Neo mamme inesperte, occhio al web!


Ovunque ci giriamo ci troviamo di fronte a molte fonti d’informazione. Per le donne in attesa e le neo madri, tali fonti si moltiplicano come muffa sul gorgonzola: a vista d’occhio. Consigli, idee, spunti, opinioni, delucidazioni e sbandierate critiche a chi la pensa diversamente.

Così sul web, ma anche per strada, nei negozi e nelle piazze: siamo attorniati da consigliatori, esperti, “chiacchieratori” e critici di ogni genere.

Facciamo un salto sul web: migliaia di siti che sbandierano opinioni e aspre prese di posizione. Così, nella più profonda confusione, la madre che magari, come ormai molte donne nel nostro Paese, è figlia unica e non ha mai avuto esperienze con bambini piccoli, si trova a raffidarsi di un minestrone di opinioni.

Analizziamo la situazione. Utilizziamo una Mamma Immaginaria (MI in seguito) che ha trascorso una gravidanza tranquilla, ha avuto un parto spontaneo nella norma e torna dalla sala parto un po’ provata ma contenta.

Essa è circondata dal solito assiepamento di parenti che le fanno le congratulazioni e si complimentano per la sua bravura (qui si potrebbe aprire un vasto argomento: perché si dice alle mamme che sono state “brave” quando partoriscono?). Per inciso i dialoghi riportati e le citazioni tra virgolette sono stati davvero pronunciati dalle figure descritte nel testo. Intendo dire che qui ho inserito alcune esperienze della mia vita di mamma e ostetrica e non degli esempi casuali.

1° Gradino: la prima poppata.

MI è una neo-mamma. Non ha idea, per esempio, di come il bambino debba essere messo al seno correttamente perché non sopraggiungano ragadi dolorose. La situazione può prendere due pieghe diverse:

– Se MI è fortunata ha potuto contare su personale ospedaliero formato sull’allattamento materno (ostetriche, neonatologi, infermiere pediatriche…) e magari sull’appoggio dello stesso in sala parto.

MI ha felicemente concluso il parto con suo figlio appoggiato sulla pancia ancora sporco e bagnato e magari col cordone che ancora pulsa (una serie di azioni felici che mi fanno personalmente commuovere se le vedo tutte insieme).

MI, quindi, arriva in camera che già suo figlio è attaccato al seno (o lo è stato e ora riposa tranquillo) e pure correttamente.

– Se MI è sfortunata ha partorito in una clinica dove le parole “allattamento” e “materno” sono disgiunte. Forse c’è un’ostetrica che di tasca sua si è pagata una formazione sull’argomento, ma non è in turno in quel momento.

Ovviamente il neonatologo visita il bambino e lo lascia all’infermiera del nido che lo lava (“Non lo vorrà mica tutto sporco e puzzolente”… Ma sporco di cosa? Puzzolente sarai tu! – ci sarebbe da dirle!), lo mostra, avvolto in un panno, alla mamma per poi andar via subito perché il bambino deve stare al caldo.

MI deve riposarsi in una saletta apposita. Dopo due ore le viene restituito il bambino e vengono entrambi portati in camera.

2° Gradino: la seconda giornata.

MI si è oramai ripresa dalla stanchezza. Si è potuta dare una lavata e una sistemata e il suo bambino dorme pacifico nella culletta.

– Se Mi è fortunata ha potuto dormire con suo figlio che ha poppato a sua discrezione e ha fatto pure la cacca.

Il neonatologo giunge in camera per la visita e dichiara che va tutto bene. Addirittura le chiede se vuole andar via il giorno prima della dimissione consueta.

MI è felice e, soprattutto, tranquilla. Il neonatologo le spiega i pregi del dormire assieme e del non usare il ciuccio (né subito, né mai) e le illustra i vantaggi dell’allattare a richiesta ben oltre l’inizio dell’alimentazione complementare (quello che le nonne chiamavano svezzamento, letteralmente “levare il vezzo” ossia il seno) e dello stare con il bimbo sempre vicino.

MI, nonostante la sua inesperienza, si sente capace e fiduciosa: ciò che sente di saper fare è come se l’avesse sempre fatto. Guarda il suo piccolo, che nel frattempo, non gradendo la visita, sta piangendo a squarciagola, e gli porge il seno.

