante il mese di agosto il Ministero della Salute ha emanato le linee guida per la ristorazione a scuola. Indicazioni che, prima della riapertura delle scuole, le Regioni devono recepire e applicare e «che le famiglie, comunque – suggeriscono i nutrizionisti che hanno elaborato le tabelle – dovrebbero prendere a modello anche per i menù settimanali a casa».

Sono stati cancellati i piatti etnici, che in molte scuole erano entrati per far assaggiare nuovi sapori e lavorare sull’integrazione degli stranieri, ed è stato dato grande spazio alle ricette tipicamente italiane. Un programma settimanale bilanciato secondo calorie e quantità. A chi oserà chiedere una doppia porzione verrà detto no. Soprattutto se si tratta del primo piatto. In cucina ci devono essere attrezzi, cucchiai e mestoli, in grado di assicurare piatti con le grammature giuste per l’età dei bambini.

“Ciascun utensile – si legge nelle linee guida – deve essere contrassegnato con un segno distintivo, in modo che la distribuzione possa procedere con un set di strumenti distinti sulla base del target di utenza”.

Vediamo il menù dal primo alla frutta: accanto alla porzione quotidiana di pasta (oppure riso, orzo e mais) e di pane, si propone l’alternanza di carne, pesce e uova come secondo piatto, una o due volte ogni sette giorni i legumi considerati come piatto unico se associati ai cereali. La pizza o la lasagna sono contemplate al massimo una volta a settimana. Tutti i giorni frutta e verdura rigorosamente di stagione, pochi salumi (due porzioni al mese). Frutta oppure yogurt o succhi senza zucchero aggiunto per merenda, spuntini “leggeri” e poco calorici e acqua a volontà. Preferibilmente di rubinetto .

Sicuramente questo menù, di certo non vegetariano, né tantomeno vegano, rispetto a chi è convinto di dover consumare formaggi e carne quotidianamente è già un piccolo passo avanti, ma molto lontano da una vera presa di coscienza dei reali benefici di una dieta vegana. Questi bambini in soprappeso, ma anche chi consuma troppe proteine animali, hanno una più alta probabilità di diventare degli adulti malati.

L’articolo pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Nutrition & Metabolism che affronta la questione dell’alimentazione vegana in ambito lavorativo (applicabile anche al mondo scolastico), parla di miglioramenti della salute, della qualità di vita, della produttività: le diete vegetariane e vegane sono efficaci nella prevenzione e nel trattamento di svariate malattie croniche, compresa l’obesità .

Anche le linee guida alimentari ufficiali degli USA sottolineano i benefici della dieta vegetariana/vegana. Il PCRM (Comitato di Medici per una Medicina Responsabile) ha accolto con favore i dati forniti nel giugno 2010 dal Comitato consultivo americano sulle linee guida dietetiche (Dietary Guidelines Advisory Committee) , dove si sottolinea l’importanza di un’alimentazione vegetariana.

Nonostante le diete vegetariane siano considerate da qualcuno solo come una “moda”, si sono ora affermate pienamente come un metodo efficace per prevenire l’obesità, il diabete e i problemi legati al colesterolo.

Altri gruppi di esperti avevano già rimarcato il valore e l’utilità delle diete vegetariane senza però che queste venissero mai consigliate all’interno di linee guida, le quali sono influenzate spesso della politica. I recenti studi parlano sicuramente molto chiaro: la dieta vegetariana è correlata ad un basso indice di massa corporea, a pressione arteriosa più bassa e a migliori condizioni di salute.

Chi fa a meno della carne corre meno rischi di avere problemi di salute, mentre coloro che eliminano anche i latticini e le uova (seguendo una dieta vegana) sono i più sani di tutti. “Le diete vegetariane possono ridurre sensibilmente il rischio di obesità, di diabete e di altri problemi” afferma Susan Levin, specialista in nutrizione, dietista riconosciuta e direttrice del dipartimento di educazione alimentare del PCRM.

“L’America spende 100 miliardi di dollari l’anno in assistenza sanitaria per problemi legati all’obesità ed è palese che dei pasti senza carne ci aiuterebbero a rimanere in forma e in buona salute e a ridurre le nostre spese sanitarie”.

I consigli alimentari del PCRM, rappresentati graficamente nel The Power Plate , si focalizzano nel presentare cereali integrali, frutta, verdura e legumi come basi della dieta. Il Power Plate si rifà a decine di studi scientifici che dimostrano come le abitudini alimentari vegetariane siano associate ad un più basso tasso di obesità, un minor rischio di malattie cardiache, ipertensione e diabete di tipo 2.

Resta da sperare che studi del genere siano presto recepiti anche dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute.

Fonte: Promiseland.it


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