I neonati non costano!

Torna puntuale come ogni anno, il calcolo dei costi che le famiglie italiane sostengono per accogliere un bebè. I dati aggiornati di Federconsumatori, resi noti all’inizio della settimana, parlano di cifre molto alte.

Nel primo anno di vita del bambino la spesa minima risulta infatti di 6.119 euro, la massima vola oltre i 13mila, con un aumento rispetto al 2010, rispettivamente del 5% e del 4%.

Di fronte a queste cifre, non sono poche le coppie che si scoraggiano e si chiedono se possono “permettersi” un simile investimento. Non è un caso se tra le cause della bassa natalità italiana, compare proprio la questione economica.

D’altronde, chi vorrebbe far mancare qualcosa al proprio bambino? Non mettiamo al mondo un figlio per poi fare economia sulle sue esigenze!

Tutti i futuri genitori desiderano il meglio per i loro bambini. Certo però che 6000 euro sono tanti…

Be’, a costo di andare controcorrente – molto controcorrente – ecco una bella notizia… I bambini non costano!

O, meglio, sicuramente non costano come vogliono farci credere. Come si crede, quando non si ha esperienza di bimbi e ci si avvicina per la prima volta al mondo della genitorialità.

I bebè a costo zero esistono? Sì. Perchè, il neonato è un piccolo di mammifero, non è un piccolo consumatore e ai suoi bisogni fondamentali – che tra l’altro nei primi mesi di vita sono decisamente pochi – ha già pensato la natura (1).

Le spese sostenute dipendono quindi dalle scelte dei genitori e dal loro stile genitoriale. Ed ecco che accogliere un bimbo può comportare una spesa importante, una spesa limitata o ancora, non incidere quasi per nulla sul bilancio familiare.

Utopia? Semplificazione esagerata? No, studi scientifici alla mano, possiamo dire che la prima risposta (intesa come la ‘prima scelta’, la migliore) alle esigenze di un piccolino non si acquista nei negozi specializzati per l’infanzia e non ha il cartellino del prezzo.

E allora la domanda da farsi non è più “cosa dobbiamo comprare”, ma “di cosa ha bisogno un neonato?”.

Partiamo da qui e ci troveremo tutti contenti, genitori e bambini.

Un neonato (un bimbo, un bambino, un adolescente…), ha bisogno prima di tutto dei suoi genitori. Quando è molto piccolo ha bisogno di contatto, di vicinanza, di calore, di latte, di essere tenuto pulito.

Il latte ce l’ha la mamma. Se la mamma incontra difficoltà nell’allattare, come accade – purtroppo – a molte donne (è capitato anche a me con il primo bimbo), può ricevere informazioni e sostegno a costo zero, grazie ai consultori, alle associazioni e ai gruppi di auto-aiuto composti da mamme volontarie che desiderano aiutare altre madri.

Al bimbo servono (è proprio una necessità) contatto, vicinanza e rassicurazione. Mamma e papà rispondono a questo bisogno e possono offrire la necessaria continuità con l’esperienza prenatale, permettendo al loro bambino di ‘acclimatarsi’ pian piano alla vita fuori dal pancione. I bimbi in braccio, nella fascia, nel marsupio, vicini ai genitori, stanno benissimo.

Ma allora dobbiamo tenerli in collo tutto il giorno? Certo che no (anche se per molti genitori la vicinanza si rivela molto piacevole), il bimbo possiamo anche posarlo.
Dove? Il mercato ci propone una vasta gamma di risposte: sdraiette, palestrine, culle, carrozzine… Indispensabili? Non so, proviamo a chiedere alle nostre nonne… Scherzi a parte, la pubblicità vuole farci credere che TUTTI questi accessori siano utili. Ma per posare il piccolo, un luogo sicuro non ne vale un altro? Se ho la carrozzina, devo per forza avere anche la culla? E se invece il bebè lo posassi in una cestina che poi mi porto dietro quando mi sposto da una stanza all’altra? O ancora, se creassi un angolo morbido per lui, a terra, o sul lettone?

Torniamo ad usare un po’ di fantasia, soluzioni alternative ce ne sono e tante! Solo che è necessario uscire dai binari consueti, cercare strade che si addicono a noi e solo a noi, al nostro contesto familiare e al nostro bambino.

Torniamo ai dati di Federconsumatori. Leggiamo che per pappe e latte la spesa varia fra 1.458 e 3.250 euro. Su questo punto non mi dilungo perchè è tutto vero: i prodotti speciali per l’infanzia, le pappe pronte e gli omogeneizzati costano parecchio.
Piccolo particolare…

Si può benissimo svezzare i bimbi senza ricorrere a questi prodotti!
Cibi freschi, sani e genuini, introdotti gradualmente – seguendo l’interesse del piccolo – e accostati al latte di mamma, rispondono perfettamente ai bisogni nutritivi del bambino. I cibi “speciali” servono per i bimbi che vengono svezzati troppo presto, quando ancora il loro organismo non è pronto per digerire qualcosa di diverso dal latte. Quindi… non resta che aspettare che il loro organismo sia pronto, no?

Passiamo al capitolo pulizia. “L’aumento di creme, salviette, pannolini, bagnetto e fasciatoio rendono decisamente più cara la pulizia dei bambini” leggiamo in un articolo di Repubblica. “Di particolare rilievo, l’incremento del fasciatoio e del bagnetto”.
Soluzione? Non comprarli! Chi lo ha detto che serve un bagnetto ad hoc o che è indispensabile un costoso fasciatoio?