L’infermiera pediatrica osserva l’attacco dando qualche piccola indicazione e si complimenta per il bel colore della camicia da notte.

– Se MI è sfortunata si è dovuta alzare non meno di 7 volte in 6 ore (il pupo è nella culla). E’ stravolta e si sente un po’ puzzolente di sudore. Il bambino piange (“Perchè? Che faccio che non va bene?”) e l’infermiera entra apostrofandola con un “Oh signora glielo diamo un po’ di ciuccio a ‘sto bambino?”.

Eccolo lì: il magico risolutore. Colui che tutto e tutti fa tacere. L’Oggetto meraviglioso amato dai pediatri (non direttamente, è il pregio dell’avere congressi a Cortina sponsorizzati dalle ditte produttrici del suadente Oggetto) e agognato dalle nonne.

I padri lo occhieggiano, le amiche lo consigliano: insomma, è Indispensabile (come tutta l’oggettistica per neonati, del resto: chissà come hanno fatto le nostre progenitrici per millenni, mah).

MI non era convinta di voler utilizzare il Beneamato, ma la moda lo impone. Così, tanto per riposarsi le orecchie, il bambino è tacitato da un bel tappo di lattice o caucciù: pessimo sapore per ottimi risultati.

La fisiologia della lattazione già s’incrina un po’, ma noi abbiamo fiducia nei geni che compongono il nostro DNA che per secoli e secoli ha guidato il bambino verso la sopravvivenza e la capacità di distiguere ciò che ritiene indispensabile per vivere (la madre) da ciò che non lo è (tutto il resto).

Così MI riesce comunque ad allattare il piccolo tiranno (ci fate caso agli appellativi che vengono appioppati ai bambini che non corrispondono alle nostre aspettative? “tiranno”, “cattivello”, “furbacchione”, “mascalzone” e via così) che se potesse parlare chiederebbe dove si trova l’ufficio reclami. Ma non può e se non lo fa la sua mamma al posto suo, il personale ospedaliero continuerà a compiere errori madornali come quelli sovraccitati.

Paura, omertà, pigrizia e ignoranza… fatto sta che nessuna donna ha il coraggio di denunciare subito il trattamento subìto, anche solo per chiederne le dovute informazioni a chi di dovere. Spesso, oltretutto, non sa neanche che alcuni dei problemi che avrà da superare una volta a casa saranno stati causati dalla incompetenza degli operatori…

Ah, quasi rimaneva taciuto il fatto che il nostro pargoletto viene tolto alla mamma perchè ha un po’ di ittero e le viene restituito ogni otto ore. Nel frattempo viene consegnato alla madre un tiralatte per controllare se ha il latte, che lei, ovviamente, non ha. Non può averlo, se suo figlio non ciuccia; e no, non è la stessa cosa attaccare al seno un bambino e attaccarci un tiralatte.

Non vorrei risultare eccesiva, ma parrebbe quasi la differenza tra un panino preconfezionato e una cena completa: non c’è paragone.

Ovviamente il pupo, non essendo attaccato mai al seno, non riesce ad andare di corpo né a fare la pipì, così gli viene somministrato glucosio.

Ecco, gli ingredienti ci sono tutti: per cucinare un Allattamento rovinato con MI stravolta condita con incapacità degli operatori, ci vuole molto impegno, ma in molte cliniche ce la fanno.

3° Gradino: l’esercito dei consigliatori.

Dall’amica che ha partorito 3 mesi prima e che le ha regalato il libriccino di Estivill, alla suocera che non ha allattato avendo avuto un figlio negli anni Settanta, durante i quali era quasi dannoso allattare (sappiamo che una delle “tate” del famoso programma e multi autrice di best-seller sull’educazione infantile non sa un’acca di infanzia anche perchè madre negli anni Settanta, che quindi non ha mai allattato), alla sorella dell’amica della portinaia che vanta una laurea in veterinaria (“Ne saprà lei qualcosa, no? Conosce le mucche” forse scambiando le moderne competenze della specialista in animali da salotto con quelle del buon James Herriot, veterinario di campagna negli anni Cinquanta).

