Scuola: tra anagrafe degli insegnanti e bullismo, sono gli studenti a farne le spese

Attraverso questa novità il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) promette di consentire la consultazione al pubblico non solo dei currricula di un milione di professori, di ruolo o meno, ma anche dei loro dati anagrafici e della sede dove operano attualmente.

A parte le considerazioni riguardanti la privacy (e quindi i diritti del docente, quale cittadino, di veder tutelati i suoi dati personali), e a parte il fatto che il ministero non compensa economicamente le competenze aggiuntive dei docenti (né le conosce) quindi non si capisce perché debba metterle in mostra nella sua ‘vetrina’, preme sottolineare come tale operazione inutile (tranne che all’immagine del ministro, oltre che creare confusione sulla realtà della pubblica istruzione) contribuisca a quello che è uno dei maggiori problemi della scuola, oggi, cioè la delegittimazione della classe docente, che in definitiva danneggia gli studenti stessi.

Perché il vero messaggio di questa anagrafe è: voi potete controllare i professori, conoscere quali hanno il curriculum migliore e quali quello strettamente indispensabile a superare il concorso. Infatti la giustificazione addotta, di poter scegliere le scuole presso le quali iscriversi in base alla preparazione dei docenti, non tiene, e su più fronti.

Ad esempio, grande curriculum non vuol dire grande capacità didattica: si può essere geni sul piano scientifico (o secchioni) ma non riuscire a farsi comprendere dagli allievi o non saper comprendere gli adolescenti.

Inoltre avere al proprio attivo varie pubblicazioni potrebbe anche significare impegno minimo con le classi per dedicarsi all’attività editoriale.

Ma, soprattutto, dato che le classi possono avere un massimo di 31 allievi, gli studenti si iscrivono a scuola a gennaio, il ministero assegna le cattedre agli istituti a inizio estate e i docenti vengono assegnati alle classi a settembre, l’idea che tale anagrafe aiuti a scegliere il ‘corso’ migliore (atteso che tutti i docenti di quel corso siano nella ‘top ten’) è una vera presa in giro

Ecco perché si può concludere che lo scopo e l’effetto del provvedimento sarà dare all’opinione pubblica la sensazione di poter controllare i docenti, un altro tassello di una campagna delegittimante che crea agli insegnanti difficoltà nel gestire gli studenti bulli o violenti (e talora genitori arroganti o violenti), perché il rispetto dovuto al docente (quantomeno come persona) viene meno quando si abbia il preconcetto di trovarsi di fronte ad un fannullone impreparato, ad un soggetto che può essere controllato e quindi può – anzi deve – essere ridimensionato.

Non che non vi siano tanti docenti che, nonostante tale campagna di delegittimazione, riescono – con l’abnegazione e la preparazione – ad ottenere il rispetto e la stima degli studenti e delle famiglie, ma – ripeto – in caso contrario chi davvero ci rimette sono gli studenti. Gli ingestibili e gli altri, quelli che invece vorrebbero studiare in un ambiente sereno.

Non bastano poi a rimediare i provvedimenti disciplinari duri, invocati in più occasioni anche dal ministro Gelmini, o la mancata ammissione all’esame per chi non abbia la sufficienza in tutte le materie. Perché quello cui si deve mirare è l’educazione complessiva e quotidiana della persona, e non soltanto a ‘fare la faccia feroce’ alla fine del percorso o quando (e succede sempre più spesso e in modo sempre più grave) vengono superati i limiti.

Fonte: Il Fatto Quotidiano.it


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