Lavorare a casa: la scelta degli spazi

Se avete deciso di svolgere la vostra professione assieme ai vostri figli, è essenziale per la serenità di tutti scegliere con cura gli spazi di lavoro. E’ molto importante infatti che l’ambiente di lavoro, seppur domestico, siadefinito e differenziato dagli altri ambienti della casa.

Questo per molte ragioni.

La prima, più importante, è per evitare ogni tentazione di lavorare in qualunque angolo della casa, e contemporaneamente ad ogni altra faccenda domestica o materna.

Una nota pubblicità di telefonia cellulare sfoggia una bambina felice delle performace della sua mamma, che può lavorare mentre è al parco giochi con lei. Ma questa immagine idilliaca è tutt’altro che corretta.

Per un bambino è molto importante ricevere attenzioni continuative ed organiche, piuttosto che tanti piccoli momenti interrotti dallo squillo di un cellulare o dalla ricezione di una email.

Non serve avere una casa dalle mille stanze. E’ sufficiente adibire ad ufficio un piccolo angolo, delimitandolo con colori econ arredamento idoneo all’uso.

Definito lo spazio della mamma è indispensabile arredare i luoghi del bebé. Se vostro figlio è molto piccolo non avrete alcuna difficoltà a lavorare con lui in fascia, anche se sarebbe auspicabile comunque che la ripresa del lavoro non avvenisse prima del sesto mese di età del bimbo.

Man mano che il bambino cresce sarà lui stesso ad esprimere le sue esigenze in fatto di organizzazione degli spazi a lui dedicati.

La mamma lavorerà quindi solo nell’“ufficio” domestico riconoscibile agli occhi del bambino. Al di fuori, la mamma è solo la mamma.

…. Naturalmente non possiamo immaginare che basti un tappetone morbido e un carillon per far si che nostro figlio giochi tutto il tempo in cui noi ci dedichiamo a clienti o fornitori. Una mamma che lavora con un piccino tra le gambe deve pianificare il proprio tempo in micro obiettivi e in step professionali.

Ma di questo parleremo la prossima settimana…. ora vado a cucinare.

Luisa Maria Orsi


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  • Cee

    Questo è molto utile, grazie! Ho deciso di licenziarmi dal mio vecchio posto di lavoro, le classiche otto ore di un ufficio non sono per nulla compatibili con la mia visione di maternità. Lavorare da casa è l’aletrnativa che sto considerando, ma sono solo all’inizio del percorso.

  • Ci voleva proprio questa rubrica! Io sto tentando il grande passo del lavoro da casa, ma talvolta sembra veramente difficilissimo.Aspetto con entusiasmo le prossime puntate 🙂

  • marghe

    grazie! questa rubrica è molto interessante anche per me, che lavoro da casa per la maggior parte dei giorni. ed è un vero casino, soprattutto in questo periodo: ormai mio figlio è grandino e non ne vuol sapere di lasciarmi lavorare! sono proprio curiosa di leggere i prossimi post e spero di trovare suggerimenti utili!

  • Laura

    io invece sono nella fase in cui non so cosa fare…licenziarmi oppure no? Sono anch’io dell’idea che 8 ore lontano da mia figlia siano improponibili…ma se non si ha già in mano un’alternativa?

  • Ottimi spunti. Io ho fatto lo stesso percorso…anche se dopo poco da casa sono scappata. Non ero così determinata da riuscire a dividere tempi e spazi. Per il passaggio successivo potrebbe essere interessante per una mamma prendere in considerazione una situazione di spazi in co-working.

  • Giulia

    Fantastico…peccato che il lo abbia chiesto al datore di lavoro….e dopo un primo “ci si può pensare” iniziale…sia seguito un silenzio assurdo…

  • Cee

    @Laura Lo so, è lo stesso problema che ho io. Sto cercando di trovare qualcosa di fattibile (anche se non frutta molto all’inizio, non ha importanza), ma non è semplice trovare un’idea che funzioni. E a dirla tutta, mi spaventa un po’ l’idea di essere da sola. Il brutto è che non ho nessuna amica-mamma con cui confrontarmi. 🙁

  • Giulia

    Io non ho un’alternativa al lavoro che faccio…lo so basterebbe inventarsi un lavoro…ma non è il periodo giusto…non sono scuse. purtroppo il mutuo incombe, se cambiassi lavoro varierebbe anche il tasso (agevolato) ma cercherò di essere una brava mamma anche se Stefano andrà al nido.

  • Laura, Cee…anch’io come voi! Io sento anche un forte condizionamento culturale e sociale: lasciare un lavoro a tempo indeterminato???? COsa da pazzi! Spero di farcela non solo ad avere il coraggio di fare il salto, ma anche di trovare un’alternativa da casa 🙂 In bocca al lupo a tutte!

  • Ho avuto un sussulto per ognuno dei pensieri espressi nell’articolo. Da quasi due mesi ho iniziato una formula di telelavoro con le sei ore classiche in allattamento (dal quarto mese di mia figlia Viola) e nel resto del tempo – ad ogni ora del giorno come quella tragica di adesso – cerco di tenere in vita la mia attività culturale da libera professionista. Vivo ogni giorno nella casa di cui si parla in bilico tra conquiste e sensi di colpa, delimitazioni ed esondazioni di spazi, progetti e programmi, fallimenti e riprese. Vi prego, proviamo ad andare più a fondo su questo tema. Continuo a riceve richieste di chiarimento sul telelavoro da parte di molte donne ma a mio parere va approfondito assieme a molti altri aspetti. Avanti fiduciose e salde!

  • Antonella

    Non sembra, ma molte donne iniziano a considerare come soluzione per la conciliazione tra lavoro e famiglia quello del lavoro a casa. Per molte di noi è indispensabile lavorare per motivi economici, ma è indispensabile anche avere tempo da dedicare alla famiglia. La cosa bella è vedere che questa tendenza è ricercata da tante donne, anche giovani ed altamente istruite, che a prima vista sembrerebbero il modello di donna che vuole emanciparsi lavorando, e che invece riconoscono che: “sarebbe bello venire solo un giorno a settimana in ufficio e il resto farlo da casa”. Perchè in realtà molto spesso dopo le riunioni in cui si definiscono i compiti, il lavoro da svolgere si potrebbe fare tranquillamente da casa con un pc e un telefono.
    Quando vedo la mia responsabile che ha fatto questa scelta(libera professionista) vedo una donna che ha trovato un equilibrio tra il suo lavoro(che ama tanto) e i suoi figli(che ama ancor di più) e mi rendo conto che se solo fossimo sostenute da corrette politiche di welfare ce la potremmo fare. Tuttavia è anche vero che arrivare a questo risultato non è facile, primo perchè non esiste una cultura nei luoghi di lavoro che faciliti la donna in quanto madre e lavoratrice, due perchè alle volte le pressioni economiche sono troppo forti e non lasciano scampo.
    Cmq…buona fortuna a tutte, il primo passo è la consapevolezza, e mi sembra che qui non manchi!