Tutti sanno cosa deve fare una madre. Portano regali indispensabili (e costosissimi) e fanno considerazioni sulla cacca del neonato o sul capezzolo di MI. Ognuno di loro, infatti, in confronto a MI è Esperto. MI si trova di fronte a due strade:

– Se MI è fortunata sta allattando bene. Non ha avuto molto tempo per informarsi, ma è tranquilla. Vede che seguendo l’istinto di suo figlio tutto va avanti bene e anche il papà del bimbo, percependo la tranquillità, nonostante l’inesperienza, ha fiducia in MI.

Qualche notte insonne c’è, mal di pancia pure. Quella di Mi è una coppia abbastanza tranquilla che riesce ad arginare i consigli e le critiche (subite appena dopo il rifiuto di un consiglio che, quindi, non è tale, ma nient’altro che un ordine categorico) con scioltezza.

– Se MI è sfortunata viene dimessa dalla clinica assediata da 3000 consigli e dai mòniti dei neonatologi che sembrano essere lì solo per criticarla.

La subbissano d’informazioni telegrafiche, ma per lo più di tabelle su percentili che MI ignora. Le intimano la visita dal pediatra in breve tempo per controllare “se il bambino è cresciuto” (leggi “se sei capace di produrre latte”).

All’uscita dall’ospedale MI si precipita in farmacia perché è sempre meglio acquistare sia una confezione di formula artificiale (non si sa mai) sia una confezione di “Più Latte”: un po’ come il diavolo e l’acqua santa che poi santa non è perchè è una sciocchezza inaudita. Ma si sa, noi italiani siamo scaramantici…

MI è completamente all’oscuro del fatto di essere stata più o meno consciamente ingannata da chi le stava intorno: ostetriche, medici e infermiere parlavano senza neppur sapere di che stessero blaterando, ma si sa, come poter dar contro a un camice bianco?

MI è estenuata: il suo bambino piange (“deve dormire in carrozzina, lo vedi com’è già viziato?” ammonisce la suocera spengendo la sigaretta) e anche lei versa lacrime amare: non sa fare nulla, non sa fare la mamma, non ha latte, il suo bambino è già viziato, ha la faccia stravolta e i medici l’hanno subissata di definizioni che non conosce.

Che fare? MI va dal pediatra che, come prima cosa non le chiede come sta, come è nato il bambino, come si attacca al seno, ma le ordina di mettere il bimbo sulla bilancia. “Ahi, ahi non abbiamo ancora recuperato il peso alla nascita, signora. E’ sicura di avere latte?”.

Se il danno non viene fatto qui, ci siamo vicini. MI si sente come la bimba che ha rubato le caramelle. Sua madre la osserva tra il dispiaciuto e il “te l’avevo detto”. Il compagno non sa che pesci prendere. Al suo ritorno a casa, MI è distrutta.

Si rifugia sul web dove può trovare le voci amiche tanto cercate e agognate. I blog sono sempre gli stessi: “Mammaqui”, “Mammalà”, “Mammesalterine”, “Tuttomamme”… Da blog dove mamme con esperienza (sì ma quale esperienza?) dicono la loro, a siti dov’è l’esperto di turno a dispensare indicazioni e prescrivere comportamenti, sino a quei forum dove psicologhe parlano di maternità sciorinando teorie psicologiche che con la fisiologia dell’allattamento non hanno molto a che fare.

Attenzione, vorremmo dire, a questi siti internet. Attenzione a questi modi di proporre le proprie opinioni:

1) Pubblicità: pochi ci fanno caso, ma i siti per le mamme sono un porto sicuro per pubblicità di prodotti per bambini. Siamo certi che ciò che ci viene detto sia estraneo dalla vendita di questi prodotti? O meglio: siamo sicuri che i post che indicano alle donne come togliere la poppata di notte o come insegare al bambino a dormire, non siano solo chiacchiere sensa senso solo per vendere prodotti? Pensiamoci.

2) Esperti: medici (pediatri per lo più, ma pure neonatologi ultimamente), ostetriche, psicologi o psicoterapeuti, nutrizionisti e dietologi: sembrano tutti esperti di allattamento, fisiologia del sonno infantile e lattazione. Come distinguere chi parla perchè è competente in materia da chi non lo è? Ci sono vari trucchi, ma si tenga presente che se questi specialisti hanno tali competenze è perchè hanno scelto di acquisirle ben dopo l’Università.

