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Per Natale bambole più alte?


Le bambole crescono e diventano più alte per piacere di più e più a lungo: con le bambine che, secondo alcune ricerche, tendono ad abbandonarle già sette anni, i produttori di giocattoli rifanno il look ai loro prodotti.

A 51 anni il corpo non cresce più, tutt’al più comincia ad accorciarsi. Il discorso è diverso per Tiana e Ariel, fino a ieri alte due palmi e oggi ricostruite con 30 cm di coscia in più. Le bambole di plastica della Disney, meglio conosciute come “principesse”, in vista dello shopping natalizio verranno messe in vendita con dimensioni tutte nuove, passando dai 15 ai 45-54 cm di altezza.

La maxi casa di produzione americana è convinta che, in questo modo, le bambine resteranno più legate al giocattolo, evitando di cestinarlo dopo poche settimane alla ricerca di qualcosa di più stimolante.

A dare la notizia è il Wall Street Journal, che parla di “bambole alte all’attacco”, sottolineando la capacità di questi giocattoli di riflettere lo spirito del tempo che di volta in volta li crea.

Patricia Hogan, curatrice del Museo Nazionale del Gioco di Rochester, New York, nell’articolo precisa che Barbie, per oltre 50 anni, ha cambiato freneticamente look e professione, dando corpo ai cambiamenti della società americana e ai sogni di progresso ed emancipazione femminile del resto del mondo. Un potere enorme, quello affidato alle bambole, che per riflesso si annida nelle mani delle case produttrici.

Ma la mente infantile è qualcosa che si può manipolare fino a un certo punto e, come spiega Giulia Settimo, giornalista e scrittrice specializzata nei temi dell’infanzia, “Cicciobello è sempre Cicciobello”.

La Settimo ha condotto un’indagine sulle ragioni che spingono a legarsi a un giocattolo piuttosto che a un altro, intervistando psicologi e bambini. “La bambola è un gioco primario – spiega – uno dei tre-quattro prediletti dai bambini. E mi riferisco, naturalmente, anche ai maschietti. Senza distinzioni di sesso, tutti hanno bisogno di identificarsi con un pupazzo o un bambolotto. Che deve essere abbastanza grande da poter essere tenuto in braccio, vestito e coccolato”.

La giornalista spiega che, così, il piccolo gioca a fare il genitore e proietta sul “Cicciobello” di turno l’affetto che per lui provano i genitori. Un meccanismo formativo che rassicura. Ma allora perché la Barbie gode di popolarità ininterrotta dal 1959? “Piace in genere alle bambine più grandi – continua la Settimo – dai 5 anni in su cominciano ad apprezzare questa figurina esile come proiezione di sé stesse da adulte. Ma si tratta di un gadget, non di un qualcosa a cui affezionarsi. E’ questo il motivo per cui di Barbie se ne chiedono tante e di Cicciobello uno solo”.

Dunque il segreto per conquistare il cuore di un piccolo consumatore è propinargli un bambolotto da abbracciare. “Le nostre ricerche mostrano come le ragazzine, se vedono bambole più grandi, riescono meglio a identificarsi”, spiega Lisa Harnisch, vice presidente di Toys ‘R’ Us che ha lanciato nei giorni scorsi Journey Girls, bambola da 43,5 centimetri.

Dietro di essa si affaccia sugli scaffali dei negozi di giocattoli un piccolo esercito di spilungone: “Dollie & Me”, “Princess & Me”, “Karito KIds”, “Moxie Teens”, “American Girl”, tutte alte mezzo metro e in vendita dai 20 ai 70 euro. “Con queste bambole sarà più facile creare situazioni di vita reale, come ad esempio sedersi a tavola e far finta di mangiare insieme – spiega Elaine Carovilla, direttore della Disney Consumer Products, sezione “bambine” – non è possibile fare una cosa del genere con le “fashion dolls””.

Gli esperti di marketing sperano così di colmare quel vuoto che si crea quando i bambini crescono e sentono il desiderio di imitare i propri genitori nei gesti quotidiani. Secondo diversi studi, l’abbandono delle mini-bambole si verifica già a sette anni e da questa età in poi le bambine cominciano a preferire videogame, internet e telefonino.

Ma forse, pensano i maghi dell’industria pubblicitaria, è possibile dirottare quella che gli psicologici chiamano “age compression” verso qualcosa di più umano. E, soprattutto, economicamente fruttuoso…

Fonte: La Repubblica.it


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