Pappa e ciccia: l’alimentazione in gravidanza

Che il tuo cibo sia la tua unica medicina
Ippocrate di Kos, V-IV sec a.c.

La sanità degli uomini sta più nell’aggiustato uso della cucina, che nelle scatole e negli alberelli degli speziali

Francesco Redi, Consulti medici, 1687

Le due citazioni di apertura ci ricordano quanto il cibo sia importante per la nostra salute e come ad esso si rivolgesse particolare attenzione già nei tempi più antichi. E’ però nella modernità che hanno assunto maggiore rilievo i problemi legati ad un uso errato dell’alimentazione: da un lato la pandemia di obesità tuttora in espansione, dall’altro la crescente osservazione di disturbi del comportamento alimentare come l’anoressia.

L’appartenenza ad una categoria di peso viene stabilita attraverso il calcolo dell’indice di massa corporea (Body Mass Index=BMI), ottenuto dividendo il peso in Kg per l’altezza in cm quadrati. Un BMI inferiore a 18.5 indica sottopeso, fra 18.5 e 24.9 normopeso, fra 25 e 29.9 sovrappeso, superiore a 30 obesità.

Sebbene l’obesità abbia anche cause genetiche, la sua origine è in gran parte epigenetica, legata a fattori ambientali e a stili di vita, principalmente l’eccessiva assunzione di zuccheri e grassi e la sedentarietà. Secondo l’OMS nel 2005 degli adulti e adolescenti 1,6 miliardi erano in sovrappeso e 400 milioni obesi e 20 milioni di bambini erano in sovrappeso. Le proiezioni dello stesso ente predicono che nel 2015 gli adulti in sovrappeso saranno circa 2,3 miliardi e quelli obesi più di 700 milioni. L’eccesso ponderale non è più prerogativa dei Paesi sviluppati; recentemente ha fatto la sua comparsa anche nei Paesi in via di sviluppo come effetto collaterale dell’urbanizzazione e dell’imitazione di abitudini occidentali, spesso portando ad un passaggio senza tappe intermedie da una condizione di denutrizione ad una di ipernutrizione.

L’international Association for the study of Obesity (IASO) riferisce che in Europa circa il 50% della popolazione è sovrappeso od obesa mentre il Rapporto Osservasalute sui dati del 2009 riporta che il 35,6% degli italiani è sovrappeso e il 9,8% è obeso, con una prevalenza nelle regioni del sud. Per il sovrappeso vi è una netta predominanza degli uomini nei confronti delle donne (44,3% contro il 27,6%) mentre l’obesità è distribuita pressochè equamente fra i due sessi (10,6% e 9,2%).

Il fenomeno rappresenta dunque attualmente un problema di salute pubblica, essendo correlato ad un incremento di morbilità e mortalità.

Il sovrappeso, soprattutto a causa dell’aumento del grasso addominale, rappresenta infatti un fattore di rischio per patologie cardiovascolari, osteoarticolari, epatiche, metaboliche, in primis il diabete, tumorali del colon e dell’endometrio. Ogni anno il sovrappeso provoca un milione di decessi nella sola Europa.

Il parlamento europeo ha perciò approvato una strategia contro l’obesità i cui punti di forza sono: maggiore chiarezza sulle etichette degli alimenti, più diffusa educazione alimentare, limitazione della pubblicità di alimenti di scarso valore nutrizionale rivolta ai bambini, aumento di consumo di frutta e verdura nelle mense scolastiche, divieto di distribuzione automatica di merendine e di vendita di prodotti grassi, troppo salati o troppo zuccherati e a basso valore nutrizionale nelle scuole, incentivazione dell’attività sportiva e dell’esercizio fisico, attenzione particolare alle donne gestanti e in menopausa, promozione dell’allattamento al seno.

In contrapposizione al sovrappeso occorre considerare anche il sottopeso, che riguarda nell’86% dei casi le donne, soprattutto giovani e quindi in età fertile.