Durante i corsi universitari queste materie non vengono toccate nel 99% dei casi. Ciò che queste persone sanno è spesso frutto di congressi (sponsorizzati da ditte che fabbricano sostituti del latte materno) o di non meglio identificate dicerie.

Possiamo allora controllare: se l’esperto cita una bibliografia; se l’esperto ha una formazione particolare (è IBCLC? consulente de La Leche League?); molto chiarificatore è il fatto di dare consigli su come applicare una cosiddetta “pedagogia a basso contatto” e su un tipo di nutrizione a base di latte materno a dir poco fantasiosa.

Esempi: poppate a orari; sonno diviso tra bambino e genitori; uso di tisane o altri alimenti; uso di ciucci o biberon; uso di termini che identificano il bambino negativamente (viziato, eccetera); imposizione di metodi per far sì che il bambino si comporti in vari modi (metodo per farlo dormire, metodo per far sì che non mangi più di 6 volte al giorno, metodo per far sì che impari l’uso di qualsiasi cosa); critiche verso chi si comporta al contario di come viene spiegato di fare (“chi non applica queste regole avrà sicuramente un bambino viziato per il resto della vita”; ammonimenti drammatici (“se non utilizzarai questo oggetto, tuo figlio potrebbe risentirne”); tono risoluto e saggio da “detentore della Sapienza” (questa è la caratteristica di tutti i sanitari: vengono elargite pillole di saggezza e dispensate “linee guida” universali).

Chiediamoci, quindi: qual è lo scopo di questa persona? Cosa vuole trasmettermi? Cosa conosce di allattamento e sonno infantile? Chiediamoglielo, pretendiamo bibliografie e spiegazioni, non crediamo superficialmente al titolo di una persona. Se un esperto promette miracoli con l’applicazione di un metodo, meditiamoci su, perché il nostro bambino non è una macchina programmabile, è un essere umano!!

3) Altre mamme: allenatrici di mamme (coach mother), formatrici di mamme, aiutanti di mamme. Oramai molte mamme hanno un blog dal quale raccontano esperienze e propinano consigli. Ciò è ottimo, può essere simpatico e può pure essere istruttivo. Le domande da porci sono: nonostante la sua esperienza, come si è informata degli argomenti dei quali parla?

Anche qui i consigli divulgati come parmigiano sui maccheroni, uso di metodi infallibili per educare nostro figlio (NOSTRO figlio, non loro), dati forniti con certezza, assenza di bibliografia (che fonti usa?) e l’uso di epiteti negativi per definire il bambino, debbono farci pensare.

E’ ovvio che ci sono molte, tantissime mamme che possono aiutarci. Non ci vogliono dei titoli particolari per poter sostenere una mamma per ciò che riguarda l’allattamento o comunque lo stare con suo figlio. Molte mamme fanno un lavoro egregio quotidianamente per poter divulgare la cultura del latte materno. Alcune mamme, poi, scoprono di voler approfondire questi argomenti intraprendendo cammini per diventare consulente per La Leche League, Doula o Mother Assistant.

Altre no, continuano a sostenere le mamme facendo “solo” le mamme. Ben venga, anzi: la nostra cultura si è diffusa così. Certo, che almeno ci forniscano anche loro i testi ai quasi si inspirano cosicché, se una mamma mi consiglia il libro “Neonati cattivi, neonati dai quali difenderci appendendoli a testa in giù” (non scandalizziamoci perchè per decenni siamo stati capovolti dalle levatrici in sala parto, eh), io possa fiutare che non si tratta di un testo sull’amore per i bambini.

Ciò che varia nello scegliere un esperto (titolato) o un non esperto (collega mamma) è la responsabilità delle indicazioni forniteci. Se una mamma ci dice come comportarci per esempio con il latte materno, nel momento in cui noi abbiamo un problema causato proprio da quel consiglio, non possiamo far altro che allargare le braccia.

Ma se un medico o un’ostetrica ci danno indicazioni ben lungi da prescrizioni internazionali sull’alimentazione infantile (penso a ostetriche che forniscono nomi di latti artificiali o a medici che c’intimano di svezzare a 6 mesi), allora possiamo davvero fare qualcosa: loro sono sanitari e devono conoscere argomenti così importanti.

Pretendiamo la formazione di chi deve fornire la salute, pretendiamo l’assunzione di responsabilità da parte di chi ha un titolo che gli conferisce una responsabilità.

