8 Marzo: finalmente una buona notizia

Nei giorni scorsi sono stati pubblicati i dati Eurostat sull’occupazione lavorativa in Europa. Da essi si evince che le madri sono costrette in misura sempre maggiore ad abbandonare i figli, anche piccolissimi, alle cure di sconosciuti; che le esigenze dei bambini sono ignorate e ridicolizzate; che l’ossessione per il PIL ha assunto la connotazione (parodistica) di una fede religiosa; che la prima e indispensabile occupazione – vale a dire la cura della famiglia e della casa – è correntemente negata, svalorizzata, sbeffeggiata.

Ebbene, in questo crescente disordine e squilibrio l’Italia, superata solo da Malta, fa per fortuna eccezione. Molte sono infatti le donne che, per un motivo o per l’altro, riescono ancora a fare a meno della propria occupazione e riescono a dedicarsi alle responsabilità che più sentono importanti, quelle famigliari. Naturalmente non tutte coloro che vorrebbero liberarsi da questo giogo vi riescono, perché purtroppo molte possono essere le situazioni che non lo consentono, ma ecco che il nostro Paese mette in gioco una risorsa strepitosa: i nonni.

La percentuale di nonni che danno una (grossa) mano alle famiglie in Italia è enormemente più elevata che all’estero e nel complesso non possiamo che rallegrarcene. Il tempo trascorso con nonni affezionati è infatti una preziosa opportunità per generare attaccamento verso membri della famiglia.

Spiace leggere su vari siti e giornali una interpretazione capovolta del fenomeno: addirittura Ilsalvagente.it parla di “cenerentola” per descrivere il fenomeno della madre “custode del focolare”.

Cenerentola però, se non ricordiamo male, è il personaggio positivo della fiaba, tant’è che è lei che sposa il principe; ma forse l’ideale del Salvagente sono le sorellastre cattive?

Al di là dell’ironia però varrebbe la pena – per rigettare qualsiasi accusa o insinuazione che sia una retriva mentalità quella che ci spinge – rileggere un passo di Auguste Comte, il filosofo francese padre della sociologia, laico, progressista (il suo motto “Ordine e Progresso” compare sulla bandiera del Brasile) nonché sostenitore di una visione sociale scientifica e “socialista”:

Questo dunque è il vero senso generale del progresso umano: rendere la vita della donna sempre più domestica e liberarla ulteriormente da ogni impegno esterno […] e dai barbari lavori ancora imposti alle donne” a motivo di una “vergognosa venalità” (A. Comte, Discours préliminaire sur l’ensemble du positivisme (1848), IV).

Perché non provare a meditarci un po’ su senza il frastuono della grancassa mediatica del pensiero unico?

La “Cenerentola” che manda avanti una casa, che è responsabile di esseri umani nei periodi più delicati e importanti, a cui è affidata l’educazione di uomini e donne, e la trasmissione dei valori e dei princìpi che li orienteranno nel futuro, costei che in definitiva sorregge l’ordine e la stabilità di tutta la società deve esserne considerata il fondamento, vale a dire la parte più importante.

Difatti l’altra faccia di Cenerentola è la Regina che diverrà.

Anita Molino


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10 risposte a “8 Marzo: finalmente una buona notizia”

  1. Micòl ha detto:

    grazie Anita da una che fa ‘solo ‘ la mamma!E da quando ho scelto questa via, paradossalmente, svolgo mille attività interessanti e gratificanti, grazie ovviamente alla scelta di portare i bimbi in fascia e allattarli,così da poterli integrare completamente nella mia vita…

  2. sara ha detto:

    grazie anita sono perfettamenta d’accordo con te…tra qualche giorno purtroppo saro’ costretta a portare mio figlio di 10 mesi al nido e lo trovo tremendamente ingiusto.

  3. cristina C. ha detto:

    Fiera di essere una mamma che vive appienogli anni più belli della crescita del suo bambino.

    Non mi sento una cenerentola, semmai una privilegiata!!

  4. Giulia ha detto:

    Sara purtroppo pure io a 10 mesi di Stefano dovrò portarlo al nido ma troveremo il modo di essere delle ottime madri ancge così…se non abbiamo alternative….nemmeno con sacrifici economici ce a faremo a vivere con il solo stipendio di mio marito. se avessimo casa ns sì ma con il mutuo ( o che non lo ha e ha l’ affitto) non ce la faremmo. un abbraccio a tutte le mamme naturali

  5. Gloria ha detto:

    Anita cara, grazie per questa bella riflessione. L’ideale in realtà dal mio punto di vista sarebbe quello di poter fare tutte le “cenerentole” per qualche anno, se avessimo la garanzia di rientrare al lavoro senza essere penalizzate da una assenza troppo lunga, e se avessimo degli aiuti che non debbano essere necessariamente i nonni (che spesso lavorano ancora quando lo diventano). Se dopo un anno di maternità pagata appieno (e non solo 5 mesi all’80%) avessimo qualche mese di paternità. Insomma, di soluzioni per non essere costrette ad abbandonare i bimbi piccoli al nido, ce ne sarebbero. Ma mi pare che siamo ancora ben lontani dal cercarle, purtroppo!!

