la maternità nella Natività: il binomio mamma e bambino


Nelle immagini della Madonna col bambino Gesù che troviamo nelle molte natività e nei presepi in giro per il mondo e nelle nostre case ho spesso trovato qualcosa di artefatto, di immobile, di intriso di una tradizione forte ma a volte incapace di comunicare profondamente qualcosa.

Non essendo cattolica ho così abbandonato, crescendo, la voglia del presepe che facevo da bambina.

L’ho poi riscoperta dopo aver dato alla luce i miei figli in casa senza assistenza e dopo essermi imbattuta in opere dalla straordinaria potenza come “L’adorazione dei pastori” del Caravaggio (che ho scelto come immagine per questo scritto).

Ho capito allora che nella storia di Maria, Giuseppe e Gesù Bambino c’è qualcos’altro da vedere, c’è una rivelazione che va ben al dil à della religione cattolica, c’è un messaggio storico, umano, profano e sacro al contempo : è quello di una donna qualsiasi che dà alla luce suo figlio, indisturbata, in raccoglimento, in solitudine, semplicemente.

Il genio di Caravaggio ben capì questo messaggio: uno degli aspetti più potenti di questa rappresentazione è che il piccolo Gesù, appena nato, anziché essere esposto nella mangiatoia al “pubblico” (come conviene nella nostra tradizione occidentale nelle più diffuse natività), è nelle braccia della madre, addirittura rivolto verso di lei, in quell’adorazione reciproca che avviene al momento della nascita, se non si disturbano madre e bambino, se non si misura, se non visita, se non si parla.

La luce non è al servizio dell’immagine divina, bensì aiuta a esaltare il contatto e lo sguardo tra madre e bambino.

Maria è rappresentata nell’autentica e genuina spossatezza del dopo parto come ogni donna comune, semi sdraiata, abbandonata all’amore, poco vicino una semplice bisaccia, con le poche cose che possono servire, poche cose davvero.

Non servivano e non servono neanche oggi culle, passeggini, intere liste di nascita.

Non stupisce che Caravaggio sconvolse il pubblico di allora, e quello di oggi forse non ha ancora ben colto la grandezza della sua opera.

Il bambino Gesù non è mai stato al freddo e al gelo, c’erano le braccia della mamma a riscaldarlo, Maria aveva ben scelto un luogo molto “mammifero” dove partorire, una stalla probabilmente con qualche animale a riscaldarla, il famoso bue e il famoso asinello. Non le sarebbe mai venuto a mente, a lei , di porlo in una mangiatoia!

Ed è così che Maria è stata ed è il messaggio della vera ecologia, quella che come dice Michel Odent parte dal grembo. E come ricorda sempre Odent non è un caso forse che, come si narra, Maria abbia partorito proprio mentre Giuseppe si è allontanato alla ricerca di una levatrice. Lei non aveva bisogno d’aiuto.

Una donna ha bisogno di amore intorno a lei, non di aiuto.

Fiducia nel proprio figlio, nel suo voler venire alla luce.

Lei ha creduto, nonostante tutte le difficoltà a suo figlio, ha seguito l’istinto, la luce.

A suo tempo è stata mal giudicata, ha avuto paura ma è andata avanti, come le molte donne di oggi a cui viene detto “tuo figlio non cresce abbastanza, forse hai il diabete, controlla questo, controlla quello”, ma che, a un certo punto, riescono a seguire la propria voce interiore e trovano la strada per accogliere come si deve il proprio bambino.

Maria, con Gesù tra le braccia è un messaggio nascosto, è una profezia celata : l’ecologia della maternità, l’ecologia dell’umanità.

Ogni donna che crede nelle proprie capacità di dare alla luce suo figlio, che si sente competente, che accoglie le paure ma non si lascia guidare da esse, bensì dalla fiducia nella vita, ha colto il messaggio e sta costruendo la vera ecologia.

Qualche anno fa ho trovato una statuetta del presepe, dove c’era Maria con Gesù in braccio, e così il presepe è tornato in casa mia, come testimonianza storica importante, come immagine buona per l’anima e anche quest’anno insieme ai miei bambini l’abbiamo fatto, aspettando il Natale.

Ornella Piccini


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