MI ha la possibilità di vivere bene la sua maternità o di essere combattuta tra consigli e paure: ricordiamoci che ogni volta che una mamma ha un problema con l’allattamento o con il sonno infantile (che per me sono argomenti di Salute Pubblica) e noi non abbiamo fatto nulla per far sì che lei fosse circondata da persone competenti, è anche un po’ come se fossimo noi al suo posto.

Se abbiamo subito un comportamento che poi abbiamo scoperto essere sbagliato (come è successo a MI in ospedale, per esempio), abbiamo la possibilità di pretendere che nessuna mamma incorra in quegli errori. Pretendiamo che i nostri “fornitori di cure” come dicono gli inglesi “caregiver”, siano competenti. La salute delle mamme e dei bambini dipende da tutti.

Rachele Sagramoso


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  • CRISTINA

    Grande Rachele, la tua satira ha fatto centro anche questa volta! ;-))

  • marilena

    cara Rachele sono d”accordo con te, la stessa cosa succede anche con i pannolini lavabili.Nel campo dei pannolini magari i danni alla salute del bambino sono molto minori,ma sono convinta (a sensazione) che dietro i siti superorganizzati di mamme che consigliano sui pannolini c”è uno spregiudicato marketing subdolo, di cui neppure le mamme sono consapevoli.E sono proprio questi siti ad aver creato confusione o addirittura informazione sbagliata oltre ad aver lanciato pannolini cinesi,sintetici, modelli assurdi ecc.
    Bisognerebbe far capire alla gente i meccanismi che possono trovarsi nascosti dietro a questi siti.Riguardo al citare le fonti penso che questo possa non essere una protezione:se una mamma è inesperta, che tu le citi estville, o Odent, per lei potrebbe essere la stessa cosa, Riguardo ai titoli di studio invece penso che non sempre sono la garanzia che ci troviamo di fronte ad una persona affidabile, anche se certo, il titolo ibcl e consulente lll sono una buona indicazione riguardo all”allattamento.
    Come si fa a mettere in guardia le mamme dal rischio di cadere nelle trappole web?Personalmente avrei bisogno prima io di qualche fonte a cui rivolgermi per sapere con esattezza quali tecniche comunicative vengono usate per raggiungere certi scopi da certe aziende, ma ciononostante alcune volte capitano particolari di palese conferma di ciò che dici anzi diciamo.
    MI E” VENUTO IL DUBBIO CHE PUBBLICHIATE QUESTO COMMENTO:MEGLIO DI NO, EVENTUALMENTE SONO DISPOSTA A RISCRIVERLO TAGLIANDO QUALCOSA.GRAZIE,Marilena

  • MOIRA

    Purtroppo io mi sono trovata nella situazione “sfortunata” della MI…a partire dal mancato contatto pelle a pelle, ittero e subissata da consigli sbagliati fino a quando mi sono decisa a chiamare una nostra comune amica che durante la gravidanza mi aveva detto di contattarla in caso di difficoltà con l”allattamento e poi lei mi ha presentato a te.. Inizialmente non avevo dato peso alle sue parole perchè da ignorante sull”argomento pensavo che non avrei avuto problemi ad allattare, che appena nato avrei attaccato il bimbo e via!
    E pensare che ho frequentato a son di permessi sul lavoro il corso preparto dell”asl..eppure non ci hanno detto molto a riguardo, altrimenti mi sarei informata meglio!
    Noi mamme abbiamo bisogno di perone esperte e disponibili e dobbiamo essere più forti e più lucide senza farci sopraffare dai consigli sbagliati…
    E dovremmo essere più coraggiose e “denunciare” i torti subiti per far sì che alle altre non succeda quello che è sucesso a noi!
    Io purtroppo il coraggio non l”ho ancora trovato…

  • claudia

    io sono una mamma fortunata… anche se molti non pensano sia una fortuna allattare ancora a 22mesi e praticare il co-sleeping. devo la mia fortuna ad un corso pre parto orientato ad un approccio naturale e a libri meravigliosi scritti da pediatri che ci ricordano le nostre origini.E” tutto molto più semplice così. ma vedo tante mamme afflitte da “terrirismo”, il che mi fa venire il sangue alla testa.
    grazie di esserci. il fatto che ci siate può essere la “salvezza” di qualche mamma