Uno studio sugli effetti del terremoto sulla salute dei bambini


Marco non ha più voglia di studiare. È stanco e trascorre interi pomeriggi a pensare all’aprile di un anno fa, quando il terremoto si portò via la casa, la scuola e il suo migliore amico.

Non ha voglia di dormire, ha paura degli incubi, dei flash back di quei secondi terribili. Marco ha solo otto anni e ha perso la voglia di sognare.

Così come i bimbi di Haiti sconvolti dal sisma del gennaio scorso, da un destino che li ha visti sopravvivere alla distruzione, ad una terra che, di tanto in tanto, trema ancora. E fa paura.

Ma nel cielo che sovrasta le macerie del centro storico dell’Aquila ora c’è un arcobaleno, nasce in Italia, attraversa l’oceano e splende sopra le tende d’emergenza di Port-au-Prince. Porta i colori della speranza, si chiama “Rainbow” ed è la prima ricerca al mondo che documenterà le conseguenze a livello psicologico a lungo termine causate da calamità naturali come tifoni, uragani e terremoti.

Un ricerca che è parte del Progetto San Camillo, nato dopo la traumatica esperienza del terremoto che il 6 aprile 2009 ha devastato la città dell’Aquila e i paesi limitrofi.

«Lo scopo di “Rainbow” è quello di valutare l’incidenza dei disturbi psico-patologici causati sui bambini dal terremoto in Abruzzo, nel caso specifico e, più in generale, da calamità naturali.

Fino ad ora gli studi internazionali sugli effetti drammatici prodotti a lungo termine si erano occupati esclusivamente della psiche degli adulti, soprattutto soldati reduci da guerre, che presentavano disturbi legati proprio ai traumi e alle esperienze drammatiche vissute sul campo.

Sui bambini in età pediatrica invece le ricerche sono state rare e di scarsa rilevanza»», commenta Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù che cura il progetto dal punto di vista scientifico.

L’obiettivo specifico del progetto “Rainbow” è quello di valutare, a distanza di mesi, quali sono gli effetti prodotti dal sisma di Abruzzo su bambini in età pediatrica, afflitti da disturbi psicopatologici. Bambini e adolescenti che vivono ancora la paura del terremoto, che soffrono di palpitazioni continue, di difficoltà nel concentrarsi e faticano a prender sonno per i ricordi del dramma vissuto.

Questi, così come anche il senso di impotenza, sono i segni e i sintomi di patologie della psiche che spesso gli insegnanti e i pediatri di famiglia non sono in grado di riconoscere.

Saranno oltre 7 mila i soggetti coinvolti. Bambini che presentano i sintomi del PTSD, cioè di quella serie di disturbi denominata sindrome postraumatica da stress. La ricerca che non si fermerà solo all’ambito conoscitivo ma interverrà anche a livello terapeutico come mai prima d’ora era stato fatto nel mondo.

La condurranno l’Ordine dei Ministri degli Infermi – Camilliani, attraverso la propria Camillian Task Force, con il coordinamento scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il sostegno della Caritas Italiana e la collaborazione dei pediatri di famiglia abruzzesi.

«Da sempre i Camilliani sono vicini ai bambini e al problema del disagio psichico. Dopo il terremoto in Abruzzo, ci è sembrato naturale pensare ad uno studio complesso, unico al livello mondiale, che nascesse dalla collaborazione di figure molto distinte come neuropsichiatri, pediatri di famiglia, insegnanti, psicologi.

È una grande scommessa quella che abbiamo fatto e crediamo fortemente di poter sviluppare il progetto anche ad Haiti per tutti i bambini dell’isola che ora sono curati nel nostro ospedale, l’unico ad essere rimasto in piedi dopo il sisma», racconta Marco Jazzolino, vice-coordinatore della Camillian Task force, organismo che offre un aiuto globale, alle vittime di calamità naturali o provocate dall’uomo, sostenendole dal punto di vista umanitario, sanitario e pastorale.

Lo studio si svilupperà in due parti: la prima è già iniziata e coinvolge i pediatri di tutto il territorio abruzzese e un nutrito campione di bambini dai 3 ai 14 anni, ai quali verranno presentati dei questionari di screening, sviluppati e normalizzati a livello internazionale, che servono proprio ad individuare i sintomi del disturbo psicopatologico.

Dopo i risultati del test, la diagnosi sarà confermata da una visita specialistica neuropsichiatrica (si stima un 20-30% dei bambini nell’epicentro del terremoto e il 10% nel resto dell’Abruzzo).

Il controllo sarà ripetuto poi a distanza di un anno per valutare l’eventuale persistenza degli stessi disturbi nel bambino. «L’aspetto più interessante dello studio è che non si limita ad una diagnosi o alla semplice rilevazione del numero di bambini affetti da PTSD ma cerca di prevenire il manifestarsi, perché riuscendo ad individuare i fattori che prevengono lo sviluppo di tali disturbi psicologici potremmo applicarli anche in altre realtà a rischio di calamità naturali, in zone di guerra o di attentati frequenti», sostiene Anna Lamborghini, una dei novanta pediatri coinvolti nel progetto e selezionati nel territorio abruzzese sulla base del numero di bambini già assistiti; questo per fornire alla ricerca un campione realmente rappresentativo della realtà abruzzese.

La seconda parte del progetto prevede invece dei percorsi di formazione di insegnanti e operatori volontari che aiutino i bambini a sviluppare abilità di supporto con interventi di educazione alla pro-socialità.

«Questo tipo di attività – dichiara Valeria Pellicciaro, coordinatrice del progetto in Abruzzo – possono aiutare il bambino a riprendersi quando i disturbi da stress post-traumatico non sono così seri e, allo stesso tempo, permettono agli insegnanti di individuare i soggetti che ne presentano i sintomi e necessitano quindi di una terapia pediatrica».

La ricerca, che prevede almeno due anni di lavoro, è seguita da prestigiose università americane e dal Children’s Hospital di Boston, e rappresenta uno studio di alto valore scientifico e sociale che nasce in Italia e si apre al mondo. Un arcobaleno, “Rainbow”, che colora di speranza il cielo d’Abruzzo.

Affinché Marco, i piccoli sopravvissuti di Haiti e le vittime delle calamità naturali che affliggono il mondo possano tornare a sorridere. E gioire della vita. Come sanno fare i bambini.

Fonte: Il Messaggero.it


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