  6. Antonella ha detto:

    La sensibilità dell’articolo rivela una profonda consapevolezza dell’essere madre e donna. Ma questa consapevolezza dell’importanza del lavoro relazionale, affettivo ed emotivo per i propri familiari, che la donna ha sempre svolto e sempre svolgerà, anche se ostacolata da questa società, è difficile da raggiungere nella realtà, a causa di fattori culturali e pratici.I media affrontano “il problema della donna”, della sua libertà, solo nella prospettiva utilitaristica. Cioè: non lavori 40 h a settimana? ah poverina! Ma la cosa più impressionanente è vedere come da questi messaggi si sia formata una cultura che non permette alle altre donne di dire: “no, per me lavorare part-time va benissimo” o guai a dire “anche non lavorare e stare a casa con i miei figli va benissimo”.
    Non ho ancora figli, li vorrei tanto, ma pensare di lasciarli a tre mesi al nido mi fa già stare male. E d’altronde mia madre ha dovuto fare così, e mi racconta ancora, a distanza di anni, il dolore di tornare a lavorare come un’ingiustizia, sia verso me che verso lei. Credo che il disordine di cui si parla nell’articolo parta proprio dal ruolo che hanno attribuito alla donna: uguale all’uomo. Non è così e non lo sarà mai, ma siccome tutta la società è così impostata chi vuole difendere il proprio ruolo di madre trova ostacoli in tutte le direzioni.

  7. Elisa ha detto:

    Ma dov’è la libertà in queste parole deliranti? Sono mamma, mi batto per avere tempo per il mio bimbo e anche per avere buoni servizi sociali che non mi obblighino a lasciare un lavoro che mi piace, per cui ho studiato molto, e senza il quale mi sentirei monca! Ma come ci si può rallegrare di essere penultimi in Europa per l’occupazione femminile?? Mica sono tutte contente di essere disoccupate! La maggior parte delle volte non è affatto una scelta (su cui non vedo nulla di male o di svilente, sia chiaro), ma una costrizione! e poi: come si fa a essere contenti che al posto dei servizi sociali ci siano i nonni? I servizi sociali sono per tutti, i nonni no, i nonni sono solo per chi li ha!! E chi ha i nonni lontani, o malati, che non possono o non vogliono stare dietro ai nipotini, come fa? Rinuncia al lavoro, oppure a fare dei bambini: e ci sono delle persone completamente incoscienti che se ne rallegrano pure… Complimenti!!

  8. Cee ha detto:

    Amen. Il lavoro è una gran bella cosa, ma perde di brutto rispetto alla maternità – almeno secondo il mio punto di vista. Io ho deciso di licenziarmi per poter crescere il mio bambino e ne sono orgogliosa. Mi sento molto più realizzata adesso che non quando ero in ufficio.

    Ovviamente questa è la mia esperienza personale, vale per me. Mi piacerebbe però che la società supportasse le donne che hanno deciso di stare a casa con i loro bimbi piuttosto che buttar loro la croce addosso. Non tutte quelle che scelgono di stare a casa si sentono donne a metà oppure esseri a cui è stato fatto il lavaggio del cervello. Anzi.

  9. sara ha detto:

    Grazie Giulia,
    sono sicura che ce la faremo.
    ti abbraccio forte!
    ciaoo

