La gravidanza di sicuro non è una malattia


Quale evento è più naturale ed espressione di salute di una gravidanza? Gravidanza e natura sono due termini associati anche nell’etimologia; una delle accezioni di natura infatti è proprio “naturum”: che deve essere generato, che sta per nascere.

Tuttavia nel tempo il significato attribuito tanto alla gravidanza quanto alla natura è mutato a causa delle conoscenze e delle possibilità progressivamente acquisite e quindi risente inevitabilmente dell’influenza della cultura. Nascono allora domande da cui vorrei iniziare il mio dialogo con chi direttamente o indirettamente si trova a vivere la gravidanza.

Che cosa significa parlare di gravidanza e natura negli anni della fecondazione in vitro e della ovodonazione? Negli anni in cui sempre più donne con patologie anche importanti hanno dei figli? Quanto l’ospedalizzazione e lo studio della biologia della gravidanza ha portato ad una medicalizzazione impropria e all’omologazione di un evento fisiologico e che più ancora di altri è ogni volta unico e diverso? Quanto il progresso scientifico ci ha allontanati dal “mistero” della gravidanza? E quanto ha espropriato i suoi naturali e legittimi gestori, la coppia genitoriale e la famiglia, facendo slittare verso la delega ai “tecnici” della gravidanza? Quanta attenzione si pone veramente alla dimensione sociale della gravidanza?

A fronte di una tecnologia sempre più raffinata emerge spesso l’esigenza di vivere la gravidanza in modo naturale.

Come si può fare? Alcune riflessioni in proposito:

– Conoscendo la gravidanza nell’attualità con l’aiuto degli studi sull’argomento che vengono continuamente pubblicati. I progressi della scienza e della tecnologia non devono certo essere ignorati ma utilizzati in modo razionale e personalizzato.

In gravidanza non c’è cellula, pensiero, emozione, gesto che in qualche misura non sia pregno, gravido. Tutto ciò che succede, in maniera silente o manifesta, è vorticoso e grande, in ogni senso. E’ tutto in trasformazione, ma non alterato. Il rischio di varcare impropriamente il confine fra fisiologia e patologia è sempre presente.

– Facendo in modo che le madri e i padri si riprendano la gravidanza, rimanendone protagonisti e non delegando decisioni importanti ad altri, sia pure il proprio medico. Agli operatori sanitari corre l’obbligo di fornire informazioni chiare e complete, ma anche di non influenzare le posizioni della coppia, in particolare quando si tratta di questioni profondamente etiche come la diagnosi prenatale.

– Vivendo in modo sano, cioè con abitudini sane e in un ambiente sano. Se la salute non è uno stato acquisito ma un processo in continua costruzione in cui giocano un ruolo determinante i valori della persona la gravidanza è per questo un’occasione privilegiata.

– Rivedendo i propri ritmi di vita. La gravidanza è per definizione popolare il tempo dell’attesa. In un mondo che gira veloce l’attesa costruttiva, la preparazione, sono valori da recuperare. Fare un po’ di silenzio e ascoltare, lasciare emergere tutto quello che di naturale, e anche soprannaturale, sta avvenendo.

Avere un figlio è il massimo atto creativo che un essere umano possa compiere, neppure la più grande opera d’arte è paragonabile ad un embrione, un feto, un bambino. Avere un figlio è partecipare all’infinito e all’eterno, entrare nel mistero della vita.

La famiglia in formazione deve dunque essere al centro, ma importanza non trascurabile hanno le figure di riferimento con cui si trova a condividere il proprio percorso, siano esse i componenti delle famiglie di origine o del contesto lavorativo e sociale o le figure sanitarie. Ognuna ha ruolo e competenza peculiari e il decorso della gravidanza dipende in misura variabile anche dalla loro sinergia.

Il controllo clinico con il Ginecologo/la Ginecologa o con l’Ostetrica non è soltanto tecnico. I cambiamenti che attraversano una gravidanza non riguardano solo il corpo; entrano in gioco anche la propria idea di maternità e paternità, il proprio vissuto di figlio/a, le proprie risorse e fragilità, i propri valori, il rapporto con le proprie figure significative, il confronto del bambino immaginato con quello reale.

Di tale complessità non si può non tener conto in un approccio globale alla gravidanza. Una rassicurazione, la risoluzione di un dubbio , un chiarimento possono talvolta curare più di un farmaco o meglio essere farmaci nel senso etimologico del termine, in quanto rimedi, ed in grado di produrre dei cambiamenti biologici, ormonali, immunitari, come ci insegnano gli studi sull’interazionismo.

A queste considerazioni generali seguiranno su questo sito contributi più concreti su argomenti di interesse particolare. Se mi darete suggerimenti e stimoli avrete sicuramente la mia gratitudine.

Dott.ssa Mariangela Porta


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  • cri

    gentile dottoressa Porta, condivido appieno ciò che scrive.
    personalmente ho vissuto 3 gravidanze in un decrescendo di medicalizzazione, per arrivare all”ultima esperienza di gravidanza e parto in totale autogestione(trova il racconto del mio vissuto anche su questo sito se fa una ricerca con “verso l”abbaccio”).
    mi interessa molto sviluppare il tema del supporto sociale in gravidanza e parto, dalla demedicalizzazione del percorso e della figura della doula.leggerò con interesse i suoi futuri interventi!
    buon lavoro e buona vita!
    grazie cri

  • Chiara

    Grazie dottoressa per questa sua nuova rubrica, la seguirò con vivo interesse. Le pongo una domanda che credo attinente: la gravidanza viene considerata malattia prima ancora di iniziare. Dopo aver comunicato al mio ginecologo il nostro desiderio di cercare una gravidanza sono stati prescritti a me e mio marito molti esami del sangue preliminari e per me l”assunzione dell”acido folico per almeno tre mesi prima di fare ogni tentativo. E” giusto far sentire malate le persone, instillando in loro l”ansia ancor prima che ogni cosa cominci? se ascolto il mio omeopata(consultato per altre ragioni) l”acido folico e le varie ricette sono da buttare dalla finestra…ma allora chi ha ragione? alla prima gravidanza(putativa) non ho la forza di smedicalizzarmi completamente ma mi rendo conto che non è giusto sentirmi già da curare a priori

  • Eli

    Buongiorno dottoressa. Mi rivolgo a lei per chiederle un consiglio. Sono all’ottava settimana di gravidanza e ho deciso di farmi seguire da un’ostetrica che questa settimana ho incontrato per la prima volta e mi è piaciuta molto. Mi ha prescritto le varie analisi da fare e mi ha fatto le impegnative per le tre ecografie (la prima la farò in consultorio dal loro ginecologo). La seconda e la terza pensavo di andare tranquillamente a farle in ospedale. In questi giorni però alcuni parenti mi hanno messo un po’ di ansia (già non condividono molto che mi faccia seguire da un’ostetrica) dicendomi che la morfologica è meglio farla privatamente perché l’attenzione è diversa, sostengono che quella dell’ospedale sia meno affidabile, che gli strumenti siano meno all’avanguardia, che conoscono persone che non si sono trovate per nulla bene in ospedale. Le chiedo pertanto se mi può dare qualche chiarimento a proposito perché sono un po’ confusa. Grazie
    E.