Il piano del parto: vivere la nascita di un figlio da protagoniste

La nascita di un bambino è un momento memorabile, che cambia la vita della madre che lo dà alla luce e di chi assiste, sia il padre della creatura, sia una persona designata dalla madre per essere accompagnata.

Per mettere al mondo il proprio bambino, la maggior parte delle donne si affida alle cure dell’ospedale dove viene ricoverata e diventa una paziente del reparto di ostetricia.

Tutto questo stona un po’: “paziente”, “ricovero”, “reparto”… tutti termini che, evidentemente, ricordano alla donna di essere parte di un sistema medico che organizza e prende le decisioni per lei.

Questa situazione che per molte persone può sembrare ovvia e può non destare la minima critica, per altre può risultare veramente un problema. Essere costretta a orari di visita, indicazioni di quale posizione assumere anche solo per una visita e non essere considerata durante le decisioni dei sanitari, potrebbe davvero risultare un problema per il naturale svolgersi degli eventi correlati alla nascita.

Come ovviare a tale “effetto disturbante” delle procedure cliniche?

Uno dei modi che le ostetriche di mezzo mondo consigliano di utilizzare alle donne che decidono di partorire in ospedale, ma anche quelle che desiserano partorire a casa (per ogni evenienza viene consigliato loro di compilarlo lo stesso, in caso di ricovero), è il birth plan o, più semplicemente, “piano del parto”.

Un piano del parto è un semplice e chiaro elenco di ciò che la madre e il padre desiderano per la nascita del loro bambino.

Primo problema: come possono scegliere, la futura mamma e il futuro papà, se non vengono debitamente informati sulla fisiologia della gravidanza e del parto e di quelli che sono i rischi e i benefici di tutte le procedure ginecologiche?

Infatti, uno dei motivi per i quali il piano del parto è utile è proprio quello di stimolare i futuri genitori a informarsi rispetto a questi argomenti, incoraggiarli al dialogo e spronarli a essere i protagonisti della gravidanza.

Un copia del piano del parto dovrebbe essere a disposizione di tutti gli interessati: a parte i genitori (che possono tenerlo nella cartella ostetrica o insieme agli esami che vengono effettuati dalla donna), può averlo l’ostetrica di fiducia.

Sicuramente una copia deve trovarsi nel piccolo plico di certificati medici che, al momento del ricovero, vengono consegnati all’ostetrica o al medico di guardia. Alcuni dei soggetti ai quali, infatti, va fatto pervenire il piano del parto sono il medico di guardia presente al ricovero e l’ostetrica che effettua le prime visite (ne basta una copia sola per entrambi).

Nel momento in cui l’ostetrica, con la scusa del tracciato cardiotocografico a 40 settimane, ritira gli esami più importanti per la compilazione della cartella clinica (molte cliniche velocizzano, in questo modo, le procedure di ammissione quando la donna torna, magari in travaglio), si può consegnare il piano del parto indirizzato al primario del reparto di ostetricia e dell’ostetrica responsabile della sala parto (se si conoscono i nomi è sempre meglio aggiungerli).

Mantenendo l’obiettivo principale del piano del parto, ossia la nascita sicura e felice del bambino, si potrebbe procedere in questo modo:

1. Compilare considerazioni:

Informarsi circa tutti i protocolli e le procedure di routine che vengono effettuate sulla mamma nella clinica dove ci si reca per partorire.

Se non si è d’accordo con qualcosa che è parte della routine di nascita nella clinica, si potrebbe provare a parlarne con il proprio medico curante. Un esempio molto semplice: se ho subito un taglio cesareo per la mia precedente gravidanza, posso chiedere se in quella clinica effettuano il cosiddetto “travaglio di prova” ossia il primo passo verso un V.B.A.C. (parto vaginale dopo cesareo).

Per cominciare si possono fare due elenchi: il primo riguarda le richieste che possono essere fatte nel momento in cui il parto e il post-partum avvengano senza complicazioni; il secondo riguarda tutto ciò che si potrebbe desiderare nel momento in cui ci possano essere complicanze.

La seguente lista di domande può sembrare eccessiva, ma ora è il momento di pensare possibilità. Se la questione non la si percepisce importante, si passa oltre.

Chi voglio insieme a me: partner / amica / sorella / mamma?

Voglio una doula/ostetrica personale?

Voglio muovermi o desidero stare a letto?

Preferisco una certa posizione per partorire?

Cosa intende fare per alleviare il dolore? (Impacchi caldo / umidi, massaggi, esercizi di respirazione, vasca idromassaggio, farmaci)

Se il mio bambino sta bene, desidero che l’auscultazione del battito sia continua o intermittente (1)?