Considerando i dati epidemiologici appare chiaro come non sia infrequente che una donna si trovi ad iniziare una gravidanza in condizioni di nutrizione, e quindi di salute, non ottimali. Quali ripercussioni ha questa condizione sull’embrione e sul feto?

La gravidanza è caratterizzata da importanti modificazioni metaboliche dovute alla produzione di ormoni da parte dell’unità materno-fetale e da un continuo scambio di varie sostanze attraverso la placenta. Lo sviluppo fetale è determinato geneticamente ma può essere influenzato dall’ambiente in cui avviene, risultante dall’assetto ormonale, dalla dieta materna, dalla funzionalità placentare.

Se la madre è obesa rischia di sviluppare diabete o ipertensione, complicanze che aumentano il rischio malformativo. Gli studi sull’argomento hanno però messo in evidenza come anche l’obesità da sola è può essere causa di difetti fetali come anomalie cardiovascolari, spina bifida, palatoschisi o labiopalatoschisi (labbro leporino), atresia anorettale. Pur in assenza di una diagnosi di diabete gestazionale (una forma di diabete provocata dalla gravidanza), infatti, nelle donne con eccesso ponderale si viene a creare un’alterazione del metabolismo degli zuccheri simile a quella del diabete conclamato, che interferisce con la normale formazione degli organi del feto.

Se invece la madre è denutrita il feto ha un accrescimento insufficiente e il neonato è di peso più basso della norma. Il basso peso alla nascita è associato alla comparsa in età adulta di malattia coronarica, ipertensione, alterazioni del metabolismo degli zuccheri e dei grassi, indipendentemente da altri fattori come fumo, dieta, esercizio fisico. Sul meccanismo di questa correlazione Barker ha formulato nel 2003 l’ipotesi del “fetal programming”, secondo cui la malnutrizione fetale, pur essendo un fenomeno transitorio, mette in atto delle modifiche del funzionamento di alcuni organi, come rene, fegato, pancreas, o del metabolismo. Tali modifiche divengono in seguito permanenti o “programmate” in quanto si sono verificate in un periodo critico dello sviluppo e della differenziazione cellulare. Inoltre le alterazioni metaboliche indotte nel periodo fetale possono essere trasmesse per diverse generazioni come effetti epigenetici, ossia per cambiamenti ereditari non dovuti a mutazioni genetiche.

Allora mamme…. potenziali o effettive: nutrirsi bene già da quando vostro figlio viene concepito nella mente serve non solo a fare di voi delle donne sane e belle anche con la pancia, ma soprattutto a mettere basi solide alla sua salute nel “mondo di fuori”.

Dott.ssa Mariangela Porta


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Una replica a “Pappa e ciccia: l’alimentazione in gravidanza”

  1. andrea di chiara ha detto:

    ciao, sono andrea di chiara e gestisco la rubrica A BOCCA APERTA su questo sito, incentrata sulla respirazione orale come primo riconoscibile sintomo di allergia o comunque disadattamento PNEI nel bambino di oggi. sto scrivendo un libro su questo argomento e mi interessava un approfondimento sulla tua seguente affermazione:
    “Sul meccanismo di questa correlazione Barker ha formulato nel 2003 l’ipotesi del “fetal programming”, secondo cui la malnutrizione fetale, pur essendo un fenomeno transitorio, mette in atto delle modifiche del funzionamento di alcuni organi, come rene, fegato, pancreas, o del metabolismo. Tali modifiche divengono in seguito permanenti o “programmate” in quanto si sono verificate in un periodo critico dello sviluppo e della differenziazione cellulare. Inoltre le alterazioni metaboliche indotte nel periodo fetale possono essere trasmesse per diverse generazioni come effetti epigenetici, ossia per cambiamenti ereditari non dovuti a mutazioni genetiche.”
    ti va di scrivere un capitoletto per il libro da inserire a tuo nome? sarebbe bello se potesse collaborare al progetto più di un collega di quelli occupati come esperti su questo sito
    a presto andrea 345 4545897

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