Quando la madre è adolescente

E te ne vai, Maria, fra l’altra gente

che si raccoglie intorno al tuo passare,

siepe di sguardi che non fanno male

nella stagione di essere madre.

Sai che fra un’ora forse piangerai

poi la tua mano nasconderà un sorriso:

gioia e dolore hanno il confine incerto

nella stagione che illumina il viso.

Ave Maria, adesso che sei donna,

ave alle donne come te, Maria,

femmine un giorno per un nuovo amore

povero o ricco, umile o Messia.

Femmine un giorno e poi madri per sempre

nella stagione che stagioni non sente.

F. De Andrè, La Buona Novella

Siamo ormai prossimi al Natale. Al di là della fede professata, Natale è la festa della famiglia e dei bambini, la festa della nascita e quindi della maternità.

Maria era un’adolescente e con lo slancio della sua stagione si è buttata nell’avventura della vita, attratta dal suo mistero e senza capire fino in fondo perché, ma spinta dal bisogno di rispondere alla sua domanda di amore e alla sua ricerca di cose grandi e vere.

Ogni donna che diventa madre ha dentro di sé queste domande e queste risposte, che ne sia consapevole o no, e nonostante la cultura contemporanea tenda a banalizzare, maltrattare, imprigionare nel riduzionismo biologico o ideologico, la maternità.

Contrariamente alle apparenze un gran numero di donne molto giovani sente questa “chiamata” alla maternità.

Nel mondo gli adolescenti rappresentano un quinto della popolazione e 15 milioni – circa il 10% – dei bambini che nascono ogni anno hanno almeno un genitore adolescente.

Negli Stati Uniti, pur con oscillazioni nel tempo, il numero annuale di gravidanze nelle ragazze si mantiene intorno al milione. Uno studio condotto in 11 Paesi europei ha evidenziato una più elevata frequenza di gravidanze nelle adolescenti in Germania e nel Regno Unito. In Italia diventano madri in un anno circa 10.000 minorenni, con un trend in crescita per il contributo delle immigrate.

Un fenomeno sociale rilevante è quello delle spose bambine che, secondo le stime dell’ONU, sono in tutto il mondo circa 60 milioni. Le ragazze che si sposano prima dei 15 anni sono il 18% in Asia, il 16% in Africa, il 12% in America latina. In Turchia e in particolare in Anatolia, dove il tasso di analfabetismo arriva anche all’80%, il 12% degli adolescenti si sposa fra i 15 e i 19 anni ed un numero probabilmente più alto, anche se non determinabile in quanto il diritto di famiglia attualmente in vigore lo vieta, si sposa al di sotto dei 15 anni.

E’ una realtà che può sembrare lontana da noi ma non è così; vivere nel villaggio globale, sperimentare una società ed una cultura multietniche ci mette nuovamente a contatto con situazioni che nella nostra comunità sembravano appartenere alla memoria storica.

La gravidanza dell’adolescente viene generalmente considerata “a rischio”. I primi studi sull’argomento risalgono agli anni Ottanta e già in quelli come nei successivi si mettevano in evidenza i problemi più frequenti sia dal punto di vista biologico sia da quello psicologico.

Anemia, ipertensione, parti prematuri e neonati di basso peso rappresentano le maggiori complicanze. La causa è da riportare prevalentemente ad un’immaturità biologica solo nelle ragazze fra i 12 e i 14 anni le quali, appena all’inizio della loro vita ginecologica, stanno ancora completando la maturazione funzionale e organica soprattutto a carico di bacino, cranio, torace.

Al di sopra dei 14-15 anni entrano maggiormente in gioco le condizioni di vita in cui la gravidanza si inserisce, poiché spesso deriva da comportamenti a rischio o si associa ad essi. Il difetto di crescita fetale, per esempio, può essere causato da un’alimentazione inadeguata per l’uso di diete ipocaloriche o per la presenza di disturbi del comportamento alimentare, dal fumo, da infezioni sessualmente trasmesse, in particolare quella da Chlamydia.

I rischi psicologici sono dovuti soprattutto all’interazione dello stato gravidico con quello adolescenziale. Una persona in costruzione prende vita in un’altra persona in costruzione: il caos aumenta, gli eventi diventano più rapidi dei pensieri.

Timore, incredulità, sconcerto, gioia si mescolano. Talvolta diventa difficile non confondersi sulla propria identità. La gravida adolescente può avere difficoltà non solo a elaborare una rappresentazione del bambino, ma anche a considerarlo parte di sé e insieme altro da sé e poi a separarsene dopo il parto.

Fra le madri adolescenti più che fra quelle adulte si possono osservare legami di attaccamento insicuro, di tipo evitante o disorganizzato, con i loro bambini, che risultano così più soggetti ad incuria e maltrattamento.

La letteratura scientifica sull’argomento riporta dei fattori predisponenti alla gravidanza in adolescenza, che possono essere di ordine biologico e psico-sociale e il cui peso varia a seconda delle situazioni personali e dei contesti socio-culturali.