E soprattutto, attenzione ai mille prodotti per l’igiene del bebè. Creme, salviettine e detergenti non solo non sono necessari, ma non sono neppure la soluzione migliore. Dermatologi e pediatri suggeriscono nei primi mesi di vita di usare acqua tiepida e sciogliere nel bagnetto un cucchiaio di amido di riso o di mais (un barattolone dimensione famiglia lo si trova a pochi euro al supermercato).

Meglio evitare invece detergenti che contengono tensioattivi schiumogeni e/o profumi e creme che possono occludere i pori della pelle.

E le spese mediche? Fortunatamente viviamo in un Paese dove le visite pediatriche non sono a pagamento. Ricorrere a specialisti privati – grazie al cielo – è una scelta, non una necessità. Può accadere che i genitori non siano soddisfatti del pediatra di base, ma forse prima di richiedere visite costose, ci si può rivolgere al pediatra del consultorio? E, soprattutto, se il bimbo gode di buona salute (ovvero non ha patologie particolari, non mi riferisco ai normali malanni di stagione) a cosa servono continue visite e medicinali?

L’elenco sarebbe lungo, ma mi fermo qui, altrimenti questa riflessione diventa un nuovo “Bebè a costo zero”.

A proposito di Bebè a costo zerola seconda edizione, riveduta e aggiornata, è quasi pronta! Con tanti riferimenti bibliografici e link in più, nuove voci di mamme e papà (abbiamo anche una nonna!), e più spazio per il fai da te (a proposito di risparmio e creatività…)

Un discorso a parte merita però la voce baby sitter e nido. Su queste spese c’è poco da dire, se non ci sono nonni disponibili (preziosa risorsa a costo zero) e la mamma non può o non desidera usufruire dell’astensione facoltativa, diventa necessario sostenere i costi di nido, tata o tagesmutter. Però… una consolazione c’è: con le migliaia di euro risparmiate su tutte le voci precedenti, avremo da parte un piccolo gruzzolo per stare a casa un po’ di più con il nostro piccino o per pagare chi si occuperà di lui!

Insomma, non ci stanchiamo mai di ricordarlo, crescere un bimbo a costo zero o quasi, assicurandogli tutto il meglio è davvero possibile! Perchè al meglio per ogni bambino ha pensato la natura, perchè se ci lasciamo guidare dal bambino stesso e dal buon senso, le soluzioni sono lì a portata di mano…

Ad aumentare di prezzo sono prodotti ed accessori che molto spesso rispondono a bisogni indotti, creati ad arte della pubblicità.

Sta a noi decidere cosa vogliamo acquistare o farci prestare da altri genitori (gadget e vestitini vengono usati così poco che non fanno in tempo a rovinarsi!), e poi, per ogni bisogno del nostro bambino e nostro, il suggerimento è di confrontare e valutare le possibili alternative, e poi scegliere, scegliere sempre.

Perchè quello che va bene per una famiglia può risultare del tutto superfluo per un’altra, perchè – anche se il consumismo ci vorrebbe tutti uguali – ogni bambino è unico e speciale e ogni mamma è diversa ed è mamma a modo suo.

Allenarci a rispondere ai bisogni dei nostri bambini investendo affetto, tempo ed energie, anziché acquistando oggetti, ci tornerà utile anche (e soprattutto) quando non saranno più dei piccoli bebè…

Proviamo. Meno oggetti e più affetti. E se ci scoprissimo tutti più felici?

Giorgia Cozza

Consigli di lettura per affrontare il caro-bebè: Bebè a costo zero

1. A questo proposito consiglio di leggere il bellissimo testo di Alessandra Bortolotti, E se poi prende il vizio?


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  • Anna

    Ciao Giorgia,
    sono assolutamente d’accordo con te! Sbaglio o in questo articolo mancano i pannolini lavabili? Io sono alla seconda figlia e sto usando i pannolini del primo figlio, eliminando una delle voci che incidono maggiormente nelle spese per i bebè! Pannolini a costo zero! Uso tutto quello che posso dal primo figlio, per il fasciatoio uso la lavatrice con sopra solo il materassino e come sdraietta la cesta dei panni! L’unica spesa superflua che ho fatto è stata la seconda fascia…vezzo di mamma provarne una diversa! 😉
    Per il resto volevo portare la mia testimonianza di mammabis, col primo ho speso lo stretto necessario e con la seconda sto spendendo quasi niente!
    Si può fare e non vuol dire far mancare qualcosa ai propri figli!

  • Giorgia

    Grazie mille Anna! Per la testimonianza e per aver parlato dei lavabili. In Bebè a costo zero è stato dediato un bello spazio a questo argomento. Concordo con te, i lavabili rappresentano una soluzione valida per il benessere del bimbo, economica per la famiglia e non ultimo, vantaggiosa per l’ambiente!!
    Grazie ancora… Un caro saluto 🙂

  • Giovanna

    Anch’io sto aspettando il secondo figlio e sono stracontenta del fatto che per i pannolini non spenderò quasi nulla (giusto il costo di qualche lavatrice in più) perchè riutilizzerò i lavabili della mia prima figlia! 🙂
    In più, visto che il secondo è un maschio, sono già d’accordo con una mia amica: io le passerò tutti i vestitini rosa per la sua bimba che è più piccola della mia e lei mi darà i vestiti da maschio che il suo bimbo non mette più.