  10. Alexandra ha detto:

    con tutto il sommo rispetto per il compito di crescere i bimbi e di curare la casa, che di sicuro è un contributo fondamentale alla società e alla vita …
    1) una sola ha pensato alla paternità. Ma perché solo noi donne? così come noi siamo brave, motivate e realizzate nel lavoro (che non è una pena di prigione, come sembra qualche volta, ma uno dei modi normali in cui si partecipa alla vita del mondo), così anche gli uomini sono bravissimi nelle cure alla casa e alla famiglia, o dovrebbero esserlo, che fa un sacco bene a tutti.
    2) condivido l’osservazione (per diretta esperienza) di chi chiede “e se i nonni non ci sono?”
    3) io stessa sono stata cresciuta nei primissimi anni da mia nonna, che adoro, ma questo ha contribuito anche a convincermi nel modo più profondo che stare chiusi nel piccolo mondo di casa con mamma o nonni, passato i primi mesi o al massimo il primo anno di vita, sia una pessima idea. L’amore e il contatto non mancano assolutamente a stare un pò separati, chi al lavoro, chi al nido, e io ho visto mia figlia sbocciare come un fiore e affermare la sua personalità in modo fantastico da quando, a 8 mesi, l’ho portata al nido. Come dice in questo sito con grande saggezza Alessandra Bortolotti, si confonde troppo spesso il bisogno di contatto fisico/vicinanza del bimbo con la simbiosi con la mamma, che deve finire. Ebbene, quando il bimbo scopre che l’amore, le coccole, il contatto della mamma e del papà non sono un bisogno materiale permanente/simbiotico, e che ci sono altre persone con le quali si possono condividere altre cose, sulle quali si può fare affidamento anche per i bisogni concreti, si scatena una gioia palese e intensa. Si, al nido a 3 mesi mi sembra molto presto, e infatti ho lavorato da casa e preso un pò di maternità facoltativa fino agli 8 mesi. E poi dipenderà anche dal bambino. Ma viviamo in un mondo in cui i bimbi sembrano dover sempre essere accompagnati, mai da soli, e il nido rappresenta anche il posto dove possono essere 100% bimbi, con altri bimbi, senza adulti di riferimento tanto significativi emozionalmente quanto mamma/papà/nonni, ma con una arricchente interazione con persone professionalmente formate ad interagire con bimbi. E rassicuratevi. molto rapidamente, smettono di essere “estranei” ed entrano a far parte della nostra vita.
    4) Cenerentola (per riprendere l’analisi fatta nel bellissimo libro “il Mondo Incantato” di Bruno Bettelheim, “Cenerentola viene umiliata e avvilita dalle sue sorellastre, i suoi interessi sono sacrificati ai loro dalla matrigna (o madre). Si pretende da lei che compia il lavoro più sporco, e benché lo faccia bene, non le viene attribuito alcun merito. Anzi, aumentano le pretese nei suoi confronti.”
    E’ tenuta in sott’ordine, bandita dalla presenza altrui, relegata nel retro-scena della vita. Poi viene la rivincita che le restituisce l’onore di essere la più bella, donna amata e ammirata, scelta dal principe, e la rivincita contro le sorellastre che l’hanno schiavizzata.
    Non illudiamoci, da quando il mondo è mondo e per tutti i secoli in cui chiunque se lo potesse permettere si avvaleva di domestici, le incombenze di casa e alcune delle cure ai bimbi sono sempre state viste come poco gradevoli e di scarso merito. Che ciò fosse ingiusto è indiscutibile, ma è anche vano negare che fosse così. Solo adesso, anche con la notevole semplificazione di tali lavori grazie ai progressi tecnici, si comincia a trovarci una dimensione di piacere. La componente di remissività e rinunzia ai propri interessi è illustrata in modo quasi spaventoso (e che non condivido più di tanto) da uno dei libri più “incazzati” che abbia letto: “dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti.
    Per favore non confondiamo queste incombenze concrete, per quanto onorevoli, con il ruolo di madre. Queste, le si può tranquillamente – e anche con notevole vantaggio per tutti – suddividere tra genitori, delegarli a volenterosi nonni o a terzi competenti, pur di non far mancare la vicinanza affettiva.
    5) sulla “barbarie” del lavoro femminile, permettetemi di esprimere il mio sentito disaccordo con il mio compatriota Auguste Comte. L’educazione e i valori del futuro possono e devono essere impartiti in ugual misura dai papà, spogliati dal loro antico ruolo di tiranni autoritari che bisognava rispettare perché lavoravano fuori (mentre le donne, si sa, se la scialavano beate in casa), per dare anche loro corpo a tutto il loro potenziale di amore.
    Lavorare è BELLO, se non fagocita tutta la nostra vita, ma questo dipende anche da noi. Avere dei genitori che lavorano (entrambi), impegnati nella vita del vasto mondo fuori da casa è BELLO, se sono capaci di far passare il messaggio.
    e poi … cercate di pensare ad una donna divorziata a 50 anni dopo aver rinunciato ad un lavoro fisso per stare dietro al marito e ai figli, che a cercare un lavoro le sbattono cortesemente la porta in faccia, quasi senza diritto alla pensione, costretta alla dipendenza economica dall’ex-marito che se la sta spassando con una più giovane e che pure si lamenta di doverle passare gli alimenti? No, no, no, non se ne parla, ragazze, non se ne parla. Possiamo anche auspicare maternità pagate per anni (ma sono tasse in più, e le aziende queste cose non se le possono permettere tutte: già l’Italia è all’avanguardia con la facoltativa ad 1/3 dello stipendio per 11 mesi), contributi pensionistici per le casalinghe (altre tasse in più), ma sarà sempre una dipendenza. Una singola mamma pagata per stare a casa con i figli costerà sempre molto di più di una struttura collettiva, e quindi saranno sia tasse in più per chi finanzia, sia pochi spiccioli per chi riceve.
    Per cui … avere la possibilità per una mamma di stare un pò a casa, si, evviva!. Ma che sia una massima di sistema, no, pericolo.

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