Negli ultimi decenni si è verificato un anticipo della pubertà, e quindi della capacità riproduttiva, dovuto al miglioramento dell’alimentazione, alla diminuzione delle malattie e ai cambiamenti ambientali legati all’urbanizzazione. Parallelamente si è abbassata l’età di inizio dell’attività sessuale, senza però un anticipo sincrono della maturazione psicosessuale.

L’adolescente si trova così sbilanciato fra una fertilità già presente ed un pensiero critico ed un ruolo sociale non ancora completamente acquisiti. Gli studi in campo neurofisiologico dell’ultimo decennio hanno dimostrato che la maturazione del cervello raggiunge il suo apice fra gli 11 e i 18 anni, in particolare a livello della corteccia prefrontale, area che permette il controllo degli impulsi, le capacità organizzative ed esecutive, il ragionamento filosofico.

Anche l’assetto ormonale favorisce l’acting out tipico dell’età evolutiva. Altri fattori di rischio sono la famiglia disgregata o monoparentale, il maltrattamento e l’abuso, il consumo di alcool e droga, il fumo, la bassa scolarità, la scarsa conoscenza della fisiologia della riproduzione.

All’origine della gravidanza di un’adolescente c’è quasi sempre una condizione di povertà umana, in tutte le sue espressioni. Possono mancare il denaro, o la libertà, o la dignità, o le figure di riferimento, o i valori, ma spesso il grande assente è l’amore.

Emblematico della ricerca di una risposta alla domanda d’amore attraverso la maternità è stato il fenomeno della “generazione Juno”. Tre anni fa è uscito nelle sale cinematografiche un film pluripremiato –“Juno”-, che racconta la storia di un’adolescente rimasta incinta “per caso” che decide di non abortire ma cercare dei genitori adottivi per suo figlio.

Sulla scia di questo film sono aumentate ovunque le gravidanze nelle adolescenti. All’attenzione dei media è arrivato nel 2008 il caso di un liceo di Gloucester, nel Massachusetts, in cui diciassette teenagers di quindici e sedici anni hanno stretto un patto segreto fra di loro per cercare la maternità contemporaneamente, tacendo i nomi dei padri e impegnandosi ad un aiuto reciproco nell’allevamento dei figli.

Mentre le protagoniste di “Juno” ed altri film del genere hanno delle gravidanze involontarie, le ragazze di Gloucester hanno ottenuto le loro gravidanze con determinazione e le hanno esibite con orgoglio come sfida ed affermazione di se stesse. Intervistate, hanno affermato di avere voluto un figlio per avere qualcuno da amare e da cui essere amate, per portare vita nell’ambiente in cui vivevano, geograficamente isolato, culturalmente puritano e repressivo, economicamente regredito, e prendere distanza da famiglie inadeguate a dare risposte autentiche alle loro domande esistenziali.

Allora….la gravidanza di un’adolescente è davvero sempre un problema o può rappresentare un tentativo sano di affermare la vita di fronte alla cultura dominante così pervasa dalla morte? Non è piuttosto una sfida anche per noi adulti, provocati ad interrogarci sul valore e sul senso della vita? A prendere coscienza delle nostre responsabilità? E’ davvero sempre un problema o può diventare una risorsa?

Dipende da noi. Se generalmente il buon esito di una gravidanza è da ricondurre anche al contributo delle figure che professionalmente ed affettivamente le ruotano intorno, nell’adolescenza è fondamentale il ruolo degli adulti di riferimento, a titolo privato ed istituzionale. Più che mai in questo caso il figlio è figlio di tutti.

Dopo queste considerazioni è opportuno continuare a parlare di prevenzione della gravidanza accomunandola ad una malattia? La gravidanza non è una malattia, ma un evento pieno di salute che merita di essere vissuto nei modi e nei tempi migliori.

Se bastasse dare informazioni minuziose sui contraccettivi, facilitare la fruizione dell’intercezione postcoitale, mettere in commercio profilattici di taglia small per preadolescenti, fabbricare protesi addominali che simulano tutti i disagi della gravidanza, le madri adolescenti rappresenterebbero una piccola minoranza.

Non è così. Oltre alle 10.000 baby mamme, nel 2008, secondo quanto riportato dalla relazione del 6 agosto 2010 da parte del Ministro della salute sull’attuazione della legge 194/78, ci sono state 3451 ragazze di età inferiore ai 18 anni che hanno fatto ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza.

La vera “prevenzione” di una gravidanza potenzialmente problematica come quella adolescenziale passa attraverso una strada forse più semplice ma sicuramente più impegnativa e profonda: quella della conoscenza, dell’amore e del rispetto per la vita e per la persona, che non si possono insegnare se non vissuti in prima persona e a tutti i livelli.

Di questa prevenzione siamo responsabili noi adulti. Di fronte a questioni radicali non vi possono essere che posizioni radicali.

Buon Natale a tutte e tutti !!!

Dott.ssa Mariangela Porta


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