L’organizzazione dei tempi

Care Mamme,

innanzi tutto voglio premettere che ho letto e apprezzato ogni commento e che mi adopererò presto per affrontare tutti gli argomenti da voi proposti.

In particolare è mia intenzione tracciare, anche grazie ai vostri suggerimenti, una mappa efficace di realtà lavorative “virtuose” che offrono alle loro dipendenti la possibilità di lavorare da casa.

L’ argomento preventivato per oggi è importante e spinoso: l’organizzazione dei tempi.

Ogni bambino ha i propri ritmi consolidati.

Si inizia con pappa e nanna e pian piano se ne aggiungono di nuovi.

Spesso mi capita di vedere mamme sottolineare come “capriccio” l’inevitabile senso di smarrimento dei propri figli davanti ad un cambiamento imprevisto delle abitudini.

Eppure ogni mamma conosce alla perfezione i ritmi del proprio bambino.

Antonio, il mio figlio maggiore, al mattino si svegliava affamato e dopo la colazione aveva bisogno di muoversi molto.

Correva per ore su e giù nel giardino in totale autonomia.

Poi molto presto voleva pranzare e immediatamente si addormentava.

Andrea invece, il mio figlio più piccolo, si sveglia presto e vuole restare molto tempo nel letto.

Non ama mangiare molto a colazione, passa la mattinata a giocare in tranquillità ma il pomeriggio non dorme.

Da sempre ho cercato di pianificare i miei impegni in relazione ai loro ritmi.

Questo non solo perchè sono portata a ritenere che rispettare le esigenze degli altri, qualunque età abbiano, sia una scelta giusta, ma anche e soprattutto perché è una scelta che semplifica notevolmente le cose

Far qualcosa in opposizione ai bisogni dei propri figli è infatti spesso faticoso, snervante e frequentemente inutile.

Lavorando con loro ho quindi cercato di ottimizzare questa scelta educativa e ho iniziato a scomporre tutti i miei impegni di lavoro in “Step”.

La sera, quando i bambini dormono, dedico qualche minuto alla pianificazione delle attività del giorno seguente.

Lo faccio secondo una logica direi quasi “statistica”.

So che Andrea al mattino per circa un’ora mi consente di lavorare senza alcuna richiesta particolare, mentre lui resta nel letto a poltrire.

Poi mi chiede la colazione e per un po’ mi vuole accanto.

Poi inizia a giocare accanto a me nello studio e allora mi concede circa due ore di lavoro.

La mia pianificazione prevede quindi dei piccoli impegni circoscritti per ciascuna delle fasce orarie a mia disposizione.

Al mattino presto in genere quindi mi assegno i compiti che necessitano di relazioni sociali (mentre Andrea è nel letto posso fare chiamate senza essere disturbata),mentre nel pomeriggio faccio attività che non subiscano troppo l’ingerenza di un bimbo che urla, canta e balla.

Una certa capacità di mantenere fede alla pianificazione è importante, ma qualora questo non fosse possibile è meglio accontentarsi di aver lavorato meno delle aspettative che sforare sui tempi dedicati al bambino.

E questo nuovamente sia per una necessità educativa sia per ragioni di opportunità pratiche: nessun lavoro può essere fatto bene mentre un bimbo piange perchè è arrivato “il suo momento”.

Perciò, armatevi di pazienza.

Siate sempre umili nell’affidarvi dei compiti e non prarametrate la vostra efficienza in base a quanto eravate veloci in ufficio.

Luisa Maria Orsi


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  • questa frase è da scrivere a caratteri cubitali e appendere in casa!!!
    “Far qualcosa in opposizione ai bisogni dei propri figli è infatti spesso faticoso, snervante e frequentemente inutile.”

  • Luisa

    In effetti GLores l’ho scritta proprio sul muro della cucina