Episiotomia: la rifiuto categoricamente o la accetto?

Desidero una sala travaglio normale (lettino per il parto simile a quallo delle visite) o desidero una stanza dove ci siano lettino che serve per poter stare sedute/letto matrimoniale/vasca o doccia?

Se ci fosse necessità di effettuare un cesareo, cosa mi preme di più? (Avere il mio partner con me / effettuare il pelle a pelle col neonato / avere la mia ostetrica accanto)

2. Operatori sanitari:

La maggior parte del tempo i sanitari lavorano nella routine. Possono accogliere o meno il piano del parto perché potrebbe solo sembrare una lista di richieste. Dobbiamo, però, pensare che il piano del parto non è un mero elenco: quando si effettuano delle richieste che riguardano la salute, le richieste che una donna fa insieme al partner rientrano in quella che si definisce “legge sul consenso informato” (2).

Molte procedure ostetriche, proprio perché sono divenute la routine, vengono effettuate spesso senza valutare il singolo caso. E’ così che l’episiotomia, il tracciato cardiotocografico e anche il mantenimento di una deteminata posizione per il parto sono divenuti interventi ovvii e scontati.

Qualsiasi cosa accada durante una nascita, occore sempre che sia chiaro che tutte le procedure devono essere utilizzate solo se servono e debbono essere “calate” nella realtà del singolo caso.

3. La fiducia nella sicurezza:

Durante il parto, molte donne temono di perdere il controllo della situazione poiché si trovano di fronte a persone che non conoscono dovendo affrontare un contesto sconosciuto. Un piano del parto aiuta a sentirsi sicuri e a sentirsi parte del processo decisionale anche di fronte a eventi imprevisti.

A proposito dell’imprevedibile, ne si può parlare nel piano del parto (e quando si dialoga coi sanitari) utilizzando frasi del tipo: “Se si rendesse necessario un cesareo …”.

Durante il travaglio, se ci si dovesse sentire sotto pressione per una procedura che non dovessere essere chiara e se non ci si trovasse in una situazione d’emergenza, è sempre opportuno ricordare di chiedere delucidazioni o eventuali alternative. Esempio eclatante è quello della gravidanza con un bambino in presentazione podalica: prima di decidere la data del taglio cesareo, sono possibili varie alternative come la moxa (terapia cinese) o la manovra esterna per rivolgerlo cefalico (3).

4. La forza del pensiero positivo:

Bisognerebbe tentare di focalizzare la propria attenzione su un piano del parto positivo e non verso un mero elenco di ciò che non si desidera. Usare parole come: “Speriamo di” o “Abbiamo in programma di” o “Ci aspettiamo di” sono da preferire rispetto a: “Noi non vogliamo…” o “Vogliamo evitare…”.

Ecco alcuni esempi:

“Per quanto riguarda la gestione del dolore, ho capito che tipi di farmaci contro il dolore sono disponibili. Io ne farò richiesta se lo ritengo necessario/se ne ho bisogno. ”

“Per quanto riguarda l’episiotomia, mi auguro che si tenti di proteggere il perineo con impacchi caldo umidi. Gradirei di essere guidata durante le spinte e di mantenere una posizione a me consona di modo che il mio perineo si allunghi spontaneamente”.

“Immediatamente dopo la nascita, ho in programma di tenere il bambino vicino a me. Mi piacerebbe che la valutazione del bambino venisse fatta sul mio addome, con entrambi coperti da una coperta calda, a meno che non occorra una situazione che lo controindichi”.

Rachele Sagramoso

Ostetrica

Note:

1. http://www.saperidoc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/50

2. In Italia, qualunque trattamento sanitario, medico o infermieristico, necessita del preventivo consenso del paziente; è quindi il suo consenso informato che costituisce il fondamento della liceità dell’attività sanitaria, in assenza del quale l’attività stessa costituisce reato. Il fine della richiesta del consenso informato è dunque quello di promuovere l’autonomia dell’individuo nell’ambito delle decisioni mediche. Il malato può decidere se vuole essere curato per una malattia e ha il diritto/dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili sulla propria salute, chiedendo al medico ciò che non è chiaro; inoltre deve avere la possibilità di scegliere, in modo informato, se sottoporsi ad una determinata terapia o esame diagnostico. Ricordiamoci, però, che sino a prova contraria la donna che partorisce in ospedale non è una paziente che ha bisogno di cure, ma è un’utente che necessita di un servizio di assistenza al parto.

3. http://www.saperidoc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/202


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